Per Valeriano Trubbiani

Gli anni dei giorni, Valeriano, vanno,
della gentile vita, ad ardere nel fuoco,
nell’eterna fucina che non spegne
fiamma di brace e sogno.
Così le forme che abitano il tempo,
luce del buio più infinito e chiuso,
se appena lascia uno spiraglio al vento
che quel chiarore invita
a illuminare l’aria d’ogni nome.

Gli anni dei giorni, Valeriano, vanno,
ma un po’ si attarda la domanda persa,
quel chiedere ostinato in riva al senso,
l’interrogare che non ha mai fine,
il bussare alla porta che non s’apre,
l’insistere tenace, arreso niente
che guida i passi verso abisso e sponda.

Per cosa questa fede che non smette,
il bagliore che guida nella notte,
il lume tremolante di fiammella?
Per chi, se attorno è vuoto e bianco,
ovale di cornice senza volto?
Per l’unico destino che ci tiene
legati ad una sola dedizione.

 

Francesco Scarabicchi

 

 

 

La Politica della Bellezza di Antonio Presti

Nelle Marche incontri tra arte e pensiero

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Il mecenatismo di Antonio Presti ha inaugurato una nuova forma di promozione dell’arte e della bellezza: anzi tutto riproponendo la loro connessione in rinnovate espressioni; inoltre, realizzando originali collocazioni delle opere d’arte. Da trentacinque anni persegue questi obiettivi: al 1982 risale l’Associazione culturale “Fiumara d’Arte” e da allora è stato un susseguirsi di iniziative qualificate, ispirate all’idea della bellezza come dono e dell’arte come condivisione, cui consegue coerentemente il legame tra etica ed estetica come rivendicazione della specificità di ciascuna delle due e riconoscimento della loro vitale connessione, che si rende anche più evidente quando un’azione artistica interviene nella vita sociale.

Così il Festival del Pensiero di Ancona dilata la sua presenza oltre il capoluogo dorico in alcune sedi universitarie, scolastiche e culturali con l’intento di coinvolgere in particolare i giovani e sensibilizzarli alla questione estetica, mostrando che il pensiero è sotteso anche alla creazione artistica e alla sua interpretazione. In tal modo il Festival del Pensiero Plurale ambisce a rendere consapevoli di questa molteplicità di percorsi e passaggi, che permettono di collocare la bellezza tra arte e pensiero e di collegare logos e pathos in una visione integrale dell’uomo.

Ebbene, per sensibilizzare in questa direzione, la Fondazione “Fiumara d’Arte” organizza alla fine di novembre nelle Marche alcuni incontri in collaborazione con il Festival del Pensiero Plurale secondo il seguente programma.

Sabato 26 novembre: il primo appuntamento – promosso dall’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo” e Scuola di Conservazione e Restauro in collaborazione con la Casa degli artisti di Fossombrone (PU)- è a Urbino, per fare “Il punto sul restauro dell’Arte Contemporanea.

Lunedì 28 novembre: il secondo incontro si terrà ad Ancona alle h. 10.00/12.30 al Liceo Artistico “Edgardo Mannucci”; il terzo incontro avverrà a San Benedetto del Tronto alle h. 17.30 alla Pinacoteca Comunale “Bice Piacentini”.

Martedì 29 novembre: il quarto incontro si svolgerà a Loreto alle h. 11.00/12.30 all’Istituto di Istruzione Superiore “Einstein – Nebbia”; poi ad Ancona si terranno due incontri: alle h. 14,30/16,30 alla Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche, e alle h. 18,00 alla Mole Vanvitelliana nella Sala Box.

Mercoledì 30 novembre: ancora ad Ancona alle h.11.00/13.00 nell’Auditorium dell’ Istituto di Istruzione Superiore “Podesti – Calzecchi Onesti”; e nel pomeriggio a Jesi alle h. 18.00 alla Pinacoteca covica e galleria d’arte contemporanea a Palazzo Pianetti in collaborazione con il “Progetto Chromaesis. Museo Territorio”.

In ogni caso, l’invito è quello di ripensare l’arte attraverso una duplice operazione: rivitalizzare il nesso tra il bello, il vero e il bene, e riannodare il legame con la gente. Sono, queste, le due coordinate che permettono di individuare l’idea della fruibilità universale della bellezza attraverso l’arte, diversamente da quanto in genere accade per cui la fruibilità perde il suo carattere universale: si restringe a una minoranza di “spettatori”, di cui una minoranza anche più ristretta è quella degli “intenditori”. Così l’opera d’arte diventa “affare di specialisti”, e i due termini sono di per sé significativi, in quanto attribuiscono all’arte una caratterizzazione elitaria e mercantile dell’arte. Certamente, occorrono competenze specifiche per una valutazione e valorizzazione dell’arte, ma altrettanto certamente non si può, in nome di queste, perdere il contatto vivo con la gente, che (almeno in prima battuta) non ha bisogno di corsi di filosofia o di storia dell’arte per avvicinarsi alle opere artistiche, per cui ciò che conta è mettere le persone in rapporto diretto con l’arte nella quotidianità, in modo che l’arte sia considerata come un elemento valoriale e momento essenziale della vita tutti e di ciascuno .

Così, l’opera d’arte vive non solo della produzione dell’artista ma anche della fruizione del pubblico, anzi sarebbe meglio dire delle persone, per non cedere alla tentazione di un arte intesa come spettacolo o mercato. Senza recriminare su questo rischio, occorre operare per superarlo. Lo richiede l’arte in sé, ma anche l’etica e la politica. L’etica perché la separazione del buono dal bello compromette la bellezza della moralità. La politica perché la separazione del bello dal civile compromette la bellezza della democrazia. E la cosa è tanto più grave quando si è in presenza di una disumanizzazione etica e tecnica, come nell’odierna situazione. Allora il richiamo all’arte può costituire un’alternativa efficace.

