La collezione Volponi allo Stato

Tratto da Nostro lunedì – nuova serie
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Paolo Dal Poggetto chiude la sua lunga bella e fruttuosa carriera di Soprintendente delle Marche (un quarto di secolo nel Palazzo ducale di Urbino a governare un patrimonio artistico regionale fra i più preziosi d’Italia) con uno straordinario successo.
Nel maggio scorso lo Stato ha formalmente accettato la seconda donazione offerta dagli eredi di Paolo Volponi alla Galleria nazionale delle Marche. Sono otto dipinti del Seicento (Schedoni, Guercino, Guido Reni, Orazio Gentileschi, Ribera, Mattia Preti, Salvator Rosa) che vengono ad aggiungersi agli altri undici (primitivi Veneti e romagnolo-marchigiani ma anche Lanfranco, Mastelletta, Guerrieri da Fossombrone, Pietro Ricchi) che erano stati donati nel 1991. Le opere delle due donazioni, per una precisa clausola voluta dalla vedova Giovina e dalla figlia Caterina, dovranno essere esposte – pena la nullità dell’atto – in due sale contigue del Palazzo Ducale riunendo così in un unico ricordo i nomi dello scrittore urbinate e del figlio Roberto prematuramente e tragicamente scomparso nel 1989. Fin qui la notizia. Una notizia meritevole di apprezzamento anche soltanto per sottolineare la generosità di una famiglia che accetta di offrire allo Stato un patrimonio privato valutabile, agli attuali prezzi di mercato, in parecchi milioni di euro. Ma le due donazioni Volponi hanno un significato che va ben al di là del valore economico dei 21 pezzi acquisiti e dell’arricchimento, in termini di eccellenza e di rappresentatività, che ciò ha significato per la Galleria Nazionale delle Marche. I quadri Volponi sono la testimonianza di un amore per la pittura che è stato appassionato ed esclusivo anche perché – ce lo ricorda Enzo Siciliano nel saggio che introduce il catalogo delle opere – nell’autore di Corporale e di Sipario ducale pittura e scultura si rispecchiavano l’una nell’altra provocando corti circuiti fulminei e affascinanti.
Paolo Volponi amava la pittura perché usava le parole come i pittori usano la materia. La densità degli impasti, la trasparenza delle velature, la lucentezza delle lacche erano per lui una specie di equivalenza del suo stile letterario. Chi ha letto i suoi libri può capirlo. L’epoca che amava di più era il Seicento. Lo scrisse una volta, in Corporale (1974): «Preferisco il Seicento pieno di uomini e di animali e di quel grande animale uomo che è la passione». Guardate, fra le opere dell’ultima donazione, la «Carità di Sant’Elisabetta d’Ungheria» di Bartolomeo Schedoni (l’amatissimo Schedoni “ravvoltolato” nelle sue “pure bende”) oppure l’inquietante San Sebastiano del Guercino (“onanista, viola, mammolone, appoggiato all’aria, che se ne va, goccia a goccia, sotto l’ombra di un ontano rosso, l’azzurro striato sopra un edificio vuoto cintato di muro, un lazzaretto. Ai piedi ha un fiore
gonfio e velenoso da lasciare alla vita…, così in Corporale) e capirete lo straordinario percorso di Paolo Volponi collezionista: dalla grande letteratura alla grande pittura e viceversa. In una lettera a Giancarlo Ferretti lo scrittore diceva: «Non ti domandi anche tu come potrò pagarli? Anzi chi li pagherà? La mia sfrenata incoscienza da sola non basta. Ma il gusto di scoprire e di battere da Sotheby’s o da Christie’s è vertiginoso».
Grazie alla “sfrenata incoscienza” di un grande scrittore-collezionista, oggi tutti noi che amiamo la pittura siamo più ricchi.

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DOLCI IN FOTO e non solo …

Impressioni, ricordi e ricette di Maria Guadalupi.

