La discrezione della lettera – Mario Piazza

di Mario Piazza
tratto da nostro lunedì
n° 2 forme – prima serie

ll mio mestiere è la grafica. Progetto la forma visiva dei messaggi. Oggi tutti pensano che il mio mestiere sia quello di lavorare con le immagini. Del resto siamo immersi
nelle immagini, guardiamo molto e leggiamo sempre meno. Molti pensano
che per presentare un prodotto o comunicare un evento servano idee che vengano vestite da affascinanti e emozionanti segni visivi. E questi segni, le belle forme
della grafica, per i più sono le illustrazioni, le fotografie o le composizioni e gli ornamenti cromatici. Ma non è affatto vero, o è vero solo in parte. Di certo il cuore della grafica non sono le “immagini” ma sono le lettere. I grafici si occupano in primo luogo
di scrittura. Ma le lettere, nei secoli progettate e mai come in questi ultimi decenni implementate in nuove forme, hanno la dote della discrezione. Non hanno mai forme appariscenti, tranne quando serve. Sono un servizio cospicuo, aggiungono senso, senza mai eccedere nella bellezza fine a se stessa, nel gratuito o nel velleitario.
Ma saperle usare e conoscerne la profonda essenza è un’operazione complessa.
La scrittura serve per comunicare, ma non è mai solo trascrizione del verbale,
è sempre anche un’immagine. Le lettere sono segni che si misurano con l’espressività di chi scrive, con le potenzialità delle tecnologie e con la lunga storia delle loro forme.
È la forma della lettera, la vera “immagine” che il grafico deve conoscere e saper manipolare. La scrittura è innanzitutto un dato visibile, che proprio disponendo
i propri segni grafici sulla pagina frantuma il vincolo della lingua parlata. La scrittura
è materia, quella su cui vengono tracciate le lettere (dalla pietra al touch screen)
e quella degli strumenti con cui si disegnano le lettere (dal pennello al computer).
La rivoluzione digitale ha portato con sé l’esigenza tecnica di nuove scritture e la facilità di generarle. Un sapere antico, fortemente specialistico ha trovato inaspettati orizzonti e posto nuove possibilità espressive ai disegnatori di caratteri e ai grafici.
Le forme dell’alfabeto rappresentano, come sottolineava Stanley Morison, (l’ideatore
del carattere Times) il mutare del tempo, il sociale e l’economico, ma sono anche risposte alla necessità intrinseca dei media comunicativi. Il sistema delle reti
ha reintrodotto e ridato spazio alla comunicazione dialogica. La lettura dallo schermo avanza inesorabile. La tipografia, ormai immateriale, aspira a fare delle lettere un corpo duttile, capace di ottimizzare le nuove necessità e di essere personale e distintiva.
La lettera uccide e fa vivere, in certi casi: si compone nella parola e si forma
in linguaggio. Ha una forma in se e un moltiplicarsi di forme nella sua combinazione,
nel suo uso, anche fortemente espressivo e grafico. Mi è capitato di progettare
un enorme pavimento, per un’ istallazione alla Mostra internazionale di architettura
della Biennale di Venezia di qualche anno fa. Componendo con le sole lettere
ho ricreato una porzione della planimetria del porto e del centro storico della città
di Napoli. Con le parole ho dato forma agli isolati, agli edifici, alle strade, ai moli,
alle imbarcazioni. Ed ognuna di queste parti era scritta con i nomi delle cose
che la costituivano, che fisicamente la determinavano. E via, via sempre più
in profondità e quasi impercettibilmente, ai nomi delle cose ho aggiunto piccole narrazioni, le persone e gli accadimenti (dalla fila alla posta al venditore delle guide).
Ed ogni lettera andava a costituire una tessera di un mosaico emozionale che co­struiva la figurazione della città, il suo volto planimetrico ma anche sociale. Ecco la forza visiva della lettera e la sua qualità mimetica, la sua discrezione. Potevi camminarci sopra, potevi leggerla e potevi consultarla come una mappa. È in questa presenza e assenza
che sta il fascino della scrittura e la sua potenza. È nella sua capacità di avvicinare
la forma e il pensiero che sta la grande responsabilità del grafico nel saperla usare
e nel saper progettare nuovi codici e nuove convenzioni.

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Il sogno, un altrove metropolitano

“Sogno”

“Sogno” è una videoinstallazione ideata da Gianfranco Iannuzzi,
Massimiliano Siccardi e Ginevra Napoleoni con le musiche originali di Luca Longobardi.
L’opera è prodotta da Culturespaces.
Questo nuovo spettacolo multimediale immerge lo spettatore negli elementi naturali, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande.

Sognare. Come spettatori che lasciano dietro di sé il clamore della città,
che vengono catturati da una grande tromba d’aria che si tuffa in un mondo di ghiaccio, alle profondità degli abissi, poi in un lussureggiante Eden e, per finire, in un viaggio cosmico tra le stelle. Questo nuovo esercizio di stile mostra l’incredibile capacità
dei sistemi tecnologici delle Carrières des Lumieres di Les Baux de Provence in Francia, in grado di dare agli spettatori la sensazione di sognare ad occhi aperti.