A tal fine si potrebbe puntare su un duplice invito: aprire i musei e realizzare musei all’aperto. Alla base della duplice proposta c’è una comune convinzione: che l’arte vada goduta in modo universale, tanto che potremmo parlare di un “diritto alla bellezza” così come si parla di un diritto alla felicità o alla salute, nel senso di dischiudere nuovi orizzonti di senso. Si tratta allora da superare alcune formule, che pure hanno avuto fortuna, vale a dire “l’arte per l’arte” ovvero “l’arte per il popolo”: in realtà, estetismo e populismo non pagano, perché l’arte non può isolarsi o chiudersi in se stessa né essere condizionata da finalità ad essa estranee o estrinseche. La bellezza che l’arte esprime o a cui tende non è per “anime belle” né è “organica” a qualche ideologia. La formula, allora, potrebbe essere “l’arte per la persona”, per dire che l’arte è espressione della persona dell’artista, il quale nell’opera si realizza, ed è coinvolgimento della persona che ne fruisce: libero è l’artista, libero è il fruitore. Pertanto “de gustibus disputandum est”, in quanto è bene che si discuta in termini di incontro e di confronto. Ancora una volta il pluralismo è valore, nel senso che la molteplicità delle interpretazioni e delle valutazioni segnano la vitalità dell’opera e favoriscono un fecondo dialogo ermeneutico.

Dunque, aprire i musei e realizzare musei all’aperto costituiscono due modalità concrete per far incontrare l’arte con le persone, e aiutarle ad aprirsi alla bellezza nella consapevolezza, peraltro, che quella artistica è solo una forma di bellezza, e non va isolata (tanto meno assolutizzata), bensì collocata in un contesto plurale, che comprende la bellezza della natura e della persona, fino alla bellezza dell’essere e di Dio. Con ciò si vuole sottolineare l’esigenza di incentivare un rapporto immediato tra le persone e l’arte. Un tale rapporto può realizzarsi, se l’arte entra nel quotidiano, se fa parte dell’ambiente, se vive con l’uomo nell’ordinarietà dell’esistenza, se contribuisce a formare il “bene essere” e il “bell’essere”.

Pertanto (conclude il prof. Galeazzi) la bellezza deve essere (ed essere percepita) parte integrante della vita di ciascuno, e una frequentazione quotidiana, diretta e spontanea costituisce la migliore educazione alla bellezza e all’arte, per evitare che l’arte e la bellezza siano trasformate in oggetti da vendere o in fattori favorenti le vendite. Insomma, s’impone di passare dalla “bellezza merce” alla “bellezza motore”, cioè dalla bellezza – anzi pseudo bellezza – che passivizza l’uomo alla bellezza – autentica bellezza – che attiva le potenzialità dell’inconscio spirituale dell’uomo. Il che reclama non solo un impegno individuale, ma un’attivazione di energie dal punto di vista sociale, rinnovando il nesso tra il bello e il bene, e realizzando una inedita alleanza tra il bello e la città.

Giancarlo Galeazzi
Festival del Pensiero Plurale 2016

IDEAZIONE e COORDINAMENTO

Francesca Di Giorgio 338 5809611
Andreina De Tomassi 342 3738966

Fiumara D’Arte
Gianfranco Molino
349 2231802

INFO
info@liricigreci.it
ventottozero6@gmail.com

INGRESSO LIBERO
ad esclusione della lezione ad Economia

 

Festival del Pensiero Plurale 2016

Ideazione e direzione:
Giancarlo Galeazzi (presidente onorario SFI Ancona)

Comitato scientifico
Giancarlo Galeazzi
Simona Lisi
Francesca Di Giorgio

Grafica e comunicazione
Lirici Greci

 

Organizzazione e promozione
Associazione Ventottozerosei

ventottozero6@gmail.com

 

Ufficio stampa:
Andreina De Tomassi
342 3738966
andreinadetomassi@alice.it

Francesca Di Giorgio 338 5809611
f.digiorgio@liricigreci.it

Partners
Università Politecnica delle Marche

Università di Urbino – scuola di conservazione e restauro

Comune di Ancona / La Mole

Comune di Jesi Palazzo Pianetti / Progetto Chromaesis. Museo Territorio

Comune di San Benedetto del Tronto / Pinacoteca Comunale “Bice Piacentini”

La Casa degli Artisti – Fossombrone (PU)

Liceo Artistico Edgardo Mannucci

Istituto di Istruzione Superiore “Einstein Nebbia”

Istituto di Istruzione Superiore “Podesti – Calzecchi Onesti”

Associazione Ventottozerosei

Lirici Greci comunicazione
www.liricigreci.it

 

A SCUOLA DI FILOSOFIA

logo 20 anni


SECONDO INCONTRO DELLA RASSEGNA “A SCUOLA DI FILOSOFIA”
con Giancarlo Galeazzi

giovedì 23 giugno h.17,30
facoltà di economia “giorgio fuà” – aula A
ancona – piazzale raffaele martelli 8
INGRESSO LIBERO fino ad esaurimento posti

 

Tema del giorno: Solidarietà

La solidarietà del genere umano non è solo un segno bello e nobile, ma una necessità pressante, un ‘essere o non essere’, una questione di vita o di morte.”  Immanuel Kant

Principio di solidarietà: un valore fondamentale per la democrazia”  Arianna Apostoli

Solidarietà: una utopia necessariaStefano Rodotà

 

Giancarlo Galeazzi, nato ad Ancona nel 1942, fot prof. galeazzi
è docente di filosofia al Polo teologico marchigiano dell’Università Lateranense. È presidente onorario della SFI di Ancona, e direttore del Festival del Pensiero plurale. Gli è stata conferita la benemerenza civica dal Comune di Ancona e la cittadinanza onoraria dal Comune di Osimo.
Ha pubblicato i volumi: J. Maritain un filosofo     per il nostro tempo (Massimo 1999) e Personalismo (Bibliografica 1998); ha curato i volumi: Gadamer a confronto (Angeli 2002), Scienza e filosofia oggi (Massimo 1980), Filosofia e scienza nella società tecnologica (Angeli 2004), L’estetica oggi in Italia (Libr. Ed. Vaticana 1997), Le Marche del pensiero (Quaderni Cons. Reg. Marche 2015).