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Questa raccolta di ricette e fotografie di dolci non ha la pretesa di presentarsi come l’ennesimo ricettario, ma è semplicemente un ringraziamento e una testimonianza di affetto per le tante persone, parenti, amici, conoscenti che mi hanno coccolato con le loro dolci prelibatezze e hanno soddisfatto la mia voglia di cose buone nella ricerca di sapori antichi e nuovi. Sono sempre stata, sin dall’infanzia, golosa di dolci, in questa debolezza accontentata dalla nonna Nora che era, amante della buona cucina che culminava nella preparazione dei dolci tradizionali.
Biscotti, bocconotti, “cacchitieddi zuccherati e mustazzueli” erano le sue specialità di cui non era possibile avere le ricette, perchè le dosi erano approssimative e cambiavano in relazione agli ingredienti di cui era in possesso con risultati comunque quasi sempre più che soddisfacenti. Neppure dalla mamma ho avuto grandi aiuti, perchè la cucina, in casa nostra, era l’unico e geloso regno della nonna, da cui la mamma era felicemente estromessa.
Nel tempo altre persone si sono succedute alla mia nonna nella preparazione di dolci.
Ed allora ho chiesto le loro ricette, ho fotografato i loro dolci, perchè desideravo emulare la loro capacità e bravura e colmare quei vuoti lasciati dalla nonna pasticciona e dalla mamma “manualmente impedita” come la definiamo io e mia sorella con affettuosa ironia scherzando sulle sue scarse attitudini manuali.

La torta di ricotta di zia Giacinta
La torta di ricotta di zia Giacinta
Ingredienti: 250 g di ricotta, 250 g di farina bianca, 250 g di zucchero semolato, 2 uova, 50 g di burro, 50 g di cioccolato fondente, 50 g di frutta candita, 1 bustina di lievito.
Preparazione: In una terrina lavora la ricotta con lo zucchero. unisci i tuorli d’uovo uno per volta e continua a mescolare; indi fai cadere a pioggia sul composto la farina passata al setaccio, il cioccolato, la frutta candita e la bustina di lievito. Monta a neve ferma gli albumi e incorporali al composto poco per volta, lavorando con delicatezza. Versa il composto in una tortiera imburrata, livellalo e metti in forno preriscaldato facendo cuocere a calore moderato per circa 45 minuti.

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Le mani in gioco. La linea di mezzo tra arte e artigianato

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Le mani in gioco. La linea di mezzo tra arte e artigianato” è la mostra inaugurata  giovedì 3 ottobre  nel Museo Civico di Villa Colloredo Mels a Recanati, nell’ambito di un progetto promosso dal Comune di Recanati Assessorato alla Cultura,  Regione Marche Assessorato Attività Produttive e l’Associazione Spazio Cultura, vuole mettere in evidenza l’importanza ed il legame tra Argianato e Arte . L’esposizione mette a confronto e fa dialogare un artigiano della pietra e del marmo di una bottega storica quale Guerrino Rasponi e lo scultore Sandro Piermarini.

Un’idea stimolante dello stesso Piermarini che ruota intorno alla convinzione che le botteghe artigiane, proponibili come modello, possono dialogare con moderne innovazioni tecnologiche e consentono alla ricchezza creativo–manuale di svolgere un ruolo di sapienza ed indirizzo.

“Le conoscenze delle tecniche teoriche potremmo anche recuperarle alla memoria tra gli scaffali delle biblioteche, ma il sapere del mestiere si apprende solo dal maestro/a sul campo” si legge nella presentazione della mostra. “Le botteghe artigiane sono ancora il luogo dove si potrebbero ricostruire le fonti creative dei fratelli separati dagli specialismi, architetti, scultori, pittori incapaci oggi di un dialogo tra loro, per svolgere un ruolo di sostegno all’artigianato di qualità, per permettergli la sopravvivenza.

Guerrino Rasponi

Una tradizione di tre generazioni nella lavorazione della pietra e del marmo; le sue radici risalgono agli inizi del 1900 con Antonio Rasponi lo “scalpellino” Padrone di Bottega che il 15 febbraio 1929 riceve il diploma di Anzianità Artigiana dalla Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato. Molteplici sono i lavori artistici venuti fuori dalle sue mani che ancora oggi si possono ammirare in diverse chiese e comuni di Macerata e provincia. Un patrimonio di esperienza, tradizione e passione lasciato in eredità al figlio Guerrino, maestro d’Arte, che a sua volta lo tramanda ai propri figli. Ogni oggetto prodotto ha in sé un pizzico della nostra storia, delle nostre tradizioni. Lavorazione artigianale sì, ma con l’aiuto della moderna tecnologia così da fornire realizzazioni personalizzate e preziose per qualsiasi esigenza tecnica e decorativa.