“I sogni nutrono la nostra vita, allo stesso modo in cui la vita alimenta i nostri sogni.
Allora perché non rubare pochi minuti della nostra vita da svegli e lasciarsi trasportare altrove, in luoghi dove i confini spazio-temporali evaporano. Sono sempre stato affascinato dalle grandi città, immaginando i tanti sognatori che stanno dietro ogni finestra
di questi edifici immensi. Così, con Massimiliano e Ginevra abbiamo immaginato
di catturare e filmare uno di questi sogni, giocando sulla realtà
e sulla fantasia…Sweet dreams”.
Gianfranco Iannuzzi

Gianfranco Iannuzzi è un artista multimediale.
Nativo di Venezia, ha studiato sociologia e fotografia. Utilizza l’immagine, il suono e la luce come supporti di comunicazione sensoriale per la creazione artistica.
Durante più di vent’anni ha realizzato numerosi spettacoli e installazioni nelle cave di pietra sotterranee della Provenza svolgendo un ruolo di direttore artistico
per Cathédrale d’Images. Nel 2011 ha ideato e diretto una nuova installazione tecnologica delle stesse cave investendo 7000 metri quadrati di superfice di proiezione con un centinaio di video-proiettori, un sistema sonoro spazializzato e un’illuminazione dinamica. La società Culturespaces gli ha affidato la realizzazione artistica
dei nuovi spettacoli per il sito ribattezzato per l’occasione Carrières de Lumières.
Nuovi progetti internazionali lo portano a investire altri spazi che accoglieranno
le prossime installazioni in particolare in Giappone dove è rappresentato
da Yoshihiro Arakane. Nella realizzazione dei suoi progetti collabora
con Renato Gatto e Massimiliano Siccardi.

Massimiliano Siccardi è un videoartista, fotografo, coreografo e regista teatrale.
Formatosi alla London School of Contemporary Dance di Londra,
nel 1990 si allontana temporaneamente dalla sua esperienza come danzatore per iniziare un percorso nel mondo della videoarte con collaborazioni internazionali.

Ginevra Napoleoni nasce a Roma il 28 gennaio 1985,
è una videoartista, fotografa e pittrice.
Si forma all’Accademia di belle arti di Venezia dove frequenta i corsi di pittura,
e filosofia dell’arte. La sua prima opera in video “Oltre l’immagine”
ha come committente l’Ateneo Veneto in occasione del convegno internazionale
sul rapporto tra l’immagine e la musica, in collaborazione con l’università Ca’ Foscari
di Venezia e la Società Psicoanalitica Italiana.
Nello stesso periodo realizza scenografie video per pièce teatrali
all’Accademia Estetica Internazionale di Rapallo in collaborazione
con Alessandro Di Chiara per letture e pièce teatrali con Caterina Vertova,
Omero Antonutti e Giulia Lazzarini. Tornata a Roma si laurea allo IED in video design
e si diploma alla Scuola Romana di Fotografia.
Collabora come performer alle opere in video di Luigi Presicce e Jonatan Manno.
Realizza le scenografie video per il Teatro Patologico di Roma in collaborazione
con il Centro di Sanità Mentale. Realizza uno Spot pubblicitario per Discovery Channel.
Collabora, poi, con Massimiliano Siccardi per la realizzazione di video-scenografie
per vari gala internazionali di danza: “Omaggio a Elisabetta Terabust”,
“Omaggio a Rudolf Nureyev”“Omaggio a Luchino Visconti”,
Gala internazionale “Il Cigno nero”. Dal 2012 firma con Gianfranco Iannuzzi
e Massimiliano Siccardi gli spettacoli “Rève” e “Les Villes Invisibles”,
collaborando alla realizzazione delle animazioni video degli spettacoli “Mediterranèe,
da Monet a Chagalle”
e “Klimt et Vienne, un siècle d’or et de couleurs”
per Culturespaces presso Carrières de lumières di Les Baux de Provence in Francia.
Collabora con “Teatro Azione” di Roma e realizza la video scenografia dello spettacolo
“Macbeth” per la regia di Marco Blanchi con Isabella del Bianco.
Attualmente è impegnata in varie opere di performances
e videoinstallazioni in italia e all’estero.
Luca Longobardi è un pianista, compositore e libero pensatore.
Ha cominciato a suonare il pianoforte e a comporre da bambino e da allora difende
la libertà datagli dalla musica. Il pianoforte è stato il suo primo amore,
l’elettronica il suo amante. Nel suo mondo privato, le note sono più sincere delle parole.

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Alessandro Papetti, la pelle come confine

C’è sempre un buon motivo per visitare una bella città come Perugia,
inoltre essendo candidata come capitale della cultura 2019 insieme ad Assisi,
numerose sono le iniziative in programma visitabili su Perugia2019.

Uno tra questi, potrebbe essere quello di  visitare, all’interno di Palazzo della Penna
la mostra “La pelle come confine” di Alessandro Papetti,
curata da Luca Beatrice e organizzata dal Comune di Perugia
in collaborazione con la Regione Umbria, visitabile fino al 7 settembre.