Ideazione e direzione
Giancarlo Galeazzi
presidente onorario SFI Ancona

Comitato scientifico
Giancarlo Galeazzi, Simona Lisi, Francesca Di Giorgio

Organizzazione e promozione
Associazione Ventottozerosei

Tutti gli incontri sono ad Ingresso Libero, fino ad esaurimento posti

Filosofia in movimento è su prenotazione
parolefilosofia@gmail.com


Info

Comune di Ancona
Assessorato alla Cultura
071 222 5025
ufficio.cultura@comune.ancona.it

Ufficio Stampa Comune di Ancona
Federica Zandri
071 222 2321
federica.zandri@comune.ancona.it

Concept creativo e comunicazione
Lirici Greci Comunicazione
071 207 5109 / 338 580 9611
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IN CORPORE HOMINIS

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RICORDI, PAROLE, IMMAGINI E PAROLE DELLE IMMAGINI

Una riflessione sull’illustrazione anatomica
a cura di Luca Sguanci pittore


Ho sempre amato il disegno dei maestri classici, le grafiti, le biacche e gli inchiostri che, sapientemente maneggiati, creano il rilievo sulla superficie piatta della carta e restavo stupefatto , da bambino, di fronte all’idea di “vera realtà” che quei volumi chiaroscurati suscitavano nella mia mente. Pensavo di vedere le stesse cose viste cinquecento anni prima e credevo che quelle forme conservassero nei secoli un significato inalterato. Mio padre, scultore fiorentino, negli anni della mia infanzia, mi insegnava a vedere nei classici la forza del segno che costruisce un pensiero di movimento, di tensione ed al contempo metteva in luce l’utilità didattica del disegnare l’antico ed io mi perdevo invece nella precisione del dettaglio e nell’acume di un’osservazione capace di catturare tanta vita anche nello studio di un corpo dissezionato. A quale magia mi pareva di assistere vedendo l’universo che si nascondeva sotto la superficie vibrante della pelle! Con occhi curiosi miravo il mondo da un’altra prospettiva e nasceva in me il desiderio di provare a disegnare, e quindi descrivere ciò che vedevo: nasceva l’emulazione del disegno classico che con tanta fascinazione mi aveva catturato. Ma il disegno, al pari di altre arti, richiede tecnica e tenacia: ti sollecita a fare esperienze continue per immagazzinare conoscenze pratiche e strategiche al fine d’imporre al foglio la tua idea del mondo visibile e ti offre una storia perché , attraverso lo studio, possa avvalerti dei risultati già consolidati. Una storia che comincia proprio con il Rinascimento quando il disegno afferma, attraverso l’artista, la sua forza come strumento di comunicazione indipendente e non più unicamente asservito al finito della pittura. Quando la grafite non viene circoscritta solo alla “bozza” successivamente rielaborata nell’imprimitura con le cromie dell’olio o della tempera, ma di per sé vive in un’opera conclusa, allora il disegno entra nel vasto campo delle arti che “figurano”. E’ impossibile, a parer mio, non cogliere il nuovo status concesso a questa nuova dimensione artistica sfogliando i Codici di Leonardo da Vinci o ammirando gli studi del nordico Durer, come impossibile è evitare di farsi rapire dall’alchimia più avvincente di un periodo storico, il Rinascimento appunto, capace di attraversare i secoli e di trasformare il senso e la sostanza del segno grafico.

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Su una cosa però era in errore la mia giovane mente: la “verità” non era invero sempre e totalmente contenuta negli schizzi e negli studi classici; la realtà che procede attraverso un raziocinio che racchiude l’umano pensiero senza da esso farsi racchiudere, sfugge all’uomo a cui spetta l’arduo compito di costruire su di essa modelli possibili, modelli teorici che attendono la validazione dell’esperienza. L’artista stesso cerca di avvicinarsi all’oggetto di studio per approssimazione e sfruttando modelli di costruzione. Non a caso al principiante, all’allievo di bottega, se vogliamo restare con la mente in un altro quadro storico, si insegna a considerare la spazialità del foglio, a delimitare in questa cornice cartacea i confini estremi del suo disegno, ad utilizzare linee di tensioni, assi di simmetria, le linee del peso di un corpo e quelle vettoriali del movimento. Successivamente l’apprendista può racchiudere in geometrie semplici le parti dell’oggetto per meglio proporzionarle reciprocamente e può poi complicarle con l’introduzione di nuovi piani che rendano evidenti i primi sommari volumi da chiaroscurare. Solo dopo essere giunto a questo punto egli procederà ad inseguire, ammorbidendo il proprio elaborato, la naturalezza delle forme. In sostanza il disegno, quello classico, la base del fare artistico che viene appresa dagli studenti, contiene nella sua genesi ciò che l’artista rinascimentale gli attribuiva come funzione: strutturandosi come un feedback costante con l’oggetto osservato, il disegno diveniva esso stesso esperienza validante e dunque vera.

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Ma vera da quale punto di vista? Sicuramente dal punto di vista sensoriale- percettivo visto che l’immagine veniva costruita seguendo percorsi di verosimiglianza al già visto ed al visibile. Nondimeno credo sia la coerenza di un unico pensiero che lega le rappresentazioni anche di autori diversi a fare la reale differenza nella unidirezionalità di un messaggio di verità: una coerenza che chiama in causa astrazioni non esplicite in natura anche se contenute nelle forme naturali. A ben vedere, nel ‘500, la struttura e la funzione delle parti anatomiche del corpo rimandavano ad un ordine logico e razionale del mondo naturale: al suo cuore fatto di regole matematiche e fisiche animate da un soffio di spiritualità. Nella rappresentazione, figlia dello stesso approccio culturale al mondo esterno, la matematica diveniva prospettiva e la fisica diagramma. Indi ciò che consentiva al disegno ed al fenomeno di stare sullo stesso piano di realtà e verità era l’autorevolezza delle regole matematiche (che tra l’altro hanno aperto la strada ad una rivalsa della pittura sull’architettura e la scultura). Proviamo ad esplicitare questa riflessione chiamando in causa Leonardo da Vinci: il tronco di uomo di profilo con studio di proporzioni del 1490 ora custodito a Venezia presso la Gallerie dell’Accademia (n. 236 r e v) e lo studio di proporzioni del volto del 1489 archiviato presso la Biblioteca Reale di Torino (n. 15574 dc), sembrano essere la convalida esperienziale che forme regolari e pure sono contenute nella costruzione del volto. Gli stessi disegni messi in sequenza mostrano come il maestro fiorentino abbia ruotato nello spazio uno stesso oggetto , modificando soprattutto l’assetto delle linee diagonali nella visione frontale del volto in base ad un ipotetico punto di vista monoculare dell’osservatore. Ma quella griglia di forme geometriche sovrapposte alla fisionomia di un uomo erano lì o nella mente di chi disegna?L’arte come la scienza interpreta e l’idea di verità è un’esigenza di comunicazione per affermare un pensiero. Fa parte, cioè, di una “retorica della verità” che ha accompagnato, consciamente o inconsciamente nei secoli, ogni presa di posizione intellettuale. D’altronde già nel Rinascimento questa dimensione linguistica della figurazione, nel contesto dell’ “ut pictura poesis”, era accettata e la narrazione, come la retorica, partecipavano alla costruzione formale di un’opera pittorica come di una illustrazione anatomica.