Sandro Piermarini

Vive e lavora tra le colline maceratesi. Dalle prime mostre degli anni ’60 si sono succeduti negli anni impegni che toccano temi di arte sociale, numerose partecipazioni a simposi di scultura internazionali dove si è concretizzata l’opportunità di scambio culturale con artisti di diversi paesi. Numerosi sono stati gli incarichi pubblici a concorso, realizzati in Italia e all’estero. La vita e le sue esperienze rappresentano la linfa ispirativa. Il suo eclettismo lo ha portato a una ricerca fuori da riferimenti stilistici, e il suo operare si connota nell’individuazione del concetto-idea ed è solo ad esso che la forma si piega ad esserne conseguenza naturale.

Informazioni

Museo Civico di Villa Colloredo Mels –  Recanati (MC)
Via Gregorio XII (62019)
+39 0717570410

Apertura 3 ottobre 2013 – 12 gennaio 2014
dalle ore 10.00 alle 13.00  e dalle 16.00 alle 19.00
giorno di chiusura lunedì

http://www.comune.recanati.mc.it/

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YoutheDesigner.com: enjoy exploring this blog!

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articolo a cura di Cecilia Lusardi

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Il tempo del fonografo

Oggi 17 Ottobre rendiamo omaggio a Thomas Edison che nella data ricorrente, anno 1888 presenta il suo fonografo ottico, il primo cinema!

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L’illustrazione è stata realizzata da Francesco Badalini, giovane graphic designer, video maker  e illustratore.
Qui di seguito il suo canale youtube
http://www.youtube.com/user/badafra2006

 

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M. La Graphic Novel #5

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M. nasce da una corposa costola de “Il cuore nei polpacci”, serie narrativa uscita a puntate sul sito di Ultima Sigaretta. Quando Danilo Santinelli ha preso l’iniziativa di chiamare il suo vecchio amico Paolo Marasca per proporre un’avventura assieme, il tessuto sfibrato de Il cuore nei polpacci è parso il migliore sul quale lavorare: trasformarlo, condirlo, torcerlo, plasmarlo e farlo come nuovo grazie al segno artistico e in piena libertà è stata la sfida.
Ne è venuto fuori un essere autonomo, M, con alcune storie da raccontare sul filo dell’immaginazione e della follia.

M. è un ospite. Della casa per disagiati mentali, ma anche del mondo, che legge e vede attraverso uno sguardo unico e commosso, e grazie alle instancabili gambe che lo portano ad andare. Le sue parole sono raccolte e cresciute da Silvia, educatrice della casa tanto sensibile quanto in bilico tra il curare e l’essere curata.

Paolo Marasca è nato ad Ancona nel 1967. Laureatosi in Lettere Moderne con indirizzo Storico Artistico presso la Statale di Milano, è tornato ad Ancona dove ha fondato il circolo Thermos, luogo di incontro, musica, arte, cultura e spettacolo dal 1995 al 2003. In seguito si è occupato della Biblioteca Amatori in Palazzo Benincasa. E’ autore di un romanzo (La qualità della vita, Italic, 2010) e di un secondo in uscita, di sceneggiature cinematografiche per il regista Alessandro Lentati, e collabora con i siti letterari Ultima Sigaretta e Argo. Da poche settimane è Assessore alla Cultura, al Turismo e alle Politiche Giovanili di Ancona.