Alessandro Papetti, Trasparenze, Trittico, 2013, acrilico su carta, cm 150x305

Alessandro Papetti, Trasparenze, Trittico, 2013, acrilico su carta, cm 150×305

Papetti, artista nato a Milano nel 1958, pittore attivo dagli anni ’80 vanta un’ intensa attività espositiva in Italia all’estero, la sua pittura fortemente evocativa, rimanda all’antico classico e al movimento espressionista,  suggerisce assonanze con Francis  Bacon
e Alberto Giacometti.  Le sue grandi tele raffigurano soggetti che appaiono
come un ricordo,  facenti parti di un mondo su cui il tempo ha lasciato il suo segno, evidente in particolar modo nelle immagini tratte da soggetti di archeologia industriale. Numerosi sono i suoi cicli eseguiti a olio  e acrilico con grandi pennellate nella gamma
del grigio, ocra e rosso.   In mostra sono presenti i primi Ritratti visti dall’alto
del 1988-1990,  e la serie  “Il disagio della pittura” del 2005, tele gigantesche
dove uomini, donne e bambini sono immersi nell’acqua e assorbono quasi per osmosi, ombre luci e movimenti, diventando parte dell’elemento. Corpi apparentemente passivi
che sembrano farsi attraversare dall’esterno in una dimensione rarefatta quasi atemporale.

Alessandro Papetti, La pelle attraverso, 2013, acrilico su carta, cm 140x770

Alessandro Papetti, La pelle attraverso, 2013, acrilico su carta, cm 140×770

Quaranta sono le opere presentate nella mostra “La pelle attraverso”
tra carte molto grandi, quasi otto metri di larghezza,  e dipinti a olio e acrilico
che ritraggono corpi umani. È presente anche un’installazione composta da sei pannelli che ricoprono un’intera stanza e una serie di disegni raccolti in un libro.
I soggetti sono uomini, donne e bambini nudi, raffigurati con colori caldi su sfondi neutri.
Il tema della pelle, quale organo sensibile per eccellenza,  è inteso dall’artista
“come contenitore sottile di organi  e pensieri e quindi zona di confine tra noi e l’estero “.
Da non perdere assolutamente!

La prima e più illuminante cosa da dire riguardo l’arte di Alessandro Papetti
è che è un artista profondamente italiano. Nessun artista, naturalmente, nasconde sempre con successo le sue origini nazionali, tradizionali e psicologiche, anche se alcuni
sono più inclini a farlo rispetto ad altri. Si pensi a Van Gogh, ma in questo caso
non a Papetti, perchè non sono le sue opere che evocano la patria.
In questo egli è veramente internazionale, e in piena sintonia con la sua epoca,
nonostante mostri apparenti reminiscenze di stili del passato, che consistono
solo in piccole somiglianze. L’italianità di Papetti la si evince dalla sua magistrale abnegazione nei confronti della materia che ritrae. L’arte è lì, e lui è il colpevole innocente di ciò che la sua mano gli insegna a fare, di ciò che vede, ma quando lui è al lavoro
niente di ciò che vede è visibile allo spettatore, noi vediamo l’arte, egli vede la creazione. In questa simbiosi abita la gioia di una gratificazione estetica. (Fonte Everard Read).

Alessandro Papetti, “La pelle attraverso” su Facebook

Info: Palazzo della Penna, Perugia

martedì – domenica ore 10.30 – 19.00 / sabato e prefestivi ore 10.30 – 23.00 /
chiuso lunedì / aperture straordinarie in occasione di eventi e festività

Ingresso libero con le card Perugia Città Museo

Per informazioni:
tel. 075.5716233
e-mail: palazzopenna@sistemamuseo.it 

Francesca Luslini

 

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Demanio Marittimo.Km-278 palcoscenico dell’arte e dell’innovazione

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Per una notte cento metri di spiaggia, con i sassi, le barche e gli argani, le nasse e le reti,
si trasformano in un palcoscenico della contemporaneità. Accade a Marzocca,
vicino Senigallia, dove Il 18 luglio prenderà vita
 Demanio Marittimo.Km-278,
un susseguirsi di workshop, dibattiti, performance, installazioni video e sonore, dj set, reading e degustazioni. Architettura, arte, design, food, impresa e innovazione sono i temi portanti di questo evento giunto alla sua quarta edizione, che conferma
la multidisciplinarietà del progetto come dimensione in cui far emergere eccellenze
e connessioni non solo culturali, ma anche geografiche e generazionali.
Questa maratona artistica e nottambula è ideata e curata da Cristiana Colli
e
Pippo Ciorra, è promossa dalla rivista MAPPE (Gagliardini Editore)
e dall’
Associazione Demanio Marittimo.Km-278, in collaborazione con il MAXXI – Museo delle Arti del XXI secolo, la Regione Marche e il Comune di Senigallia,
oltre al supporto di un’ampia rete di imprese, istituzioni e associazioni culturali.