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Facendo un passo in dietro, tornando con la mente agli studi di Leonardo, posso affermare, forse in modo un po’ azzardato, che la potenza innovatrice del linguaggio grafico leonardesco in parte sta nelle potenzialità suggerite dalle macchine da disegno rinascimentali per la figurazione di oggetti in prospettiva ed in parte nella versatilità e genialità di un autore che da quel dato ha sviluppato tutta una gamma di novità rappresentative. Martin Kemp nel testo Immagine e Verità ( ed. il Saggiatore- Milano 1999), a cui il mio pensiero va mentre scrivo queste righe, sostiene: “non c’è quasi tecnica di rappresentazione successivamente impiegata che l’artista toscano non abbia previsto: rappresentazioni di forme dissezionate (con o senza una indicazione della parte anatomizzata), l’uso di organi trasparenti per mostrare le strutture sottostanti, diagrammi lineari per rappresentare le relazioni spaziali dei muscoli all’interno di un membro, sistemi isolati dal resto come alberi a tre dimensioni, cavità illustrate attraverso iniezioni di cera, componenti mostrati mediante diagrammi in spaccato, vedute cinematografiche di una forma da una serie di punti di vista successivi, e un insieme di tecniche diagrammatiche per illustrare i principi meccanici in azione”.

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Riassumendo: un ostentato desiderio di verità razionale, la fiducia nella forza comunicativa della rappresentazione che, in quanto immagine, diviene fenomeno tra i fenomeni naturali, il presunto rigore matematico del mondo naturale, la natura in sé stessa descrittiva dell’anatomia, sono le concause intellettuali che hanno strutturato un preciso linguaggio grafico. Quello che viene perpetrato è un convincimento dell’osservatore dalla cui mente deve essere fugato il dubbio di trovarsi davanti ad una semplice illusione. “Questa narrazione – sembra sussurrargli l’illustratore artista – ti parla di cose vere che io ho visto come tu, ora, puoi vedere. Osserva assieme a me come si muove un arto, guarda con quante parole fatte di linee e segni descrivo le differenze tra diversi tessuti muscolari….. li vedi con me, in quel corpo aperto sul tavolo, i misteri del corpo umano?” Le potenzialità di questo avvincente dialogo tra autore di una illustrazione anatomica e fruitore, erano tuttavia circoscritte nei limiti fisici della tecnica impiegata. Leonardo da Vinci conosceva bene quelli delle sue tavole tanto che nel capitolo 3 del libro De pictura sottolinea: “Il principio della scienza della pittura è il punto, il secondo è la linea, il terzo è la superfizie, il quarto è il corpo che si veste di tale superfizie”. Il moto del punto, che è visibile ed immateriale, genera la linea e questa a sua volta spostandosi genera il piano che con il suo movimento pone in essere il volume. Il punto, estremo limite della sua arte, è il confine con il nulla e pertanto diventa nei suoi scritti il cardine della materialità dell’immagine e della spiritualità che muove immaginazione e memoria.

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Anche “Vasalio – scrive Martin Kemp – era del tutto consapevole che le sue immagini costituivano traduzioni dell’oggetto visto attraverso le particolari convenzioni della xilografia e si preoccupava che l’abilità grafica dei suoi artisti avesse modo di esprimersi il più pienamente possibile entro i limiti del medium. Noi tendiamo forse a perdere di vista quanto seri fossero questi limiti”. In effetti l’uso esclusivo della linea per costruire le volumetrie, per segnare il contorno dell’immagine e segnalare le particolarità superficiali dell’oggetto di studio inducevano ad una certa confusione percettiva. Anche ora, con la computer grafica, il problema del limite tecnico esiste : un autore contemporaneo in effetti può fare solo quelle azioni che il programma gli consente di svolgere. Può evidentemente giocare con modalità di acquisizioni di immagini impensabili 500 anni fa, ma deve fare i conti con un altro linguaggio, quello dell’informatica. Il computer che opera su sistemi binari di numeri consente un numero altissimo di possibilità operative, il pixel ha sostituito il punto grafico, l’immagine può essere semplicemente rubata al mondo e modificata o combinata con elaborati personali eseguiti con tecniche differenti, può applicare delle contaminazioni visive mutuate da altre macchine ( raggi x- microscopio elettronico – TAC – ecografia – i modelli 3D dei nuovi sistemi diagnostici etc) e la creatività dell’autore si allena, grazie al suo utilizzo, ad incrociare ed utilizzare sempre nuove modalità visuali. Non a caso nel curriculum del valente Tangherlini è ben evidenziato il premio Digital Art Night – migliore applicazione multimediale dell’anno 1998.L’arte dell’illustrazione anatomica contemporanea, come nel Rinascimento, resta tecnica ed invenzione creativa di un linguaggio e risente delle scoperte tecnologiche proprio come nel ‘500 la figurazione ha risentito delle macchine per la rappresentazione in prospettiva e nel ‘600 dell’invenzione della camera oscura. Di qui nella divulgazione scientifica, oggi, la necessità di una equipe multidisciplinare che renda di minimo impatto l’uso della “retorica della verità”.

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Mirco Tangherlini, illustratore

mirco1Nato ad Ancona nel 1957, illustratore, disegnatore e pubblicitario italiano, è membro AEIMS. Titolare di Tangherlini Comunicazione Innovativa è attivo sulla scena artistica italiana ed internazionale dai primi anni ‘80, ha firmato le illustrazioni delle più importanti riviste italiane come “Panorama”, “Il Venerdì di Re- pubblica”, “Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “La Gazzetta dello Sport”, “Wired Italia”, “Tv Sorrisi e Canzoni” e internazionale come “Paris Match” e “Nature”. Pioniere in Italia nell’utilizzo già negli anni ‘80 della tecnologia Apple. Ha tenuto mostre personali ad Ancona e Gabicce Monte. Ha vinto il Premio internazionale Digital Art Night per il progetto multimediale “Cybersculpture”. Tra le sue pubblicazioni sono da ricordare il saggio di infografica: Informazione visiva. Quando le parole non bastano (Mediateca delle Marche 2007) e “L’Atlante della salute del Corriere della Sera” Mi spieghi, dottore (Rizzoli 2015), che raccoglie le tavole scientifiche illustrate per il “Corriere Salute”.

