A SCUOLA DI FILOSOFIA

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SECONDO INCONTRO DELLA RASSEGNA “A SCUOLA DI FILOSOFIA”
con Giancarlo Galeazzi

giovedì 23 giugno h.17,30
facoltà di economia “giorgio fuà” – aula A
ancona – piazzale raffaele martelli 8
INGRESSO LIBERO fino ad esaurimento posti

 

Tema del giorno: Solidarietà

“La solidarietà del genere umano non è solo un segno bello e nobile, ma una necessità pressante, un ‘essere o non essere’, una questione di vita o di morte”. Immanuel Kant

 

“Principio di solidarietà: un valore fondamentale per la democrazia”. Arianna Apostoli

 

“Solidarietà: una utopia necessaria”. Stefano Rodotà 

 

Giancarlo Galeazzi, nato ad Ancona nel 1942, fot prof. galeazzi
è docente di filosofia al Polo teologico marchigiano dell’Università Lateranense. È presidente onorario della SFI di Ancona, e direttore del Festival del Pensiero plurale. Gli è stata conferita la benemerenza civica dal Comune di Ancona e la cittadinanza onoraria dal Comune di Osimo.
Ha pubblicato i volumi: J. Maritain un filosofo     per il nostro tempo (Massimo 1999) e Personalismo (Bibliografica 1998); ha curato i volumi: Gadamer a confronto (Angeli 2002), Scienza e filosofia oggi (Massimo 1980), Filosofia e scienza nella società tecnologica (Angeli 2004), L’estetica oggi in Italia (Libr. Ed. Vaticana 1997), Le Marche del pensiero (Quaderni Cons. Reg. Marche 2015).


Ideazione e direzione
Giancarlo Galeazzi
presidente onorario SFI Ancona

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Giancarlo Galeazzi, Simona Lisi, Francesca Di Giorgio

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La solidarietà del genere umano non è solo un segno bello e nobile, ma una necessità pressante, un ‘essere o non essere’, una questione di vita o di morte.”(Immanuel Kant)

LUIGI ZOJA – 16 GIUGNO 2016

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Il traguardo dei venti anni è certamente per una rassegna filosofica come “
Le parole della filosofia” un traguardo ragguardevole, perché testimonia che l’iniziativa ha avuto successo e risponde a una esigenza diffusa, che ho sintetizzato nella espressione: il piacere di trovarsi insieme per pensare e di trovarsi per pensare insieme”. E la formula è semplice: riflettere nell’ambito di un tema su alcune parole che lo specificano, parole che non necessariamente appartengono al lessico filosofico, ma che sempre sono trattate dal punto di vista filosofico.

Così la filosofia si è, in una qualche maniera e in una certa misura, riappropriata della sua funzione civile, invitando le persone a riflettere con alcuni pensatori italiani, i quali nelle loro conversazioni si limitano a un esercizio del pensiero che invita a proseguire in modo autonomo. Ebbene, limiti e forza, misericordia e arroganza: sono quattro parole con le quali si sono volute alcune “ambivalenze del presente”: a queste è dedicata la XX edizione de “Le parole della filosofia”: ancora una volta le parole selezionate sono soltanto segnaletiche di un clima culturale; altre potrebbero essere indicate, ma quelle scelte sono attraversate da un filo rosso, vale a dire l’idea di limite.

 

ancona, teatro sperimentale “lirio arena”
giovedì 16 giugno 2016 h.21


Tema del giorno:
Arroganza

“La storia dell’Occidente è la storia di quel modo di vita caratterizzato dalla espansione senza limiti, conseguente a un’inconscia conversione dei nostri antenati; infatti, per gli antichi greci, la morale stava nell’osservanza dei limiti, ma proprio essi si insuperbirono dei loro successi e capovolsero il tabù del limite: cominciarono a sostituirsi agli dèi.”                                                                                                                                                 Luigi Zoja

Occorre spegnere la tracotanza ancor più che un incendio.” Eraclito

Da niente bisogna guardarsi tanto come dal crescere di quella mala erba che si chiama arroganza e che rovina in noi ogni buon raccolto.”   Friedrich Nietzsche