Con la sua quarta edizione, Demanio Marittimo.Km-278 aggiunge nuovi punti a una mappa di protagonisti, idee ed esperienze che il progetto sta costruendo anno dopo anno, partendo da una posizione e da un’identità specifica del litorale marchigiano,
la spiaggia di Marzocca di Senigallia, per allargare l’orizzonte all’altra sponda adriatica
e creare collegamenti con la creatività globale. Le discipline affrontate dall’evento saranno molteplici e avranno un leitmotif incentrato sui temi dell’innovazione
e della produzione di capitale sociale.
Così, in campo architettonico ci sarà un “Omaggio a un Maestro del Territorio”,
che quest’anno Demanio Marittimo.Km-278 dedicherà a Pietro Belluschi, architetto anconetano emigrato per far fortuna negli Stati Uniti e precursore dell’Erasmus Effect celebrato dal MAXXI, che oltre ad aver collaborato con Walter Gropius, ha progettato
la Facoltà d’Ingegneria di Ancona. Saranno presenti poi molti protagonisti della 14° Biennale di architettura di Venezia e la mostra Piccole Utopie, con i lavori di dieci importanti architetti italiani, prodotta dal MAXXI insieme al MAE
(Ministero degli Affari Esteri) e da qualche mese in tournée in molte città del mondo.
Ci sarà poi il collettivo artistico Orizzontale, vincitore con l’installazione “Otto e mezzo” della quarta edizione italiana dello YAP (Young Architects Program), con­corso
che ogni anno pre­mia pro­getti di gio­vani sen­si­bili ai temi del rici­clo e della soste­ni­bi­lità.
 
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Sul fronte dell’arte contemporanea, Demanio Marittimo.Km-278 invita
un grande protagonista, l’artista di origini albanesi Adrian PaciLa sua opera
“The Column” è visibile sulla banchina dell’Arsenale per il padiglione dell’Albania alla 14° Biennale di Architettura di Venezia. Sarà protagonista anche un altro personaggio albanese, il regista Roland Sejko, che presenterà il suo secondo lungometraggio “Anija – La Nave” vincitore del David di Donatello come miglior documentario 2013
e finalista ai Nastri d’Argento.

Per il design le parole chiave saranno Download Design Open Design: si parlerà
di queste frontiere con il designer Denis Santachiara, la storica del design
Domitilla Dardi e l’autore del manifesto dell’Open Design Ronen Kadushin.
Vi sarà poi un omaggio a Massimo Vignelli, uno dei più grandi designer internazionali che disegnò una mappa della metropolitana di New York e il logo dell’American Airlines, per il quale verrà proiettato il documentario “Design is one. Lella e Massimo Vignelli”
in collaborazione con il Milano Design Film Festival, per ricordare una coppia centrale della storia italiana e internazionale della grafica, del design e dell’architettura.

L’intreccio tra la cultura contemporanea e le storie del territorio verrà presentato
con “La meravigliosa storia del capodoglio spiaggiato di Marzocca”: il cetaceo,
ritrovato sulla spiaggia di Demanio Marittimo.Km-278 negli anni Trenta, fu portato
a Reggio Emilia per essere esposto come mostro marino. Una storia che racconteranno
il Direttore dei Civici Musei di Reggio Emilia Elisabetta Farioli, l’architetto Italo Rota
e lo scrittore Ermanno Cavazzoni, protagonista di uno spettacolo ispirato dal suo libro “Guida agli animali fantastici”, accompagnato dalle performance vocali e musicali
di Vincenzo Vasi e Valeria Sturba.

Mentre delle giovani facce saranno protagoniste della performance
“Mutatosi in una pioggia d’oro: Painting as Performance”, un’azione inedita concepita
da Andrea Bruciati e White.fish.tank. Gli artisti sono sei giovani promesse della pittura internazionale provenienti dall’intero bacino adriatico e metteranno in atto un’azione artistica che indaga il passaggio fra lo stadio corporeo del pittore e la nascita di un’opera d’arte, coinvolgendo gli spettatori in una sfida prometeica dalla sera fino alle prime luci dell’alba. Invece Andrea Tabocchini dell’Università Politecnica delle Marche e Matilde Mellini dell’Accademia di Architettura di Mendrisio realizzeranno l’allestimento
della spiaggia, trasformandola in una sorta di social network. Inoltre, il giovane chef Davide Won offrirà al pubblico il suo piatto di street food “Il lusso della scarpetta” premiato da una giuria composta dagli chef Mauro Uliassi e Moreno Cedroni.

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Demanio Marittimo.Km-278 svilupperà anche la componente social, con una sezione dedicata ai blogger della cultura e della creatività per raccontare in diretta la lunga notte tramite i social network. Tutto questo sarà incarnato in un progetto di realtà aumentata che dilaterà la struttura del programma, allargherà il panel dei partecipanti e renderà
la manifestazione adriatica, con contributi e collegamenti tra le due sponde,
in modo da valorizzare la mappa della community di Demanio Marittimo.Km-278.