Francesca Di Giorgio, curatore

10329313_10202722753963886_6649365625744148953_nArt director e visual designer, socio professionista AIAP e BEDA.Collabora dal 1994 con gli Enti Pubblici nell’ambito della pubblicautilità, organizzando convegni e mostre, curando pubblicazionisul tema “Grafica Utile”. Sviluppa la ricerca per allestimenti di mostreistituzionali e per aziende nell’ambito di visual-poetry, allestimentivisivi che valorizzano brand e prodotti esaltandone le filosofie aziendali. Partecipa con progetti di comunicazione sul visual designe esposizioni itineranti in Italia e all’estero. ADI DESIGN INDEX 2003

 

La mostra “In Corpore Hominis” è realizzata in collaborazione con il

Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana  –  Ancona – Banchina Giovanni da Chio 28
www.museoomero.it
telefono 071 281 1935
info@museoomero.it
#museoomero

ancona – mole vanvitelliana – sala leopardi
inaugurazione sabato 28 maggio } h. 17.00
aperta fino al 26 giugno 2016 – INGRESSO LIBERO

Info mostra
Tangherlini Comunicazione
telefono 071 280 2604 / 347 339 7052
incorpore@tangherlini.it
www.tangherlini.it/incorpore.html

Curatore
Francesca Di Giorgio
telefono 338 580 9611
f.digiorgio@liricigreci.it
www.liricigreci.it


Orario mostra fino al 15 giugno 2016
dal martedì al sabato 16.00 – 19.00
domenica e festivi 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00

Orario mostra dal 15 giugno 2016
dal martedi al venerdi 18.00 – 22.00
sabato e domenica 10.00 – 13.00 / 18.00 – 22.00
lunedi chiuso

Partners

Università Politecnica delle Marche
Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari
Sezione di Patologia Sperimentale e del Lavoro

Ambalt
Associazione Marchigiana Bambini
Affetti da Leucemia e Tumore

AEIMS
Association Européenne des Illustrateurs Médicaux et Scientifiques

AIRIcerca

Tangherlini comunicazione

 Giornale Salute

Senza Età
Salute & famiglia

AZOBE’ onlus

EDRA
www.edraspa.it

AMA
Associazioni Marchigiane Alzheimer – Comitato Regionale

Patrocini

Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
della Provincia di Ancona

Regione Marche

COMUNICATO STAMPA – ZOJA

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Lo psicoanalista e filosofo Luigi Zoja allo “Sperimentale”

AMBIVALENZA DELLO SVILUPPO

Si conclude la rassegna “Le parole della filosofia” con una parola “arroganza” che in una qualche maniera riassume le “ambivalenze del presente” cui è dedicata questa ventesima edizione; infatti, l’arroganza richiama all’idea di sviluppo, che può essere sostenibile o insostenibile. Nella sua Storia dell’arroganza, Luigi Zoja risale agli antichi Greci per mostrare il bivio tra rifiuto e accettazione dell’arroganza, e la scelta, che produce due antitetici stili di vita, viene analizzata da Zoja in chiave psicologica, chiedendosi perché, se discutiamo dei limiti dello sviluppo, vogliamo uno sviluppo senza limiti.

Sarà questo l’interrogativo al centro della conversazione che giovedì 16 giugno alle ore 21 al Teatro Sperimentale di Ancona terrà Luigi Zoja, psicoanalista e pensatore noto a livello internazionale e autore di opere come Coltivare l’anima (1992), La morte del prossimo (2009), e, più recentemente, Psiche (2015). Secondo Zoja, ad una società caratterizzata dalle utopie massimaliste delle ideologie moderne, e a una società senza utopie all’insegna del fatalismo postmoderno, si deve porre l’alternativa di una società delle “utopie minimaliste” che permettono “un mondo più desiderabile anche senza eroi”, perché fondato sulla coscienza nel suo duplice significato di consapevolezza e moralità.

Come sempre, introdurrà e coordinerà l’incontro Giancarlo Galeazzi, che ha ideato questa fortunata rassegna filosofica, che da vent’anni è sostenuta dal Comune di Ancona in collaborazione con la Società Filosofica Italiana di Ancona; organizzata dall’Associazione “Ventottozerosei” e patrocinata dalla Regione Marche, la rassegna “Le parole della filosofia” costituisce la prima parte del Festival del Pensiero plurale, che riscuote un costante successo, a riprova che il pensare rappresenta un esercizio che può essere apprezzato anche da un vasto pubblico.

L’ingresso è libero, fino ad esaurimento dei posti. Info: Assessorato alla cultura del comune di Ancona: 071.222.5025.


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LUIGI ZOJA
filosofo e psicoanalista
giovedì 16 giugno 2016 } h. 21.00

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Nato a Varese nel 1943, si è laureato in economia; ha poi studiato presso il C. G. Jung Institut di Zurigo, dove succesivamente è stato docente; ha insegnato anche all’Università dell’Insubria e ha tenuto corsi presso diverse università italiane ed estere. Attualmente lavora a Milano.
È stato presidente del Centro italiano di psicologia analitica (CIPA) e dell’Associazione internazionale di psicologia analitica (IAAP). Ha vinto il premio per la saggistica psicologica “Gradiva Award” e il Premio Palmi 2001 per il libro: Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre (Bollati Boringhieri 2000). Autobiografico è il suo volume: Cadere sette volte… rialzarsi otto. Dal fallimento al successo: la storia di un uomo che affronta la vita, le sue difficoltà e le proprie paure (Trevisini 2014). Altre sue opere da ricordare sono: Coltivare l’anima e Storia dell’arroganza: psicologia e limiti dello sviluppo (Moretti e Vitali 1992 e 2003), La morte del prossimo (Einaudi 2009), Utopie minimaliste: un mondo più desiderabile anche senza eroi (Chiare Lettere 2013). Presso l’editore Bollati Boringhieri ha pubblicato: Giustizia e bellezza (2007) e più recentemente Psiche (2015).

 

Ideazione e direzione
Giancarlo Galeazzi
presidente onorario SFI Ancona

Comitato scientifico
Giancarlo Galeazzi, Simona Lisi, Francesca Di Giorgio

Organizzazione e promozione
Associazione Ventottozerosei

Tutti gli incontri sono ad Ingresso Libero, fino ad esaurimento posti

Filosofia in movimento è su prenotazione
parolefilosofia@gmail.com


Info

Comune di Ancona
Assessorato alla Cultura
071 222 5025
ufficio.cultura@comune.ancona.it

Ufficio Stampa Comune di Ancona
Federica Zandri
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LUIGI ZOJA – 16 GIUGNO 2016

logo 20 anni

Il traguardo dei venti anni è certamente per una rassegna filosofica come “Le parole della filosofia” un traguardo ragguardevole, perché testimonia che l’iniziativa ha avuto successo e risponde a una esigenza diffusa, che ho sintetizzato nella espressione: il piacere di trovarsi insieme per pensare e di trovarsi per pensare insieme”. E la formula è semplice: riflettere nell’ambito di un tema su alcune parole che lo specificano, parole che non necessariamente appartengono al lessico filosofico, ma che sempre sono trattate dal punto di vista filosofico.

