{"id":628,"date":"2011-11-08T00:01:54","date_gmt":"2011-11-07T22:01:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/?p=628"},"modified":"2014-10-06T16:11:37","modified_gmt":"2014-10-06T15:11:37","slug":"il-museo-diocesano-di-ancona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/il-museo-diocesano-di-ancona\/","title":{"rendered":"Il Museo Diocesano di Ancona"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_632\" style=\"width: 594px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/museodiocesano2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-632\" class=\"size-large wp-image-632\" title=\"Museo Diocesano di Ancona \" src=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/museodiocesano2-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"584\" height=\"389\" srcset=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2011\/10\/museodiocesano2-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2011\/10\/museodiocesano2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2011\/10\/museodiocesano2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2011\/10\/museodiocesano2-450x300.jpg 450w, https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2011\/10\/museodiocesano2.jpg 1181w\" sizes=\"auto, (max-width: 584px) 100vw, 584px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-632\" class=\"wp-caption-text\">Museo Diocesano di Ancona<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere d&#8217;arte, in particolare quelle commissionate e realizzate per motivi liturgici, affinch\u00e9 possano esprimere appieno i molteplici significati stratificati e complementari tra loro quali il valore artistico, storico, teologico e devozionale, dovrebbero essere collocate o utilizzate nella o per la loro originaria destinazione. Non sempre ci\u00f2 \u00e8 possibile. La raccolta museale, quindi, oltre la salvaguardia e la conservazione del bene, si prefigge lo scopo di tramandare nella loro completezza i valori che connotano le opere d&#8217;arte. Questi sono i criteri primari perseguiti nell\u2019allestimento del <strong>Museo Diocesano di Ancona<\/strong> che pertanto ha come funzione principale quella pastorale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Museo ha antiche origini: il primo nucleo, composto da materiale proveniente dai lavori di ripristino della Cattedrale e da altri reperti recuperati in altre chiese anconetane, si trovava, dall\u2019ottobre del 1834, nella cripta delle Lacrime sottostante l&#8217;altare del Crocifisso della Cattedrale di San Ciriaco come Museo di Antichit\u00e0 Cristiane voluto dal vescovo card. Cesare Nembrini Pironi Gonzaga (1768-1837). Solo dopo il restauro del Duomo, nel 1952, la raccolta venne spostata in alcune stanze del Vecchio Episcopio dove rimase fino al 1972 quando un forte terremoto, che colp\u00ec la citt\u00e0, lesion\u00f2 gravemente il palazzo che la ospitava. Dopo lunghi lavori di ristrutturazione e di restauro, finalmente nell&#8217;autunno del 1993 si riapr\u00ec, ampliato e riordinato con moderni criteri, il Museo Diocesano, allestito nel Palazzo del Vecchio Episcopio grazie al vivo interessamento dell\u2019attuale direttore mons. Cesare Recanatini. Nel dicembre del 2004 un cedimento della falesia sottostante ha reso necessaria la chiusura del Museo e il temporaneo ricovero delle opere situate nell\u2019ala sottoposta a maggiori rischi nei depositi e nelle sale pi\u00f9 sicure. Il 2 maggio 2008, a seguito di una cerimonia ufficiale tenutasi in Cattedrale, \u00e8 stato, speriamo definitivamente, inaugurato e quindi restituito al pubblico il Museo Diocesano di Ancona. Terminati i complessi lavori di consolidamento della scarpata sottostante il Museo, coordinati dalla Protezione Civile, l\u2019edificio, antica sede vescovile, \u00e8 stato accuratamente messo in sicurezza e completamente ristrutturato insieme al chiostro: alcuni ambienti sono stati dotati di suggestivi soffitti a capriate lignee che accolgono nuovamente le opere cui se ne sono aggiunte numerose altre. Infatti, durante gli anni di chiusura, si \u00e8 proceduto al recupero e al restauro di diverse tele del XVII e XVIII secolo tra cui ne ricordiamo una di Domenico Peruzzini (Casteldurante\/Urbania, 1602 &#8211; Ancona, 1673) che raffigura il vescovo Carlo Nembrini, inoltre, una sala \u00e8 stata dedicata interamente alla ricostruzione del Calvario settecentesco dipinto su tavola, proveniente dalla locale chiesa del Ges\u00f9 progettata da Luigi Vanvitelli, un\u2019altra contiene i cinque pregevoli stendardi realizzati da Nicola Bertucci (Ancona, 1710 &#8211; Bologna, 1777) con scene della Passione di Cristo. Il tesoro si \u00e8 arricchito di un messale con coperta d\u2019argento realizzata da Giovanni Valadier (Roma, 1732-1805), di due conchiglie battesimali in madreperla e di una croce dello stesso materiale; l\u2019intera collezione di parati \u00e8 stata rinnovata con antichi tessuti (databili tra il XVII e il XIX secolo) conservati nei depositi e mai esposti prima d\u2019ora, la scelta ha privilegiato la variet\u00e0 dei colori liturgici, la particolarit\u00e0 del tessuto e la presenza di stemmi vescovili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la