Arroganza }
LUIGI ZOJA
filosofo e psicoanalista
giovedì 16 giugno 2016 } h. 21.00

luigi_zoja

Nato a Varese nel 1943, si è laureato in economia; ha poi studiato presso il C. G. Jung Institut di Zurigo, dove succesivamente è stato docente; ha insegnato anche all’Università dell’Insubria e ha tenuto corsi presso diverse università italiane ed estere. Attualmente lavora a Milano.
È stato presidente del Centro italiano di psicologia analitica (CIPA) e dell’Associazione internazionale di psicologia analitica (IAAP). Ha vinto il premio per la saggistica psicologica “Gradiva Award” e il Premio Palmi 2001 per il libro: Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre (Bollati Boringhieri 2000). Autobiografico è il suo volume: Cadere sette volte… rialzarsi otto. Dal fallimento al successo: la storia di un uomo che affronta la vita, le sue difficoltà e le proprie paure (Trevisini 2014). Altre sue opere da ricordare sono: Coltivare l’anima e Storia dell’arroganza: psicologia e limiti dello sviluppo (Moretti e Vitali 1992 e 2003), La morte del prossimo (Einaudi 2009), Utopie minimaliste: un mondo più desiderabile anche senza eroi (Chiare Lettere 2013). Presso l’editore Bollati Boringhieri ha pubblicato: Giustizia e bellezza (2007) e più recentemente Psiche (2015).

 

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GIORGIO COSMACINI

logo 20 anni

LE PAROLE DELLA FILOSOFIA – XX EDIZIONE

Il traguardo dei venti anni è certamente per una rassegna filosofica come “Le parole della filosofia” un traguardo ragguardevole, perché testimonia che l’iniziativa ha avuto successo e risponde a una esigenza diffusa, che ho sintetizzato nella espressione: il piacere di trovarsi insieme per pensare e di trovarsi per pensare insieme”. E la formula è semplice: riflettere nell’ambito di un tema su alcune parole che lo specificano, parole che non necessariamente appartengono al lessico filosofico, ma che sempre sono trattate dal punto di vista filosofico.

Così la filosofia si è, in una qualche maniera e in una certa misura, riappropriata della sua funzione civile, invitando le persone a riflettere con alcuni pensatori italiani, i quali nelle loro conversazioni si limitano a un esercizio del pensiero che invita a proseguire in modo autonomo. Ebbene, limiti e forza, misericordia e arroganza: sono quattro parole con le quali si sono volute alcune “ambivalenze del presente”: a queste è dedicata la XX edizione de “Le parole della filosofia”: ancora una volta le parole selezionate sono soltanto segnaletiche di un clima culturale; altre potrebbero essere indicate, ma quelle scelte sono attraversate da un filo rosso, vale a dire l’idea di limite.

 

ancona, teatro sperimentale “lirio arena”
martedì 7 giugno 2016 h.21


Tema del giorno:
Misericordia

La pregiata moneta double-face della misericordia, oltre a essere spesa per sollevare il peso di antiche perduranti miserie, può e deve essere investita in opere di cultura e di cura, attuali e diverse, da valorizzare e far crescere.”   Giorgio Cosmacini

“Dalla disperazione alla misericordia: uscire insieme dalla crisi globale”   Roberto Mancini

“Compassione coltivazione dell’umano”   Cettina Militello


Misericordia }
GIORGIO COSMACINI
storico e filosofo della medicina
martedì 7 giugno 2016 } h. 21.00

Giorgio-Cosmacini copia

Nato a Milano nel 1931, è laureato in medicina e specializzato in radiologia; attualmente insegna storia della medicina nelle facoltà di filosofia e di medicina dell’Università San Raffaele e alla facoltà di lettere e filosofia alla Statale di Milano. Recentemente gli è stato conferito dal comune di Milano l’Ambrogino d’oro. Di carattere autobiografico è Il romanzo di un giovane medico (Viennepierre 2005). Oltre che di opere di storia della medicina (L’arte lunga, Laterza1997), della chirurgia (La vita nelle mani, Laterza 2003) e della professione (Il mestiere di medico e La scomparsa del dottore, Cortina 2000 e 2013), è autore dei seguenti volumi pubblicati da Laterza: La qualità del tuo medico. Per una filosofia della medicina (1995), Lettera a un medico sulla cura degli uomini (2003), Introduzione alla medicina (2007) e Prima lezione di medicina (2009). Da ricordare inoltre: Salute e bioetica (con Roberto Mordacci, Einaudi 2002) e Testamento biologico. Idee e esperienze per una morte giusta (Il Mulino 2010). Qui è da segnalare in particolare il libro intitolato Compassione (Il Mulino 2012) che tratta delle opere di misericordia ieri e oggi