Questo sulla spiaggia di Marzocca è un evento che si caratterizza sempre più
come un progetto di disseminazione culturale nella vasta area della macro regione adriatico-jonica. Nelle intenzioni dei creatori della manifestazione, questa macro regione
si configura come una mappa geografica e concettuale: dove sul piano temporale
è il risultato delle partecipazioni e delle collaborazioni delle quattro edizioni,
sul piano spaziale è composta dalle geografie toccate dal progetto e sul piano strategico è l’aggregato delle reti che stanno insieme e animano la progettualità, come fondazioni, media, università, istituzioni, reti professionali, agenzie di produzione culturale,
centri di ricerca e incubazione.

La visione della rivista MAPPE e di questo suo progetto si esprime in un investimento costante e capillare sul territorio per essere locali ma non provinciali, dettagliati sui contesti senza dimenticare il mondo, con lo sguardo del microscopio e quello del telescopio.
Le Marche nel mondo, il mondo nelle Marche, le Marche nelle Marche. E con le Marche
la Città Adriatica. E con loro i protagonisti dell’architettura, del design, delle arti
e delle imprese. Di questa sponda, e sempre più anche dell’altra sponda.
MAPPE ha scelto il racconto e la narrazione, le visioni e le filiere, le comunità e i luoghi, quelli del senso e dell’appartenenza, quelli in transizione verso nuovi usi,
nuove forme e nuove funzioni.

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Flowery letters

Le lettere dell’alfabeto vestite con elementi floreali multicolori
espressione di un visual fresco e divertente per costruire emozionali esperienze visive.
Oggi proponiamo la I del Morris Roman.

I Morris

I/Morris Roman
Realizzato dal tedesco Dieter Steffmann, ispirandosi alle splendide composizioni
di William Morris che fu tra i principali fondatori del movimento inglese delle Arts and Crafts, un movimento artistico per la riforma delle arti applicate, una sorta di reazione colta di artisti e intellettuali all’industrializzazione galoppante del tardo Ottocento.
Le radici di pensiero di questo movimento si svilupparono dalle considerazioni
di Augustus Pugin sull’enfatizzazione dello stile gotico in una sorta di nostalgico ritorno al passato. Seguace di Pugin fu John Ruskin, il quale affermava che il nuovo stile doveva nascere sulle orme del lavoro medievale, caratterizzato dalla semplicità
del lavoro dell’uomo e pertanto concettualmente in contrapposizione alla freddezza dell’industria. Fu proprio Ruskin a contagiare William Morris con questa idea.
Willam Morris cercò di applicare i principi del “ritorno al passato” a tutte le arti,
al disegno degli oggetti e alla tipografia. Si venne a determinare una grafica
che privilegia la decorazione e la cornice, la pagina composta e risolta con cura quasi maniacale. Morris cercò costantemente un rapporto organicamente diretto
tra la composizione, l’illustrazione e la decorazione della pagina. I suoi libri ci appaiono ancora oggi esemplari per equilibrio ed eleganza.

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Paolo Fileni. Tra e-book e poesie

VIOLINO STONATO
C’è silenzio tutto intorno alle cose
solo qua e là uno squittio, ritardato.
Foglie, che di foglie non hanno che il nome
bruciano l’anima al desiderio insecchito dei gialli.

L’autunno prepara in silenzio l’inverno.

Gocce di pioggerella anche oggi
sulle cose di sempre.
Mormorio sommesso che amico
sussurra il passaggio del tempo
sui ponti che mi son costruito.

I ricordi sbiadiscono in sequenza
spegnendo certe luci dentro gli occhi.
Iridi nere – ubriache di sole –
aspirano a nebbie azzurrine e riposo.

Son tanti anni che guardo
e a ripercorrere il tempo, a ritroso,
mi ritrovo invecchiato.
Nel concerto del tempo suddetto, resisto:
secondo violino in assolo stonato.

Le nari respirano aria di muschio e di fango
tra mulinelli ventosi che accentuano il freddo.

Nel concerto del tempo, resisto…

Scusate se insisto
questa musica m’ha invaso anche il cuore.
Suono e risuono lo stesso concerto
da sempre. E rivivo.
E se stono è perché sono umano.

Gocce di pioggerella autunnale
stanotte
sui ponti che mi son costruito.

 

Foto Paolo Fileni maggio 2014

Paolo Fileni
Nasce a San Marcello nei pressi di Ancona il 29 giugno 1954 e dopo aver vissuto
tra il Piemonte e la Liguria, risiede oggi a Camerano.
Paolo è un giornalista professionista. Ha lavorato per testate come: ViviPino, PinoInforma, Hurrà Juventus, La Nuova, La Nuova Metropoli, Biancorossoancona.
Nel 1983, per i “Tipi” di Gribaudi Editore, ha pubblicato il romanzo breve
“Tornare a vivere”, nel 1990 ha pubblicato la raccolta di poesie
“Frammenti d’oziosi pensieri”, mentre nel 2014, presso Amygdala Editore,
ha pubblicato l’e-book “Il destino dei tonni”, presente in tutte le principali librerie virtuali in internet. Negli anni ha partecipato ad una ventina di premi letterari,
risultando sempre tra i finalisti.
Dal 2000 al 2005 ha fondato, presieduto ed organizzato un premio letterario nazionale: “Il Pinayrano” (narrativa edita e inedita; poesia edita e inedita).
Dal 2013 al 2014 è presidente della Consulta della Cultura del comune di Camerano.
Attualmente sta lavorando al sequel de “Il destino dei tonni”.