Danilo Santinelli è nato a Jesi nel 1968. Laureatosi al DAMS (specializzazione in Arti Visive) presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna
Libero professionista: advertising, grafica discografica, illustrazione editoriale, pittura. Docente di Illustrazione, Percezione Visiva e Arte Contemporanea presso la Scuola Internazionale Comics di Jesi. È stato docente di Cinema, Fotografia e Televisione presso la Facoltà di Economia di Macerata.
In ambito editoriale ha pubblicato per: Il Manifesto, Diario della Settimana, Gruppo Hachette Rusconi, Cleup Editore, Helbling Languages Editore, Edizioni Pequod, Tre Sei Scuola Editore, Vanni Editore, Gruppo Editoriale Marche, Bonanno Editore.

 

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Mapi Guerrini

“Fotografa con tutto ciò che fa click…ma predilige la sua Nikon d800 e, quando ha tempo, l’Hasselblad analogica”

Le foto vanno guardate ascoltando Sakamoto “Hearthbeat”

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Mapi Guerrini nasce ad Ascoli Piceno, una bellissima città dove non metterà radici, restandoci solo pochi giorni.

Grazie al continuo peregrinare in numerose città,
conoscerà realtà diverse che le insegneranno l’amicizia, l’adattamento, la molteciplità e l’incontro con la gente e l’abilità nel traslocare.

Tornata ad Ancona, dove la sua famiglia ha le origini e le strade portano nomi familiari, si laurea in ingegneria ed inizia ad incrociare il mondo, con se stessa e la compagnia di una macchina fotografica, ricevuta in regalo dal padre, e che, strada facendo, le diventa indispensabile per la cattura di un “oltre ciò che si vede”

Attraversa l’analogico con il grande format, la polaroid, la camera oscura,
e inevitabilmente affascinata dai sistemi binari, approda alla fotografia digitale e alla sua immediatezza immagignifica.

Per lei la fotografia diventa un complemento insostituibile e inossidabile, è completamento, “non passa un giorno che non scatti una foto” (come ha già detto Avedon) ed essendo alla ricerca di un linguaggio che si esprima là dove le parole sembrano non bastare, non si stanca di fotografare cieli, strisce pedonali, ritagli di realtà, avanzi di frigorifero…lasciando però gli umani sempre fuori dalle proprie visioni.

mp.guerrini@tin.it

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Corpo e corporale: Volponi per appunti