Così la filosofia si è, in una qualche maniera e in una certa misura, riappropriata della sua funzione civile, invitando le persone a riflettere con alcuni pensatori italiani, i quali nelle loro conversazioni si limitano a un esercizio del pensiero che invita a proseguire in modo autonomo. Ebbene, limiti e forza, misericordia e arroganza: sono quattro parole con le quali si sono volute alcune “ambivalenze del presente”: a queste è dedicata la XX edizione de “Le parole della filosofia”: ancora una volta le parole selezionate sono soltanto segnaletiche di un clima culturale; altre potrebbero essere indicate, ma quelle scelte sono attraversate da un filo rosso, vale a dire l’idea di limite.

 

ancona, teatro sperimentale “lirio arena”
giovedì 16 giugno 2016 h.21


Tema del giorno:
Arroganza

“La storia dell’Occidente è la storia di quel modo di vita caratterizzato dalla espansione senza limiti, conseguente a un’inconscia conversione dei nostri antenati; infatti, per gli antichi greci, la morale stava nell’osservanza dei limiti, ma proprio essi si insuperbirono dei loro successi e capovolsero il tabù del limite: cominciarono a sostituirsi agli dèi.”                                                                                                                                                 Luigi Zoja

Occorre spegnere la tracotanza ancor più che un incendio.” Eraclito

Da niente bisogna guardarsi tanto come dal crescere di quella mala erba che si chiama arroganza e che rovina in noi ogni buon raccolto.”   Friedrich Nietzsche


Arroganza }
LUIGI ZOJA
filosofo e psicoanalista
giovedì 16 giugno 2016 } h. 21.00

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Nato a Varese nel 1943, si è laureato in economia; ha poi studiato presso il C. G. Jung Institut di Zurigo, dove succesivamente è stato docente; ha insegnato anche all’Università dell’Insubria e ha tenuto corsi presso diverse università italiane ed estere. Attualmente lavora a Milano.
È stato presidente del Centro italiano di psicologia analitica (CIPA) e dell’Associazione internazionale di psicologia analitica (IAAP). Ha vinto il premio per la saggistica psicologica “Gradiva Award” e il Premio Palmi 2001 per il libro: Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre (Bollati Boringhieri 2000). Autobiografico è il suo volume: Cadere sette volte… rialzarsi otto. Dal fallimento al successo: la storia di un uomo che affronta la vita, le sue difficoltà e le proprie paure (Trevisini 2014). Altre sue opere da ricordare sono: Coltivare l’anima e Storia dell’arroganza: psicologia e limiti dello sviluppo (Moretti e Vitali 1992 e 2003), La morte del prossimo (Einaudi 2009), Utopie minimaliste: un mondo più desiderabile anche senza eroi (Chiare Lettere 2013). Presso l’editore Bollati Boringhieri ha pubblicato: Giustizia e bellezza (2007) e più recentemente Psiche (2015).

 

Ideazione e direzione
Giancarlo Galeazzi
presidente onorario SFI Ancona

Comitato scientifico
Giancarlo Galeazzi, Simona Lisi, Francesca Di Giorgio

Organizzazione e promozione
Associazione Ventottozerosei

Tutti gli incontri sono ad Ingresso Libero, fino ad esaurimento posti

Filosofia in movimento è su prenotazione
parolefilosofia@gmail.com


Info

Comune di Ancona
Assessorato alla Cultura
071 222 5025
ufficio.cultura@comune.ancona.it

Ufficio Stampa Comune di Ancona
Federica Zandri
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TAVOLA ROTONDA

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NUOVI LINGUAGGI NELLA COMUNICAZIONE TRA MEDICO E PAZIENTE

Museo Omero / 10 giugno h 17.30 / Sala Conferenze Museo Omero / 2° livello


Luca Borgognoni
 – introduzione e moderazione

Dott. Ciccioli – Storia medico di famiglia e comunicazione con il paziente

Prof. Galeazzi – Etica della comunicazione medico-paziente

Dott. Dobran – La comunicazione medico-paziente in ambito ospedaliero

Dott. Venanzoni – La comunicazione medico-paziente in ambito domiciliare

Tangherlini – Evoluzione tecnologica nella comunicazione medico-paziente

 

DIALOGO TRA MEDICO E PAZIENTE: COMUNICAZIONE IN CRISI O NUOVI APPROCCI?

Questa tavola rotonda è nata a seguito della realizzazione della mostra “In Corpore Hominis” realizzata da Mirco Tangherlini e curata da Francesca Di Giorgio (lirici Greci), una raccolta 100 di tavole infografiche realizzate dall’artista per il Corriere della Sera.
La comunicazione realizzata da Tangherlini è l’infografica: uno strumento di comunicazione composto da testo scritto e da immagini allo stesso tempo. Anche il giornale che seguo come direttore “Giornale Salute” sta seguendo questo tipo di linea editoriale. Perchè? La risposta è molto semplice oggi il testo (comunicazione scritta) non è più sufficiente; i pazienti (le persone) hanno bisogno di associare il testo all’immagine (comunicazione visiva).
Con l’avvento del linguaggio multimediale (utilizzo di più media), in particolare con lo sviluppo di internet quasi tutte le persone in grado di saper utilizzare un PC, cercano risposte alle loro malattie, ai loro problemi di salute, navigando in rete e cercando risposte da più fonti (più o meno autorevoli).
Ci siamo posti alcune domande: tutto questo è un bene o un male?? Bisogna fidarsi di ciò che si legge sui siti internet. (comunicazione virtuale)
E inoltre questo nuovo approccio delle persone, crea un cambiamento, a sua volta, nel rapporto e nel dialogo con il medico “in carne ed ossa”?  Si crea un problema di comunicazione tra i due interlocutori o si tratta di nuove modalità di approccio alla malattia?
Cercheremo di dare delle risposte, facendo anche uno excursus storico della figura del medico nell’arco dell’ultimo secolo e parleremo anche di etica nella comunicazione tra medico e paziente.

