Flash domestici con giaculatoria – Lucio Gabriele Dolcini

di Lucio Gabriele Dolcini
Tratto da nostro lunedì
n. 3 – Libri

retrato

La prima volta che andai a teatro fu a Ravenna, al teatro Alighieri, con mio padre
e mia madre, nel palco di mio nonno (a quel tempo esistevano i palchettisti).
Ogni periodo si esprime anche con le proprie “sciagure”. Andava in scena
Madama Butterfly. Ho tre ricordi indelebili di quella serata.
Il primo: l’imbarazzo di sentirmi un diverso: ero l’unico bambino della mia età presente
in sala (avevo dieci anni circa).
Il secondo: vedere mia madre, bellissima, in abito lungo color glicine con piccole righine argentee, fiori di seta che scendevano dalla spalla sinistra e mio padre vestito di nero (solo più tardi seppi che quell’abito si chiama smoking).
Il terzo: non avevo il fazzoletto in tasca e non sapevo come asciugarmi le lacrime
che mi inondavano il viso, con una sorta di incontinenza, alla fine dell’Opera!.
La serata finì. Tornammo a casa. Alla “Buona notte” chiesi a mia madre di farmi “leggere” Butterfly. L’indomani lessi il libretto. Alla fine della lettura non ebbi bisogno
di alcun fazzoletto. Mi sentii tradito in quel momento, né, minimamente pensai
che il mio sentire della sera prima fosse stato frutto di una allucinazione (direi ora).

