CHARLES WRIGHT “ITALIA”


poesie scelte e tradotte da Damiano Abeni e MoiraEgan

NOTTURNO

Le erbacce si sono infoltite nei frutteti e le foglie pendono inascoltate sotto le arcate. Di sera, prima – dove la luce delle torce una volta sfilava la tenebra come una coperta da sopra i mosaici, dai giardini formali, dove, si è detto, i banchetti raggiunsero una tale perfezione che Bacco in persona, irato per alcuni certami banditi in suo nome, una sera al crepuscolo si affacciò, e quindi ordinò che la sua immagine venisse fatta sparire dalla casa, che non si intonassero più peana in suo onore – tutto viene scoperchiato dalla luna. Accordi sparuti da un liuto spettrale, è vero, scenderanno talora sulle ali dello stesso vento alpino che come un pastore continua a guidare le piccole onde sulla sponda; o un viandante sperduto, o un pellegrino istradato su un cammino sbagliato, una sera d’estate, se rimangono immobili senza dire nulla, potrebbero immaginare di sentire il ritmo appena sincopato un esametro fondo tra i filari di ulivo, mentre il sommuoversi degli uccelli notturni si sposta verso alberi più cupi. Ma questo è tutto.

Grotte di Catullo, Sirmione

da The Grave of the Right Hand (1970)

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