 

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FILOSOFICA MENTE

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LE PAROLE DELLA FILOSOFIA – XX EDIZIONE

Il traguardo dei venti anni è certamente per una rassegna filosofica come “Le parole della filosofia” un traguardo ragguardevole, perché testimonia che l’iniziativa ha avuto successo e risponde a una esigenza diffusa, che ho sintetizzato nella espressione: il piacere di trovarsi insieme per pensare e di trovarsi per pensare insieme”. E la formula è semplice: riflettere nell’ambito di un tema su alcune parole che lo specificano, parole che non necessariamente appartengono al lessico filosofico, ma che sempre sono trattate dal punto di vista filosofico.

Così la filosofia si è, in una qualche maniera e in una certa misura, riappropriata della sua funzione civile, invitando le persone a riflettere con alcuni pensatori italiani, i quali nelle loro conversazioni si limitano a un esercizio del pensiero che invita a proseguire in modo autonomo. Ebbene, limiti e forza, misericordia e arroganza: sono quattro parole con le quali si sono volute alcune “ambivalenze del presente”: a queste è dedicata la XX edizione de “Le parole della filosofia”: ancora una volta le parole selezionate sono soltanto segnaletiche di un clima culturale; altre potrebbero essere indicate, ma quelle scelte sono attraversate da un filo rosso, vale a dire l’idea di limite.

Panoramica auditorium copia

Su questa idea insistono variamente i quattro relatori invitati, a cominciare da Remo Bodei, il quale -nel suo recentissimo volume intitolato Limite (Il Mulino) apparso nella collana intitolata significativamente “parole controtempo”- afferma che “è diventato urgente ripensare l’idea di limite, di cui si è persa la piena consapevolezza -normale in altri tempi-, in modo da essere meglio in grado di definire l’estensione della nostra libertà e di calibrare la gittata dei nostri desideri. A questo scopo sarà utile conoscere i molteplici e concreti aspetti dei singoli limiti, riscoprirne di volta in volta, le ragioni, stabilirne i criteri di rilevanza e compierne un’attenta mappatura”. Dal canto suo, Giacomo Marramao aveva avvertito –tra l’altro nel volume Contro il potere (Bompiani)- che solo l’idea di relazione “consente di ridefinire in senso radicalmente nuovo la nozione di soggetto: nella direzione (…) di una ontologia del limite e del contingente aperta alla prassi di trasformazione e imperniata su una radicale ridefinizione della coppia identità-differenza”.

In un’altra ottica, anche Giorgio Cosmacini, nel suo libro intitolato Compassione (Il Mulino) e dedicato alle “opere di misericordia ieri e oggi”, insiste sul “senso del limite” e, conseguentemente, sul “criterio di giustizia che inerisce alle opere di misericordia debitamente aggiornate”. Infine, Luigi Zoja, nella sua Storia dell’arroganza (Moretti & Vitale), dove prende in considerazione “psicologia e limiti dello sviluppo” si chiede: Perché non siamo più capaci di limitare i nostri bisogni? Se discutiamo dei limiti dello sviluppo, dovremmo chiederci perché vogliamo uno sviluppo senza limiti. Ci accorgeremo allora che questa tendenza è relativamente recente e storicamente condizionata. La storia dell’Occidente è la storia di quel modo di vita caratterizzato dalla espansione senza limiti; dalla metastasi delle produzioni, che è una conseguenza della metastasi dei bisogni. E l’origine sta in un’inconscia conversione dei nostri antenati; infatti, per gli antichi greci, la morale stava nell’osservanza dei limiti, ma proprio essi si insuperbirono dei loro successi e capovolsero il tabù del limite: cominciarono a sostituirsi agli dèi. Così, da quattro punti di vista diversi, questi pensatori riflettono sulla condizione umana, sulla sua limitatezza e sulle ambivalenze che la connotano, e con le quali occorre, senza semplificazioni, misurarsi seriamente, contribuendo a riflettere sulla antropologia e a ripensare l’umanesimo.