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1974: doveva essere la fobia psicanalitica di un uomo che teme un’esplosione atomica e che si prepara a diventare una cosa diversa, a mutare anche biologicamente, a risorgere magari con un occhio solo, con la coda, le squame, senza le braccia …
L’attenzione al corpo è anche la paura di perderne la forma e infatti il testo sembra concrescere disordinatamente, che è poi una metafora che unisce corpo e storia in una relazione scombinata, che è la parodia dell’ordine rinascimentale tra microcosmo e macrocosmo, divina proporzione, etc. … La bomba H come elemento mostruoso, già sperimentato del resto più volte nei secoli, con l’esclusione dal recinto dell’ordine religioso dottrinario di tutto ciò che è mostruoso, e dell’irrazionale da tutto ciò che è (o si suppone) razionale, ma qui con una potenza maggiore, appunto la bomba H, ormai in grado disintegrare corpo e universo e quindi rigenerare corpi diversi… Preludio del Pianeta irritabile… L’enterocolite della prima parte (e del primo corpo) come sintomo che preconizza l’esplo- sione apocalittica (ma terrestre e concreta, la bomba H) … “le prime parole che disse quel vecchio a Forlì, uscendo dal bar sulla strada nazionale, sotto la pioggia che lambiva i suoi calzoni e li invadeva con la velocità di un parassita. Tanto – disse il vecchio – è toccato sempre a noi cagar sangue; e andò via, sotto la pioggia. Aveva fatto un discorso su quella pioggia paurosa d’agosto, sul tempo cambiato dalle bombe atomiche e dalle bombe H …” (le atomiche in agosto, squartano il tempo in un prima e un dopo …) Insomma, il romanzo non era localizzato in una interiorità sballottata tra inconscio e conscio, patologica e fobica, un flusso di coscienza che rispetto a quello joyciano ha una vertigine e una febbre dovute a due guerre mondiali e inenarrabili stermini, ma proveniva da una tangibile (anzi, eminentemente tattile) esperienza di cambiamenti naturali … “la pioggia era immensa, superiore e più forte di qualsiasi altra cosa e si rovesciava come una morte …” ancora uno scenario da Pianeta irritabile … “perdita dell’animale”… perdita della parte animale di sé, che poi è medicata con larghe indulgenze narrative sulle parti del corpo e i loro movimenti, più o meno decodificati in un alfabeto visionario, quasi per scrollarsi di dosso la sintassi illustrativa e convenzionale e riportare il corpo alla sua originaria asocialità, unicità etc.… Affermazione del corpo e della sua evoluzione sul limite e confine di una estinzione della specie … “questa bomba tocca il midollo e rimpasta le cellule”… E dice esplicitamente “l’attacco è quindi al fondamento, addirittura all’animale che l’uomo ha dimenticato di essere e di proteggere”… La realtà e che gratta e smangia tutte le ideologie che si arrischiano al contatto con la realtà stessa … In Volponi c’è questa tendenza a plagiare i suoi personaggi, a fargli dire cose che per la loro fisionomia narrativa e nel contesto dove sono inseriti non potrebbero dire, ma Volponi di questo non si fa nessun scrupolo, perché è lui che ha un destino, l’autore, ed è di questo in realtà che si parla … così i suoi personaggi sono non solo marginali ma smarginati… Emanuele Zinato dice che lo schema fondativo è l’autobiografia, anzi l’autofiction … Se poi la melma non è il risultato finale di una deflagrazione o dell’effetto simile a quello di una deflagrazione ma dovuto a smottamenti uno sull’altro dei legami sociali civili morali etc.: whimper not a bang, diceva Eliot, o viceversa diceva Pound: a bang not a whimper… Ma insomma la bomba è stata buttata davvero, e quella deflagrazione si promana negli anni e nei decenni come premonizione e esempio, come modello di un contagio radioattivo in tutti i legami personali e sociali … Sì la lingua scava dietro le apparenze, le apparenze sono necessarie e anche sensuali suggestive carezzevoli etc. e fanno parte delle cose da dire… Devono essere dette, ma il come è la lingua che l’autore mette sulla pagina, e che qui non accompagna né il lettore né le cose da dire, ma è antagonista alla scrittura stessa, la mette in discussione mentre la mette in pratica, perché di fronte ai fatti ascolta il proprio linguaggio, come reagisce, nei suoi punti germinali, oscuri, associativi, fonici, come rivelatori di qualcosa d’altro, di una autenticità sepolta che può eruttare solo al contatto con In uno dei film recenti (The International, un film d’azione, spionaggio, con una forte denuncia del mondo finanziario internazionale) un personaggio (uno dei relitti smarriti dell’utopia comunista) dice: la differenza tra la vita e il racconto è che il racconto deve essere verosimile … Ma con Volponi non ci siamo proprio … Anzi, dopo il corpo a corpo con tanti brani ostici del libro, il lettore si stupisce quando improvvisamente gli si aprono davanti stupendi brani di grandissima prosa narrativa, del tutto verosimili … Certo un autore crea i suoi personaggi e poi li segue con una sorta di pietas: lui stesso li ritiene veri, e i fatti che accadono ai suoi personaggi hanno conseguenze anche per l’autore, se non altro nella sua immaginazione, che comunque le subisce… C’è questo rapporto dialogico tra distanza e condivisione tra l’autore e i suoi personaggi… In Volponi, soprattutto in Corporale, c’è quasi una sovrapposizione, per un po’ i personaggi vivono una loro vita autonoma ma poi l’autore li riacciuffa e li ‘smargina’ invadendoli con le sue pulsioni linguistiche.

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DOLCI IN FOTO e non solo …

Impressioni, ricordi e ricette di Maria Guadalupi.