Copertina raccolta poesie Frammenti d'oziosi pensieri

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Luigi Sauro – Sorrisi

“Quando vedo un bel sorriso voglio solo quello,i colori non servono.Con il bianco e nero annullo tutto, fisso solo quello che secondo me è il punto chiave per catturare l’anima della persona nell’attimo”.

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Luigi Sauro è un giovane e creativo fotografo di Ancona, dove opera nel suo studio fotografico.È specializzato in servizi fotografici matrimoniali; associato all’esclusiva Wedding Photojournalist Association, l’organizzazione che unisce
e riconosce i più bravi fotografi matrimonialisti di tutto il mondo. Matrimoni e non solo; importante il lavoro realizzato per AnconAmbiente, unico nel suo genere.

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“Mole” – Francesco Scarabicchi

di Francesco Scarabicchi
tratto da nostro lunedì
n° 2 forme – prima serie

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Mille anni della Cattedrale di Ancona tra Oriente e Occidente’ del 1999 sono state due scadenze che hanno raccolto un’udienza vastissima per il loro carattere specialistico
e per la consistenza della proposta che sottolinea ulteriormente l’identità di una città millenaria che va man mano disseppellendo la sua vicenda sommersa da un silenzio pesante che ne ha taciuto l’importanza e le risorse di porta d’Adriatico verso
le destinazioni mediterranee. La vita della Mole, nel suo disegno di sede per esperienze ed eventi culturali, si delinea nel percorso che le è congeniale per collocazione fisica, per identità architettonica e per un’anima insita in quelle pietre e in quelle sale,
in quei passaggi e in tutte le parti dell’edificio intero, ancora ignote, che ne fanno una piccola città d’acqua nella città-promontorio. A lei speriamo sia affidata la luce giusta che le spetta dopo la notte degli ultimi decenni ai quali è stata sottratta mortificandola nell’ombra di una decadenza che coinvolge anche il contorno, l’assedio di strutture, traffici e movimenti (tutte le funzioni dell’area del Mandracchio, il luogo etimologicamente chiuso, la parte più protetta del porto), i pescherecci e il mercato
del pesce, lo scalo ferroviario delle merci) che congestionano quella che avrebbe potuto essere (o potrebbe tornare ad essere) una delle poche passeggiate a mare
di cui la città è priva.

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C’è un frammento di una lettera del Vanvitelli (18 ottobre 1766), legata al Lazzaretto
e alla realizzazione del porto di Ancona, che segna, insieme, la luce accecante
e dolorosa che tocca l’intera sua vita e la coscienza d’aver creato una grande opera
(il primo capolavoro), tormento senza fine della sua esistenza per le molteplici vicissitudini, traversie e lotte che accompagnarono le due diverse fabriche:
‘Io solo sono stato lo sfortunato, benchè autore e fondatore di questa grande opera, che non ò dovuto soffrire che ingiustizia e persecuzione senza premio.’

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Gustave Klimt come non lo avete mai visto

“Klimt e Vienna, un secolo d’oro e di colori”

La video-installazione realizzata da Gianfranco IannuzziRenato Gatto
e Massimiliano Siccardi, con musiche di Luca Longobardi, prende vita in Francia, alle Carriéres des Lumieres di Les Baux de Provence. Un centinaio di videoproiettori
su 7000 mq di superfice di immagini animate e sincronizzate.

L’opera è prodotta dal Culturespaces e sarà aperta al pubblico fino al 4 gennaio 2015.
Questa performance artistica rapisce lo spettatore e in un’ora gli fa attraversare
cento anni di pittura viennese, portandolo nel cuore delle luminose e colorate opere
di Gustave Klimt, dei suoi contemporanei e degli artisti che lui ha ispirato.
Da un punto di vista tecnico,  gli autori non si sono limitati a una semplice esposizione
dei contenuti multimediali al fine di creare una composizione rigorosa,
ma si sono impegnati nella costruzione di una sorta di dialogo tra i contenuti artistici, dando al pubblico la sensazione che le opere di Klimt quasi danzassero o dialogassero
fra loro, al fine di creare una forte vibrazione emotiva tra immagini e musica.
L’obiettivo di questi artisti è quello di dare allo spettatore una libertà di percezione
ed interpretazione in uno spazio in cui i loro movimenti sono parte integrante
dello spettacolo. Amplificando la dimensione emozionale e immergendo lo spettatore
in un lavoro tridimensionale, si induce nell’animo del visitatore un atteggiamento
più partecipativo nei confronti dello show e la sfida consiste nell’approfondire
proprio questo approccio artistico, utilizzando i dispositivo multimediali all’avanguardia della tecnologia sviluppati da Culturespaces.
Come sostengono questi artisti, “Klimt e Vienna, un secolo d’oro e di colori”
è uno spettacolo “esthétisant”, che reca una raffinata immagine della Vienna imperiale, libera e audace, luminosa e colorata come i dipinti di Klimt e di Hundertwasser.