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Remo Bodei – 12 aprile 2016

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LE PAROLE DELLA FILOSOFIA – XX EDIZIONE

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Così la filosofia si è, in una qualche maniera e in una certa misura, riappropriata della sua funzione civile, invitando le persone a riflettere con alcuni pensatori italiani, i quali nelle loro conversazioni si limitano a un esercizio del pensiero che invita a proseguire in modo autonomo. Ebbene, limiti e forza, misericordia e arroganza: sono quattro parole con le quali si sono volute alcune “ambivalenze del presente”: a queste è dedicata la XX edizione de “Le parole della filosofia”: ancora una volta le parole selezionate sono soltanto segnaletiche di un clima culturale; altre potrebbero essere indicate, ma quelle scelte sono attraversate da un filo rosso, vale a dire l’idea di limite


“ (… è) utile conoscere i molteplici e concreti aspetti dei singoli limiti, riscoprirne di volta in volta, le ragioni, stabilirne i criteri di rilevanza e compierne un’attenta mappatura.”  Remo Bodei

È una caratteristica delle menti istruite accontentarsi del grado d’esattezza consentito dalla natura dell’argomento e non cercare l’esattezza laddove solo l’approssimazione è possibile”.  Aristotele

I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo.”   Ludwig Wittgenstein

 

Limiti } REMO BODEI

storico della filosofia
teatro sperimentale “lirio arena” – ancona
martedì 12 aprile 2016 } h. 21.00

Nato a Cagliari nel 1938, si è laureato Bodeiblogall’Università di Pisa, e ha perfezionato la sua preparazione filosofica a Tubinga e Friburgo; attualmente insegna filosofia all’Università della California Los Angeles, dopo aver insegnato per lunghi anni storia della filosofia ed estetica alla Scuola Normale Superiore e all’Università di Pisa. Ha tenuto insegnamenti e conferenze in università europee, americane e australiane. È stato nominato socio corrispondente dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana. È presidente del comitato scientifico del Festival Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo. È autore di numerosi volumi tra cui: Scomposizioni. Forme dell’individuo moderno (Einaudi 1987), Geometria delle passioni: paura, speranza, felicità (Feltrinelli 1991), Le forme del bello (Il Mulino 1995), Le logiche del delirio: ragione, affetti, follia (Laterza 2000), Destini personali. L’età della colonizzazione delle coscienze (Feltrinelli 2002), La vita delle cose (Laterza 2009) Ira: la passione furente (Il Mulino 2011), Generazioni (Laterza 2015). Qui ricordiamo in particolare il recentissimo volume intitolato Limite (Il Mulino 2016). Un capitolo gli è stato dedicato nel volume Filosofi italiani contemporanei della Storia della filosofia dell’editore Bompiani.

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nostro lunedì

FESTIVAL DEL PENSIERO PLURALE
Seconda parte LE RAGIONI DELLA PAROLA
Teatro Sperimentale di Ancona, via Redipuglia
Venerdì 2 Ottobre 2015 / H 19.00

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Questo numero di nostro lunedì si è rivolto a scrittori, poeti, artisti, fotografi che attraverso la parola e l’immagine, ci consegnano un mosaico di frammenti di vita da ricomporre, in stile confidenziale, che rammentano la bellezza e la storia di luoghi perfino sconosciuti. L’attenzione è rivolta al paesaggio e alla sua multiforme realtà, alle sue infinite declinazioni, fino alla sua tutela e valorizzazione. Un catalogo di diversità, un piccolo atlante geografico che si ricompone nel paesaggio della regione Marche. Nei testi raccolti ciascun autore offre un’interpretazione personale mettendo in luce l’interazione tra uomo e ambiente
e il legame con la terra d’origine che, una volta abbandonata, si fa mito. Sentimenti forti
e contrastanti che s’instaurano e fortificano col passare del tempo, tonalità emotive che si scatenano tra memoria e presente e accade spesso che i luoghi d’infanzia svelino il loro fascino nel momento del distacco e suscitino maggior interesse nei cuori degli autoctoni.Gli autori dei brani sono consapevoli di quello che hanno lasciato o di quello che non hanno avuto il coraggio di lasciare. Come una corale di voci polifoniche, il luogo natio si fa porto sicuro o prigione d’intenti. Il paesaggio è la nostra cifra, la nostra prospettiva.