 

Mirco Tangherlini, illustratore

mirco1Nato ad Ancona nel 1957, illustratore, disegnatore e pubblicitario italiano, è membro AEIMS. Titolare di Tangherlini Comunicazione Innovativa è attivo sulla scena artistica italiana ed internazionale dai primi anni ‘80, ha firmato le illustrazioni delle più importanti riviste italiane come “Panorama”, “Il Venerdì di Re- pubblica”, “Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “La Gazzetta dello Sport”, “Wired Italia”, “Tv Sorrisi e Canzoni” e internazionale come “Paris Match” e “Nature”. Pioniere in Italia nell’utilizzo già negli anni ‘80 della tecnologia Apple. Ha tenuto mostre personali ad Ancona e Gabicce Monte. Ha vinto il Premio internazionale Digital Art Night per il progetto multimediale “Cybersculpture”. Tra le sue pubblicazioni sono da ricordare il saggio di infografica: Informazione visiva. Quando le parole non bastano (Mediateca delle Marche 2007) e “L’Atlante della salute del Corriere della Sera” Mi spieghi, dottore (Rizzoli 2015), che raccoglie le tavole scientifiche illustrate per il “Corriere Salute”.

Francesca Di Giorgio, curatore

10329313_10202722753963886_6649365625744148953_nArt director e visual designer, socio professionista AIAP e BEDA.Collabora dal 1994 con gli Enti Pubblici nell’ambito della pubblicautilità, organizzando convegni e mostre, curando pubblicazionisul tema “Grafica Utile”. Sviluppa la ricerca per allestimenti di mostreistituzionali e per aziende nell’ambito di visual-poetry, allestimentivisivi che valorizzano brand e prodotti esaltandone le filosofie aziendali. Partecipa con progetti di comunicazione sul visual designe esposizioni itineranti in Italia e all’estero. ADI DESIGN INDEX 2003


La mostra “In Corpore Hominis” è realizzata in collaborazione con il

Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana  –  Ancona – Banchina Giovanni da Chio 28
www.museoomero.it
telefono 071 281 1935
info@museoomero.it
#museoomero

ancona – mole vanvitelliana – sala leopardi
inaugurazione sabato 28 maggio } h. 17.00
aperta fino al 26 giugno 2016 – INGRESSO LIBERO

Info mostra
Tangherlini Comunicazione
telefono 071 280 2604 / 347 339 7052
incorpore@tangherlini.it
www.tangherlini.it/incorpore.html

Curatore
Francesca Di Giorgio
telefono 338 580 9611
f.digiorgio@liricigreci.it
www.liricigreci.it


Orario mostra fino al 15 giugno 2016
dal martedì al sabato 16.00 – 19.00
domenica e festivi 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00

Orario mostra dal 15 giugno 2016
dal martedi al venerdi 18.00 – 22.00
sabato e domenica 10.00 – 13.00 / 18.00 – 22.00
lunedi chiuso

Partners

Università Politecnica delle Marche
Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari
Sezione di Patologia Sperimentale e del Lavoro

Ambalt
Associazione Marchigiana Bambini
Affetti da Leucemia e Tumore

AEIMS
Association Européenne des Illustrateurs Médicaux et Scientifiques

AIRIcerca

Tangherlini comunicazione

 Giornale Salute

Senza Età
Salute & famiglia

AZOBE’ onlus

EDRA
www.edraspa.it

AMA
Associazioni Marchigiane Alzheimer – Comitato Regionale

Patrocini

Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
della Provincia di Ancona

Regione Marche

Riflessa

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Sospesa a metà tra la follia che impregna il mondo e il dolore che lo purifica, bisbiglio stati d’animo per paura di affrontarli.
Salita sulla biga delle metamorfosi, vivo ingabbiata nella parola “normale”.
Una tavola nera e rotonda appare
Fuochi intorno
Occhi chiusi
Imprevedibile ebbrezza mi invade, ombre di felicità rincorse a fatica, altalenante stato d’animo,
fuga da ogni simpatia, farfalle di memoria unite a tracce d’inchiostro.
Pace imploro stretta al buio, respiro senza aria come se mi fossi permessa di vivere.

Lo sguardo di Massimo

La creatività nel quotidiano di Massimo Dolcini
Fotografie ceramiche disegni

a cura di Ludovico Pratesi
Pesaro, Centro Arti Visive Pescheria
18 luglio – 4 ottobre 2015

LO SGUARDO DI MASSIMO invito

Sabato 18 luglio alle ore 18.30 si inaugura presso il Centro Arti Visive Pescheria, Lo sguardo di Massimo, una mostra dedicata alla figura di Massimo Dolcini (1945-2005), curata da Ludovico Pratesi, che intende analizzare i diversi aspetti della personalità di Dolcini, grafico tra i principali innovatori della comunicazione sociale e culturale italiana, nota come “grafica di pubblica utilità”, tra gli anni Settanta e Ottanta. La mostra è promossa dal Comune di Pesaro/Assessorato alla Bellezza e Sistema Museo, in collaborazione con i Comuni di Urbania, Urbino, Fano, l’Accademia di Belle Arti di Urbino e l’Istituto Tecnico Commerciale “Donato Bramante” di Pesaro.

Grafico, comunicatore, designer ma anche pittore, collezionista, ceramista, insegnante, viaggiatore, cuoco e appassionato di cucina: per la prima volta la personalità complessa e labirintica di Dolcini viene presentata a 360 gradi, mettendo in luce aspetti sconosciuti o poco noti, attraverso una mostra suddivisa in due parti all’interno degli spazi della Pescheria, che alterna momenti spettacolari e di impatto visivo con situazioni più intime e riflessive. Più di trecento opere tra fotografie dipinti, acquarelli, ceramiche e manifesti documentano il Dolcini privato e più segreto. La mostra comincia nel Loggiato, dove l’allestimento si articola in tre moduli geometrici (che riprendono i segni grafici caratteristici di Dolcini) con una struttura a croce, che intendono rievocare la “x”, logo degli studi professionali del grafico mantenuto nel corso del tempo. Ogni modulo è dedicato ad un aspetto della personalità di Dolcini, per ricostruire il suo sguardo rivolto al mondo e al suo tempo. Frammenti di vita pubblica e privata, accompagnati da una timeline a parete che ricostruisce i momenti salienti della vita di Dolcini, con riferimenti al suo lavoro, alle sue passioni, alle forme della sua creatività nel quotidiano.

