XIV

un’altra lite
lascia una cicatrice
sui canti incerti
delle sirene.
Fulminea l’autoambulanza
invade la stagione
dei deliri. Foglie, lattine
la pelle di Lara
sulla terra pronta
a ricevere sillabe
dell’adulterio
-scrivimi quello che vuoi
dice al mostro…mentre lui
per amarla preferisce
il suo sangue all’inchiostro…
poi l’orrore si narra da sé
con parole che fluiscono
come un elettroshock
Fernando Lena
da “La quiete dei respiri fondati

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RAREFATTA

pinocchio.

Silenziosa e scossa riempio tremando le scatole dell’essere.

Ipocrita rimango inerme facendo rotolare il gomitolo della vita.

Grandi mani mi attaccano dall’alto, sto correndo evitando il contatto.

Ripulisco di nuovo le pareti del cuore, confusa come se avessi una scacchiera, incapace di fare la prima mossa, imbrigliata nelle segrete della scelta, stordita dagli schiaffi della convenzione, indecisa sul pensiero da catturare.

Ritaglio e modello la parola che mi soffoca, tendo la mano verso la luce che intravedo.

Soffio a fatica nel cristallo dell’anima.

Infilo perline nei raggi del coraggio.

Ancora una volta le nuvole i guardiani del sole.

Diletta Bonifazi
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XIII

il silenzio è perfetto
dopo aver ascoltato
la strategia
di un massacro,
ti lascia
coagulare la paura
in una enorme ferita.
Dall’altra parte
del muro
la voce impotente
delle sirene
narra la voglia
di credere a un Dio
armato…
Tutti siamo vittime
e germoglio
nei secondi in cui
l’asfalto sferra
la sua pugnalata
d’astinenza…
“con una croce
d’oro al collo
avanzano col desiderio
di possedere
le tue fragilità:
sono carnefici
analfabeti incantati
dal male che subiranno
consegnando alla morte
il testamento degli
innocenti…”

Fernando Lena
da “La quiete dei respiri fondati”

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(John Martin)

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XII

nessuno pensa che Cecilia
possa davvero innamorarsi
di un ex tossico come me…
Dal buio a volte irrompe
con una vestaglia bianca
per cercare un secondo
del mio respiro…forse
le basta per non soffocare
nel suo solito
pensiero di suicida
Una come lei
se ha una certezza
è quella di essere primordiale
come Eva bandita dal paradiso
per aver tradito.
Inseguire a tutti i costi
l’amore immortale
è stata una caccia al dolore
Nessuno pensa
che con la sua bellezza
possa ancora ammansire
le belve dell’inquietudine
mentre il suo sguardo
cerca nel mio
la complicità di una favola.

Fernando Lena
da “La quiete dei respiri fondati

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XI

sprofonda la pioggia
sui passi dei torturatori.
I camici bianchi…a volte
si macchiano di demenza
sono il piccolo schermo
di una Italia che non vede…
ma colui che sanguina
ha la voce di una ferita
imprecisa come gli occhi
di chi pugnala
la psiche dei tramonti,
la calma ipnotica
dei lampioni…

Fernando Lena
da “La quiete dei respiri fondati

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IX

l’urlo supera
il confine spinato
evade da ogni
camicia di forza
avvolta in un lezzo
di bestemmie
incredibilmente
mette in ordine
l’identità
delle lacrime:
qui non è futuro
che spaventa
ma la dignità di un fiore
che cresce
nella giungla del piscio…
“fatti forza dice tra sé
ogni giorno il custode…
chissà perché la follia
è una carezza di Dio”.

Fernando Lena
da “La quiete dei respiri fondati

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VIII

La chiesetta accenna
un do di campane
però non è domenica
quindi è solo
un altro funerale…
qui si muore e si vive
con un tempo indifferente…
solo qualche lacrima
per un improvviso
mutamento cosmico
arriva dal cielo…
Passano una mano sull’oblio
i pochi amici rimasti
finalmente è libero
il demone…libero
di giocare con l’immenso
e di scegliere
una camicia più comoda
un po’ più alata
come quella di un angelo.

Fernando Lena
da “La quiete dei respiri fondati

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L’INTENZIONE

galateo fumo 3

Si chiuse la porta e con un battito d’ali lei se ne andò.
Improvvisamente una folata di vento fece crollare il suo castello di foto ricordo, cercò le più belle, ma ormai sparse a terra, era impossibile distinguerle.
Lentamente si distese sul letto e come d’incanto, riuscì a vedere, illuminate da un raggio di sole, le minuscole particelle di polvere che ci avvolgono, ogni giorno senza accorgercene.
Pensò subito di volerle racchiudere tutte, come un oggetto prezioso, in una scatola e poi magari guardarle e contarle, ma sapeva che sarebbe stato inutile e ne aveva abbastanza di fare cose senza senso.
Quotidianamente si sentiva in trappola:- fai quello, fai questo, non fare quello, non fare questo!-.
Una caterva di perché e come ripiegati in cassetti chiusi a chiave. Non si sforzava nemmeno più di rispondere ai continui interrogativi che torturavano la sua anima.
Spegne la luce. Seduto sul divano accende una sigaretta. Si perde immerso tra i cerchietti di fumo, fissa le tele sul muro.
Assorto nei suoi pensieri sente le urla al piano di sopra, la caduta di piatti in mille pezzi, tutto ciò non fa altro che bombardare la sua mente già abbastanza scossa.
Le parole sono bloccate in gola, e quello che aveva fatto non riusciva a spiegarlo, la ragione avev smesso di accompagnarlo durante il cammino, l’irrazionalità l’aveva preso per mano, l’unica vi di uscita era lasciarsi andare ed era così che aveva fatto.
Sommerso dal rimorso, affogava a poco a poco nel suo bicchiere di rum, rinchiuso nel suo grigio appartamento.
Non poteva chiedere aiuto, sarebbe stato troppo umiliante far stropicciare il suo sogno, far calpestare i suoi ideali da gente mediocre che non ne avrebbe capito il senso.
Ad un tratto la porta si aprì e il profumo del perdono lo inebriò come un caldo abbraccio facendo svanire, per sempre, quel rantolo di sofferenza che si era impadronito di lui.
Diletta Bonifazi

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VII

Milena fissa il sole
come se lo stesse invocando
per una scottatura esilarante
vuole essere cenere
sperando che il vento
la soffi fuori…
superata la cinta
pensa…che ci sia
un mondo emozionato ad attenderla
fuggire vorrebbe
o vivere volando
come un’affascinante strega
risucchiata da una vertigine
di diossina…
ma quel diritto di sognare
la opprime già
nei minuti in cui si dà
come una ninfa…funebre
nell’apice di ogni orgasmo.

Fernando Lena
da “La quiete dei respiri fondati
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VI

nei tuoi modi cementati
ho visto più volte
la gentilezza
di un baratro.
Alberato come una giungla
di celluloide,
saggio come la voce
dei citofoni
durante una eclissi
agli sguardi della parola
come un villaggio
che precipita in un porto
appena capace
di galleggiare grazie
allo scheletro convulsivo
dei suoi detrattori.

Fernando Lena
da “La quiete dei respiri fondati

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