GEOGRAFIA E FILOSOFIA DEL TERRITORIO
nostro lunedì una rivista per pensare

Programma
H 19.00 proiezione del film Al riparo dal vento regia di Guido Bandini (39’)
A seguire aperitivo
H 20.45 Concerto di Roberto Zechini Solo con chitarra volgare per nostro lunedì
H 21.15 saluto autorità e introduzione di
Giancarlo Galeazzi direttore del Festival del Pensiero Plurale
Francesco Scarabicchi ideatore della rivista nostro lunedì
Relazioni
Franco Farinelli  ordinarie o di geografia all’Università di Bologna presidente associazione dei Geografi italiani
Massimo Raffaeli scrittore e critico letterario
a concludere Letture di brani di nostro lunedì

Promosso da  REGIONE MARCHE assessorato alla cultura
COMUNE DI ANCONA assessorato alla cultura
Design grafico e Comunicazione LIRICI GRECI
Coordinamento della comunicazione Diletta Bonifazi

Orgaizzazione Associazione Ventottozerosei

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Via Mainoni

Dal nostro lunedi – semestrale di scritture immagini e voci ideato e coordinato da Francesco Scarabicchi e Francesca Di Giorgio.

Prima serie Città numero cinque – marzo 2005

Via Mainoni odorava di biscotti
appena sfornati.
La grande vetrina della posteria
esponeva due figurine di burro
separate da un ponte, l’anno vecchio
e quello che stava per incominciare.
Anno che va, anno che viene,
per qualche giorno continuava il teatro
anche di sera, nella vetrina illuminata.

Giampiero Neri

16 scatole latta 1

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Manhattan’s shades

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Prima serie Città numero cinque – marzo 2005

Fui a New York dalla metà
di maggio alla metà
di giugno del 1999,
ospite di amici che abitavano
nell’East-Village, sulla Second Avenue,
fra la quinta e la sesta strada,
quartiere più popolare
e vivo del sofisticato
e ambito Greenwich-Village,
ma proprio per questo
più accogliente e vero;
mi ricordava molto la mia Roma
di tanti anni fa.
Tornando ancora all’incisione,
fu materialmente concepita
ed eseguita sull’onda
del ricordo di una gita in battello
sull’Hudson, ma mi documentai
e servii anche di opuscoli turistici
che, quasi dallo stesso punto di vista,
inquadravano alcuni particolari
urbani attorno alle torri.
Ho eseguito l’incisione fra l’ottobre
e il novembre del 2001.
Maniera nera su rame delle dimensioni di mm. 325×250.
Esistono, stampate, solo quindici
prove d’autore numerate,
più qualche prova di stampa.
La tiratura non è ancora stata effettuata.

Alberto Rocco

15-Manhattan's-shades

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Un giorno ad Ancona

Dal nostro lunedi – semestrale di scritture immagini e voci ideato e coordinato da Francesco Scarabicchi e Francesca Di Giorgio.

Prima serie Città numero cinque – marzo 2005

Poi ci siamo fermati nell´antico cimitero
ebraico, c´era il mare e la visiera
del suo berretto, nessuno in giro
dal faro al monte Cardeto, solo fichi,
prugne e stele a sei punte:
cercavamo ombra tra le palme
con quel destino da scansare
con le mani sotto la camicia
e una salute messa come si può.

Ermanno Krumm

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Prestando lampi alla notte su Macerata

Dal nostro lunedi – semestrale di scritture immagini e voci ideato e coordinato da Francesco Scarabicchi e Francesca Di Giorgio.