Gianfranco Iannuzzi è un artista multimediale.
Nativo di Venezia, ha studiato sociologia e fotografia. Utilizza l’immagine, il suono e la luce come supporti di comunicazione sensoriale per la creazione artistica. Propone un riuso
e un reinvestimento culturale ed artistico di luoghi e spazi di natura eterogenea,
in esterno come in interno, dove crea ogni volta una installazione originale che rispetta, valorizza e trasforma lo spazio in maniera effimera.
Disegna in questo modo un ambiente teatrale interattivo nel quale lo spettatore
può evolvere a suo piacimento modificando la percezione dello spettacolo stesso.
Ricerca, attraverso l’uso delle tecnologie interattive, un maggior coinvolgimento
del pubblico che viene in questo modo sollecitato a prendere possesso dell’opera artistica e a volte intervenire sulle sue possibili evoluzioni.
Durante più di vent’anni ha realizzato numerosi spettacoli e installazioni nelle cave di pietra sotterranee della Provenza svolgendo un ruolo di direttore artistico
per Cathédrale d’Images. Nel 2011 ha ideato e diretto una nuova installazione tecnologica delle stesse cave investendo 7000 metri quadrati di superfice di proiezione con un centinaio di video-proiettori, un sistema sonoro spazializzato e un’illuminazione dinamica. La società Culturespaces gli ha affidato la realizzazione artistica
dei nuovi spettacoli per il sito ribattezzato per l’occasione Carrières de Lumières.
Nuovi progetti internazionali lo portano a investire altri spazi che accoglieranno
le prossime installazioni in particolare in Giappone dove è rappresentato
da Yoshihiro Arakane. Nella realizzazione dei suoi progetti collabora
con Renato Gatto e Massimiliano Siccardi.

Massimiliano Siccardi è un videoartista, fotografo, coreografo e regista teatrale.
Formatosi alla London School of Contemporary Dance di Londra,
nel 1990 si allontana temporaneamente dalla sua esperienza come danzatore per iniziare un percorso nel mondo della videoarte con collaborazioni internazionali.

Renato Gatto è un vocalista. Insegna teatro e assistenza di regia.
Studia con vari maestri della vocalità cantata e parlata, realizzando un proprio percorso didattico-formativo che pone al centro il rapporto corpo-voce, gesto-suono.
Dal 1986 è docente di Tecnica Vocale in numerose scuole di teatro tra le quali:
Scuola del Teatro l’Avogaria di Venezia, Civica Scuola d’Arte Drammatica
“Paolo Grassi”
 di Milano, Civica Accademia Arte Drammatica “Nico Pepe”
di Udine, Accademia dei Filodrammatici di Milano.
Collabora, come docente e interprete ai Progetti Didattici del Teatro La Fenice
di Venezia. Nel 1996 fonda e dirige fino al 2002 il Centro d’Arte Vocale,
nato come spazio di incontro e diffusione delle pratiche della voce.
Dal 1999 al 2003 lavora con InCanto – Suoni per Azioni di Milano in récital per voci, strumenti e immagini e con la regia di Ambra D’Amico.
Dal 1990 cura inoltre, con il fotografo-regista Gianfranco Iannuzzi, installazioni d’immagini e musica realizzate in numerose località di Francia e Italia.

Luca Longobardi è un pianista, compositore e libero pensatore.
Ha cominciato a suonare il pianoforte e a comporre da bambino e da allora difende
la libertà datagli dalla musica. Il pianoforte è stato il suo primo amore,
l’elettronica il suo amante. Nel suo mondo privato, le note sono più sincere delle parole.

Gianfranco Iannuzzi Web Site

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Weekendoit! Tecnologia e artigianato creativo

Per tre weekend, dal 12 al 27 luglio, crafters e makers animeranno la Sala Box
della Mole Vanvitelliana di Ancona esponendo il proprio lavoro e condividendolo
con tantissimi workshopsFalegnameria, oreficeria, serigrafia, stampa 3D, ricamo, timbri, uncinetto, Arduino e tecnologia indossabile costituiranno la scenografia
di ogni weekend. Non mancheranno tavole rotonde, workshops teorici, angoli lounge
con Social Subbuteo e Knitting Corner insieme a mostre collaterali, mentre una festa finale fissata per il 27 Luglio darà vita a una mostra mercato con tantissimi artigiani e sorprese.

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LA MANIFESTAZIONE
Weekendoit – Impara a Fare! nasce da un’idea dell’assessore alla Cultura del Comune di Ancona Paolo Marasca e di Gaia Segattini, designer, blogger, comunicatrice
e persona di riferimento della nuova scena Craft italiana, in collaborazione
con Laura de Benedetto referente per Make Tank, una start up innovativa che utilizza tecnologie di nuova generazione. L’evento è sarà supportato dal Comune di Ancona
e dal Fondo Mole Vanvitelliana nella figura di Domitilla Vallemani.
L’obiettivo della manifestazione è quello di incuriosire e informare i giovani attraverso
un mood fresco e un linguaggio adatto al target, che sappia combinare tecniche artigianali tradizionali e innovative e che sia inoltre in grado di creare figure professionali,
che uniscano la conoscenza della tradizione artigianale e l’estetica del design
made in Italy. Può darsi che durante l’evento non ci sarà musica dal vivo o alchool a fiumi, perchè la manifestazione vuol darsi un tono contemporaneamente cool e popolare.