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Biscotti, bocconotti, “cacchitieddi zuccherati e mustazzueli” erano le sue specialità di cui non era possibile avere le ricette, perchè le dosi erano approssimative e cambiavano in relazione agli ingredienti di cui era in possesso con risultati comunque quasi sempre più che soddisfacenti. Neppure dalla mamma ho avuto grandi aiuti, perchè la cucina, in casa nostra, era l’unico e geloso regno della nonna, da cui la mamma era felicemente estromessa.
Nel tempo altre persone si sono succedute alla mia nonna nella preparazione di dolci.
Ed allora ho chiesto le loro ricette, ho fotografato i loro dolci, perchè desideravo emulare la loro capacità e bravura e colmare quei vuoti lasciati dalla nonna pasticcionae dalla mamma “manualmente impedita” come la definiamo io e mia sorella con affettuosa ironia scherzando sulle sue scarse attitudini manuali.

La crostata di zia Giacinta

La crostata di zia Giacinta
Ingredienti: 200 di farina 00, 50 g di burro, 75 g di zucchero, 1 uovo, un pizzico di sale, la scorza di un limone grattugiata, 1/2 bustina di lievito, 1 tazzina di latte, marmellata di pesche o di albicocche.
Preparazione: Versa su una spianatoia la farina, fai al centro il cratere e mettici il burro a pezzetti leggermente ammorbidito, lo zucchero, l’uovo, la scorza di limone grattugiata, un pizzico di sale e il lievito sciolto nel latte tiepido. Impasta insieme gli ingredienti lavorandoli per amalgamarli, forma una palla e lasciala riposare per circa mezz’ora coprendola co un tovagliolo. Con una parte della pasta fodera una tortiera e rivestila fino ai bordi. Ricopri ora la base di pasta con la marmellata di albicocche in modo uniforme e forma una griglia con le listarelle di pasta adoperando quella rimasta. Fai cuocere in forno, a calore medio, per circa 40 minuti.

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La Giornata Nazionale delle famiglie al museo

 

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Domani domenica 13 ottobre, in occasione della prima Giornata nazionale delle famiglie al  museo (F@Mu), su tutto il territorio nazionale musei, fondazioni ed esposizioni temporanee si apriranno alle famiglie con attività didattiche, giochi a tema, offerte speciali e attività pensate per l’occasione.
La giornata nazionale delle famiglie al museo è organizzata in collaborazione e il patrocinio delle principali amministrazioni comunali. Tra queste Roma, Milano, Venezia, Napoli, Genova, Firenze, molte delle quali si stanno organizzando per proporre ai propri cittadini una proposta omogenea e diversificata che coinvolga l’intero sistema museale del proprio comune.
Per l’occasione è stato aperto un sito web www.famigliealmuseo.it dove ogni struttura può aderire all’iniziativa e scaricare materiali per l’evento. L’idea del progetto la si deve al portale www.kidsarttourism.com (KAT), unico sito web in Italia dedicato alle attività di didattica museale, artistica e scientifica di musei, fondazioni, istituzioni e operatori turistici. Uno strumento utile per famiglie e bambini.
Organizzazione curata dallo staff di KAT e da altri professionisti del settore, la prima Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo avrà anche due testimonial ufficiali d’eccezione. Sono Matì e Dadà, i due personaggi protagonisti del cartone animato L’Arte con Matì e Dadà, il primo cartoon Rai a occuparsi di arte a misura di bambino. Serie coprodotta da Achtoons e Rai Fiction, tra i programmi di punta della programmazione di RAI YoYo, i primi episodi saranno proiettati in anteprima assoluta nei musei aderenti alla manifestazione.
Il media partner di F@Mu sarà invece l’edizione web della rivista bilingue di turismo culturale Blue, www.blueliguria.it.

Anche le Marche partecipano all’iniziativa. Di seguito l’elenco delle città che propongono delle iniziative:
Fabriano – Pinacoteca Civica Bruno Molajoli
Matelica – Museo Civico Paleontologico
Ancona – Museo della Città
Pesaro – Ittico Museum Experience c/o Fondazione Pescheria
Fabriano –Museo della Carta e della Filigrana
Sant’Elpidio a Mare – Musei di Sant’Elpidio
RECANATI: Museo Civico Villa Colloredo Mels
ANCONA: Museo Tattile Statale Omero
PESARO: Musei Civici di Palazzo Mosca
ANCONA: Museo Diocesano

Per informazioni

http://www.famigliealmuseo.it
http://www.famigliealmuseo.it/category/partecipa/marche/

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