Prima serie Città numero cinque – marzo 2005

Se nostro lunedì chiede al sottoscritto di scrivere una (bella?) pagina su Macerata, sa che rischia di trovarsi sotto gli occhi magari solo un lembo di questa città; un angolo, un nido, un punto marginale o indifferente ai più. Sa – e forse è quello che vuole – che la pagina non conterrà informazioni ma lampi; che chi non le è proprio potrà (spero) visitarla da dentro, da dietro, ed anche più in là (non importa dove ma quanto, più in là) di ciò che comunemente la città significa. Non è un caso, non lo è mai per qualunque città, che Macerata sorga sulle colline (così come altre città sono porti o castelli montani).
È la collina dolce del Piceno, che ha reso il maceratese smussato come i suoi colli; mite quanto inafferrabile; solido quanto mutevole; preda del suo mare d’erba, del moto ondoso delle sue campagne. E, come quando l’architettura era ancora il passaggio del testimone dalla natura all’uomo, anche lo sviluppo urbanistico di Macerata risponde fa presente la cautela nella navigazione, unitamente all’estro geniale ma introflesso, come è proprio di un mare di terra, di barche arroccate sui cucuzzoli. In quelle rare e ottime occasioni in cui un black out mescola provvidenzialmente tutte le carte, aprendo i palazzi del centro storico a uno scuro formidabile, il buio è appena scalfito dalle stelle (per le vie non passa più nessuno e tutt’al più si alza una risata di studenti universitari di ritorno dalla discoteca o dal pub); solitari, ci si perde per i vicoli ormai di­sabitati del centro, fin dove gli spigoli coperti dalla parietaria si concedono al mare d’erba delle colline e in lontananza si può scorgere la sagoma del Conero a picco sul mare; e alle spalle i sobri palazzi rinascimentali, miniature di quelli fiorentini ma di fattura analogamente aggraziata, rigorosamente a faccia vista, alternati da case basse e fughe di sguardo a destra e sinistra, là dove si originano e confondono tra loro viuzze ed erte, sampietrini e scalette.
Poco lontana, la Loggia dei Mercanti: nel cuore della notte, disabitata, sembra quasi rilasciare un po’ delle sue memorie; era lì che ci incontravamo con Remo Pagnanelli. All’epoca l’illuminazione notturna era terrea, non incoraggiava il passeggio. Con Remo e Guido Garufi – e tanti altri amici – si copriva quel vuoto con la forza della parola. Chissà se qualcuno, insieme ai palazzi, un giorno ricorderà anche queste minime cose… I monumenti umani… Mentre cammino ci penso. Anzi, spesso lo faccio: tocco i muri per raggiungere oltre il tempo chi non c’è più: sia che il suo nome sia nella memoria di tutti, sia invece che la sua traccia si sia persa nel nulla. Nel silenzio irreale che c’è intorno, mi tornano anche le voci, le più difficili da ricordare, senza un documento sonoro: mi provo a rimodularle mentalmente, e in questo modo è come se la Piazza della Libertà fosse ancora popolata come allora.
Il sostegno di luci più calde, più avvolgenti, è un conforto che sa calmare e colmare…
Con Pagnanelli, negli ultimi tempi, c’eravamo visti in periferia, dalle parti di casa sua: guardava l’ultimo polmone di verde nella via subito sotto, verso la strada di scorrimento sud (che grande mistero, lo sviluppo viario di Macerata…). C’è anche un video, l’unico esistente di Remo, in cui parliamo insieme di poesia, a casa sua, e quindi sottobraccio ci avviamo a guardare quel famoso polmone verde che, in effetti, come aveva previsto lui, adesso è finito.
La notte facilita il passeggio: arrivo in Piazza Cesare Battisti, davanti alla casa natale di Padre Matteo Ricci. Ecco un’altra vistosa anomalia di Macerata, piccola come Nazareth e – come Nazareth – insospettabile generatrice di grandi personalità.
Il gesuita che qui ebbe i natali è sepolto in Pechino: e nel suo nome (come peraltro in quello di Giuseppe Tucci, altro nostro concittadino) oggi la nostra città conosce una nuova feconda stagione di rapporti, sia istituzionali e commerciali che religiosi, con la Cina; le delegazioni le incrociamo spesso, tra il municipio e il palazzo della Provincia; così come giovani sacerdoti del seminario diocesano e missionario Redemptoris Mater (che qui è sorto pochi anni fa, con l’intenzione precipua della rievangelizzazione, in particolare della Cina) hanno già preso la via della missione verso l’estremo oriente. Chi l’avrebbe mai sospettato, solo dieci anni fa? Eppure Macerata ha da sola più vocazioni dell’intera regione Marche. Di notte, comunque, è ancora e sempre l’isola con i dolci limiti che la fanno paese e mondo: e dai suoi silenzi riaffiorano altre sagome, altre voci, che l’hanno resa meno chiusa fuori dei suoi confini: su tutti, mi vedo davanti il sorriso illuminante di un amico indimenticabile, grande artista, come Wladimiro Tulli, che mi manca ogni giorno un pochino di più; ci sedevamo sotto le logge del Palazzo degli Studi, dopo aver passeggiato un po’. Io gli chiedevo: “Perché se mi vesto di viola e marrone come te, mi sta male, addosso?” e lui replicava di botto: “Perché io non ho paura dei colori!”. Aveva ragione: per questo continuo a camminare da solo nella notte, senza avere più paura del buio.
di Filippo Davoli

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