Lo spazio della vita
Il percorso espositivo si apre con un dipinto legato all’attività di pittore, praticata nella sua prima giovinezza e poi abbandonata. Un’immagine surreale e fantastica mai esposta al pubblico, che indica già la qualità del suo sguardo, originale e caleidoscopico fin dall’adolescenza. Una passione che ritorna in età adulta attraverso una serie di acquarelli esposti in mostra. Il primo modulo, dedicato alla fotografia ‘d’autore’, riunisce una serie di immagini personali inedite legate alla vita quotidiana e professionale di Dolcini: ritratti e autoritratti, paesaggi e luoghi, amici e allievi colti con un occhio soggettivo e originale. Il secondo propone documenti fotografici – ugualmente inediti – realizzati per finalità legate alla sua attività comunicazione che tuttavia offrono uno sguardo partecipe e talvolta amabilmente ironico sui personaggi, le iniziative, la vita pubblica della comunità pesarese degli anni ’70.

 Il reportage sulla Persia ritrovato
Di grande interesse e di alta qualità fotografica è la serie di stampe a colori da diapositive 6×6 scattate in un viaggio della metà degli anni ’70 con il grafico Michele Provinciali. Si era trattato di un lavoro commissionato a Dolcini dallo stesso Provinciali con la finalità di ricavarne un volume a cura di Provinciali e Spotorno editori, a seguito del precedente volume – Iran. L’alba della civiltà – uscito per gli stessi tipi nel  1972. Il soggetto della ricerca erano i bazar e gli spazi di vendita  delle varie tiopologie di artigianato ancora praticate in Iran.
Il volume non fu realizzato, ma resta questo splendido patrimonio di immagini inedite di cui si offre nella mostra una nutrita selezione.  

Tra i due moduli, un elemento circolare riguarda invece la dimensione del Dolcini collezionista di ceramica popolare e ceramista lui stesso: due aspetti che testimoniano il suo interesse per l’oggetto d’uso artigianale e la sua possibile contiguità con il design, documentati da una selezione di ceramiche della sua raccolta privata ed una campionatura di quelle da lui realizzate.

Lo spazio del lavoro
Alle pareti della chiesa del Suffragio si dispiega una selezione della produzione grafica di Massimo Dolcini: un corpus di manifesti murali – circa 70 – che documentano la sua attività per i committenti più diversi – istituzioni, enti, imprese attivi nella città, oltre al Comune di Pesaro, per il quale ha lavorato a partire dagli anni Settanta. Lo spazio del Suffragio ospiterà incontri, tavole rotonde e attività pubbliche legate alla figura di Massimo Dolcini, per l’intera durata della mostra (toglierei l’intera frase, la info è ripetuta sotto nelle “attività collaterali).

Il giornale della mostra
Un giornale di mostra conterrà testi e immagini che approfondiranno la figura e l’opera di Dolcini. La pubblicazione sarà offerta gratuitamente ai visitatori.

Le attività collaterali
È previsto un programma di attività collaterali, sia all’interno della mostra che nella città di Pesaro, per l’intera durata dell’evento, dedicate ai diversi aspetti della personalità di Massimo Dolcini.

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La mostra è realizzata con materiali prestati da privati e la collaborazione di CDPG Aiap – Centro di Documentazione sul Progetto Grafico, di AIAP-Associazione italiana design della comunicazione visiva, dell’Accademia di Belle Arti di Urbino e dell’Istituto Tecnico Commerciale “Donato Bramant”e di Pesaro.

Note biografiche
Massimo Dolcini era nato a Pesaro il 3 luglio 1945. Ha iniziato la professione di grafico nel 1969, anno in cui si è diplomato al Corso Superiore di Arte Grafica di Urbino, dove è stato allievo di Albe Steiner e di Michele Provinciali. Due maestri che hanno saputo insegnargli il meglio delle loro esperienze e della loro visione del mondo. Dal 1969 al 1984 ha insegnato a periodi alterni nella città urbinate, Fotografia e Grafica presso l’ISIA (1969-74) e Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti (1974-84). Nel 1971 ha avviato con il Comune di Pesaro un rapporto di consulenza che ha costituito, per quel periodo, un caso unico in ambito internazionale di progettazione dell’immagine di una amministrazione locale. Sin dagli inizi il lavoro di Dolcini e dello studio Fuorischema si è infatti caratterizzato per la specializzazione nella grafica di pubblica utilità (la denominazione è di Albe Steiner), fornendo prestazioni ad enti locali, partiti politici, organizzazioni sociali e culturali. Nel 1981 Fuorischema, affiancato per un breve periodo da M&M, ha iniziato ad acquisire come clienti aziende private, con consulenze d’immagine di natura complessa. L’operatività di Dolcini e dei suoi collaboratori si è aperta ad un campo professionale più allargato e a nuovi strumenti, mutuati dalle agenzie di comunicazione, iniziando un percorso che ha portato, nel 1992, alla nascita di Dolcini associati srl. Dolcini e le sue strutture hanno partecipato a numerose e prestigiose mostre di grafica in Italia e nel mondo e i loro lavori nel campo della comunicazione pubblica e d’impresa sono presenti in raccolte museali, cataloghi e riviste specializzate, nazionali ed internazionali.

LO SGUARDO DI MASSIMO
La creatività nel quotidiano di Massimo Dolcini / Fotografie ceramiche disegni
Centro Arti Visive Pescheria, corso XI settembre 184, Pesaro
18 luglio – 4 ottobre 2015
Inaugurazione sabato 18 luglio h 18.30 > Ingresso libero con card Pesaro Cult
h 17.30 – 22.30, chiuso lunedì / 1- 31 agosto > h 17.30 – 22.30, tutti i giorni
Ingresso libero con card Pesaro Cult
INFO T 0721 387541 pesaro@sistemamuseo.it
www.pesarocultura.it / www.pesaromusei.it
UFFICIO STAMPA Alessandra Zanchi M 328 2128748
info@presszanchi.com / press.zanchi@gmail.com / www.presszanchi.com

Schermata 2015-07-15 alle 16.03.29

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XV

la luna attinge dalla voce
dei comignoli
la vita che stenta
dentro le gabbie:
quello che l’azzurro
raccoglie…è l’alito
della convivenza
impasticcata
per obbedire al sonno …
a volte il silenzio
è imcomprensibile
come un genocidio
che offre i corpi
alle scintille
di un inferno
tra magma e preistoria…

Fernando Lena
da “La quiete dei respiri fondati

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