Dai primi anni del 2000 a cominciare dall’America e negli ultimissimi anni in Italia, si assiste sempre più alla crescita della scene legata al nuovo artigianato, internazionalmente definita con le terminologie Craft o DIY. Questo fenomeno ha cominciato a fiorire ed espandersi con l’avvento del Web 2.0 e la sua continua crescita di popolarità è da attribuirsi all’attuale crisi economica e ambientale.
I lavori di questi pionieri sono fatti a mano e recano un aspetto diverso rispetto
ai tradizionali manufatti artigianali, inoltre sono realizzati da persone di tutto il mondo
che operano in maniera indipendente e al di fuori dei canali tradizionali
di produzione/vendita ed esposizione. In questo senso, i crafters e i makers esprimono
la propria creatività, ma spesso questa tendenza si tramuta in una maniera
per arrotondare lo stipendio, un secondo lavoro , o nei casi più di successo diventa
il primo passo verso un’idea imprenditoriale.
Il Craft Consumer è un fenomeno che sta cambiando la maniera in cui le persone vedono la creatività e l’artigianato, rendendoli approcciabili e abbattendo
le frontiere del design.

CHI SONO I NUOVI ARTIGIANI?
Questi nuovi soggetti sociali sono definiti Crafters e Makers, dove per Crafter si intende chi recupera tecniche artigianali tradizionali come: serigrafia, oreficeria, maglieria e uncinetto, sartoria e falegnameria; per Maker chi utilizza tecniche di nuova generazione: 3D print, laser cut, Arduino, le quali si differenziano da quelle tradizionali per la gestione quasi imprenditoriale e sicuramente trasversale della loro produzione. I nuovi artigiani, spesso, sono giovanissimi e figli di Internet, hanno cominciato in casa e nel garage e hanno conosciuto le tecniche che utilizzano tramite tutorial e corsi on-line in lingua inglese.
Essi danno importanza all’oggetto da loro prodotto, che deve rispettare canoni estetici attuali e riconosciuti internazionalmente, ma anche alla sua presentazione, al packaging
e alla condivisione in rete. Questi artigiani alternativi investono tempo nella realizzazione del prodotto, ma ancor di più alla sua gestione: foto, gestione del negozio on-line, spedizione, customer care, condivisione social, gestione blog, rete, personal branding, studio del target, SEO.

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Spulciando il denso programma dell’evento, tra i protagonisti dei workshop vi figurano realtà come Eilish Creations, che pratica incisioni ad acido di metalli per creare ciondoli;
il laboratorio Hej Hej che invece ricicla e rigenera pezzi di arredo abbandonati per dargli una nuova anima e un gusto molto scandinavo; mentre la start up Fab Lab The Hive 
è un’avveniristica fabbrica digitale artigianale che impiega stampanti 3D; un workshop teorico tenuto dal team di Etsy Italia; tutto sarà accompagnato da una mostra fotografica delle The Babbionz di Pescara, un collettivo artistico che ha rivoluzionato l’estetica
e lo sguardo su un certo tipo di “lavori della nonna”, rendendoli, iconograficamente,
quasi sovversivi. Inoltre sarà presente un angolo lounge “old school” con Kinitting
e Subbuteo, un angolo photobooth per spingere la condivisione IG  e la mostra collaterale di Alessandra Roveda, una delle prime in Italia ad usare la maglia
come installazione artistica. Ma i nomi fatti fin qui son solamente una ristretta sintesi
di tutti i protagonisti che riempiranno La Mole con i loro contenuti.

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Il programma di Weekendoit – Impara a Fare!

LA LOCATION
La Mole Vanvitelliana di Ancona è da diversi anni luogo centrale delle attività culturali
e ricreative della città. Il progetto prevede di costruire una sorta di narrazione sul rapporto creativo tra uomo e materia, passando per i diversi anelli della filiera, come arte plastica e performativa, design, artigianato artistico, artigianato tout court, riciclo e creatività, con diversi aspetti laboratoriali pensati anche per i più piccoli.
In questo contesto l’universo crafter&maker diviene centrale.

GAIA SEGATTINI
Fashion designer per 18 anni, ha collaborato con Paul Frank, Toki Doki, Reebok,
The North Face, etc. E’ vice preside del corso di Fashion Design presso il Poliarte
di Ancona ,si occupa dal 2009 di artigianato di seconda generazione, scrivendone
sui portali Condè Nast (Glamour.it, Style.it), attualmente firma per VanityFair.it.
Ha pubblicato libri come “Rinnova il tuo guardaroba” (edizioni Gribaudo) e crea una rete nazionale ed internazionale tra gli addetti ai lavori, fino a diventarne
una dei principali referenti italiani.

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