spirito2

Non so se mi piaccia il “concetto” di libro, ma so che non ne posso fare a meno ….
è masochismo?
Amo molto gli animali, senza per questo negarmi l’egoismo che appartiene a questo rapporto. Conosco solo cani e cavalli e non ho mai avuto a che fare coi gatti.
Forse, in un certo circoscritto senso, il libro è come un gatto. Tu lo guardi… là,
da una parte, poi con riguardo lo prendi, lo accarezzi, ti intriga, quindi lo sfogli – lo leggi.
Ti interessi o no, lo leggi fino in fondo con calma, in silenzio, poi lo riponi. Ti ha lasciato qualcosa? Forse si! Tu gli hai lasciato certamente qualcosa. Cosa? Il tuo tempo –
lo spazio del tuo pensiero – il tuo odore. Lui non se ne cura.
Lui sta là, dove l’hai riposto, con la protervia della sua grande postura o della sua grande stupidità, ma certamente con la sua intollerabile capacità di assumere le puzze
polverose della fascinazione.
Non so se mi piaccia il “concetto” di libro, ma so che non ne posso fare a meno ….
è masochismo?
Ebbi modo, nel mio periodo liceale (liceo artistico di Ravenna), di avere a che fare
con un professore di Storia dell’Arte di nome Antonio Fantucci:
un genio dell’insegnamento.
Ritengo che l’orientamento di filosofia estetica nella quale instradò questo meraviglioso essere mi fu di base per gran parte del mio accostarmi alla conoscenza o meglio al modo critico di impostare le mie scelte del domani.
Fu lui ad instradarmi a letture importanti: da “Estetica”di Croce a “Intuizione creativa nell’arte” diJ.Maritain, da “Come si guarda un quadro” di Marangoni a “Storia sociale dell’arte” di Hauser…, e poi all’università d’architettura a Firenze un altro grande:
il professore Leonardo Benevolo ad instradarmi con letture come “Storia dell’architettura moderna” di Pevsner o di Zevi, oppure ai testi critici di Bargellini.
Ma cosa sarebbe stato tutto questo se non una (pur megalitica) base
su cui poter muovere il proprio periscopio di conoscenza. La Conoscenza personalizzata, quella che si caratterizza con gli eventi ai quali t’è stato dato essere presente. Parlo dell’incontro con Franco Zeffirelli (fui suo assistente), con Rafael Alberti, con Anna Magnani, con Roberto De Simone (fui suo aiuto regista) e tanti altri.
E ancora il vedere e l’ascoltare!
Si dice: ”Non può coesistere la cultura personale con l’assenza
della frequentazione dei libri”.
Ma, non è vero!! Si dica: “Non può esistere la cultura personale se non v’è
anche la frequentazione dei libri”!!
Penso che dare al libro il piedistallo paludato della Conoscenza sia confinarlo
su un altare arrogante.
Così facendo, inevitabilmente, si perde la poesia, la fruibilità, la curiosità, l’allegria
o la pena, in una parola l’accettazione fantastica che si instaura tra te e il libro che prendi in mano per leggere dando inizio a quel “passaggio misterioso” che attraverso l’occhio
si crea tra mente e segno scritto. Non so se mi piaccia il “concetto” di libro, ma so
che non ne posso fare a meno. …è masochismo?
Il mio incontro con la Musica ha origine “antiche”…, da quella Butterfly al teatro Alighieri
di Ravenna. Passai da sette intensi anni di studio privato del pianoforte (arrivai però solo all’esame del quinto anno) nei quali scopersi il linguaggio che ancor ora ritengo essere
il più completo sia per la comunicazione che per l’introspezione. Fu in quel periodo
che frequentai le prime letture inerenti il mondo della musica.  Ricordo che mi interessò molto leggere diversi volumi di Andrea Della Corte compreso quello (per me allora arduo) che si intitola: ”L’interpretazione musicale”. Poi, man mano, in forma direttamente proporzionale al mio attaccamento allo strumento che stavo imparando, mi lasciai andare a letture le più svariate su tema musicale. Dalle noiosissime analisi di partiture
alle monografie sulle vite di Beethoven, Mozart, Chopin, etc., preferendole sempre più a letture che, anche, avrebbero dovuto interessare quegli anni della mia vita…; ad esempio Salgari o i fumetti.  Ora, a distanza, penso sia stato riduttivo, ma, tant’è (!),
questo m’è capitato.
Non so se mi piaccia il “concetto” di libro, ma so che non ne posso fare a meno. …
è masochismo?
Ricordo anche che, dopo un po’, iniziai ad avere interesse ad “allacciare” letture su autori musicali e letterari dello stesso periodo. Ritengo che questo, unito agli studi artistici liceali mi aiutò a capire, almeno in parte, quell’immenso volume del pensiero che si è soliti chiamare: gusto.  Arrivò il tempo universitario. Quello fu stravagante per intensità
di pulsioni di interesse (sempre più rivolto al mondo che m’appartiene e che vivo).
Fu la scoperta o l’approfondimento di testi teatrali dagli elisabettiani a Pirandello,
da Euripide a Brecht. Collateralmente ero a teatro tutte le sere: alla Pergola, al teatro Comunale, al teatro romano di Fiesole. Vedevo e ascoltavo Peri, Gluck, Mozart,
ma anche Cherubini, Verdi, Puccini, Kurt Weill, Schònberg, Nono.
Che periodo impressionante! Forse fu in quel tempo che mi si insinuò nella mente
la convinzione che l’informazione o meglio l’Informazione sia data averla solo in parte
dai libri…. Il rapporto diretto del mondo esterno è un’ossigenazione (sia esso inteso
come possibile gas venefico) che, unita alla poesia, ti dà una possibilità di (se pur vaga) connotazione, con la conoscenza, impagabile.  Il mondo esterno, qualche rara volta,
può essere anche rappresentato dal rapporto che si instaura con persone alle quali si attribuisce una qualche ragione di risalto.  Io ne ho avuti alcuni, sono stato e sono molto fortunato. Non dirò di quelli passati, dirò del presente.  Voglio citarne uno, il più caro:
il maestro Michelangelo Zurletti. “Leggo” sempre con un interesse attento il “libro”
che si forma col parlare con lui o con il leggerlo come recensore. A volte faccio parte
di questo libro come uditore o come interlocutore. E’ bellissimo.
Forse, per la mia prossima comparizione su questa terra sarà stabilito ch’io sia riservato al mondo della Clausura per meglio comprendere come si possa arrivare alla conoscenza anche con meno “strade”; ad esempio, oltre che con la contemplazione, con i “soli” libri scritti. Non so se mi piaccia il “concetto” di libro, ma so che non ne posso fare a meno.
…è masochismo?

 

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