riapertura \u00e8 stato restaurato con grande perizia un velo omerale in seta bianca del XVIII secolo, ornato da motivi decorativi floreali ricamati con fili policromi e dorati che va a completare la gi\u00e0 varia tipologia dei parati esposti. L\u2019inserimento di queste ed altre opere nel percorso espositivo, non ha modificato sostanzialmente i criteri adottati dal direttore del Museo mons. Recanatini nel primitivo allestimento: i preziosi manufatti, ordinati cronologicamente e per tipologia, narrano al visitatore, forse in modo ancora pi\u00f9 ricco e completo, le vicende storiche e religiose del nostro territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La collocazione del Museo \u00e8 senz\u2019altro prestigiosa: il Palazzo del Vecchio Episcopio, situato sulla sommit\u00e0 del colle Guasco prospiciente dall&#8217;alto sul porto e sul centro storico, \u00e8, insieme all&#8217;adiacente Cattedrale romanica di San Ciriaco, la testimonianza e il simbolo degli splendori della citt\u00e0 di Ancona. Fu, infatti, sede della Magistratura cittadina fino al XI secolo per divenire poi abitazione vescovile fino alla fine del &#8216;700; nel 1464 tra le sue mura fu ospitato il papa Pio II che aveva organizzato la partenza di una crociata contro i turchi proprio dal nostro porto, ma, gi\u00e0 malato, mor\u00ec poco dopo nello stesso palazzo che lo aveva accolto senza poter veder salpare le navi per l\u2019impresa tanto agognata; di questa fugace presenza ci restano comunque alcune opere che testimoniano la volont\u00e0 del vescovo anconetano Antonio Fatati di ospitare degnamente il pontefice; sono infatti esposte nel Museo una preziosa croce processionale in metallo dorato e sbalzato, con smalti traslucidi, turchesi e cristallo di rocca, un evangelistario miniato con coperta in velluto rosso e argento dorato e un piviale in velluto veneziano ornato da formelle ricamate rappresentanti la conversione e il successivo martirio di San Ciriaco. Tra il 1727 e il 1730 abit\u00f2 nel palazzo il card. Prospero Lambertini, futuro papa Benedetto XIV, in qualit\u00e0 di vescovo di Ancona. Una volta a Roma il pontefice, non dimentico degli anni trascorsi nella nostra citt\u00e0, inviava ogni anno, in occasione della festa del santo patrono, dei doni che, in buona parte, si possono ammirare ancora oggi nelle vetrine della sala del tesoro sotto forma di calici, ostensori e reliquiari e di parati liturgici tra cui sono visibili un piviale, una pianeta ed una mitria; in tutti i preziosi manufatti campeggia lo stemma a bande verticali della famiglia Lambertini a ricordare il munifico donatore. L&#8217;allestimento del Museo \u00e8 organizzato su due piani rispettando i pi\u00f9 moderni criteri museografici: impianti a norma, sistemi di sicurezza, superamento delle barriere architettoniche, biblioteca specializzata e vendita delle pubblicazioni. Le opere, distribuite in 18 sale, sono state sistemate sia seguendo un iter cronologico che secondo raggruppamenti tematici. \u00e8 possibile, quindi, visitando il Museo, ripercorrere i momenti pi\u00f9 salienti dell&#8217;arte e della storia del nostro territorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le collezioni ivi contenute sono notevoli sia dal punto di vista quantitativo (oltre 400) che da quello qualitativo; esse comprendono complessi scultorei, frammenti lapidei, iscrizioni, pergamene, preziosi tessuti e arazzi, una raccolta di numismatica, oreficeria, terrecotte, tavole e tele dipinte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima sala detta delle origini, oltre a materiale lapideo datato tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C., troviamo un reliquiario in rame dorato, argentato, sbalzato e inciso la cui esecuzione \u00e8 collocabile nella prima met\u00e0 del XV secolo; il pregevole manufatto di oreficeria tardogotica conserva al suo interno una reliquia di Santo Stefano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sant\u2019Agostino nell\u2019omelia di Pasqua del 425 ricorda che ad Ancona si conservava gi\u00e0 da tempo una antiqua memoria; racconta inoltre che un mercante, che aveva assistito alla lapidazione del protomartire Stefano, raccolto un sasso che aveva colpito il gomito del Santo, lo port\u00f2 nella citt\u00e0 dorica (da notare la corrispondenza della parte del corpo colpita dal sasso e il significato in greco del nome della citt\u00e0: Ankon ossia gomito). L\u2019arrivo di tale reliquia indica la precoce costituzione di una comunit\u00e0 cristiana nel nostro territorio, di conseguenza la prima Cattedrale fu dedicata proprio a Santo Stefano. Il culto di Stefano si protrasse per alcuni secoli, ma venne sostituito da quello di San Ciriaco a cui \u00e8 intitolata l\u2019attuale Cattedrale, nella cui cripta \u00e8 conservato, integro, il corpo. All\u2019interno del Museo una sala \u00e8 interamente dedicata al Santo protettore che, secondo la tradizione, partecip\u00f2 all\u2019invenzione della Vera Croce per volere di Sant\u2019Elena, madre dell\u2019Imperatore Costantino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ricordare questo stretto legame \u00e8 stata recentemente aggiunta una stauroteca nella cui base \u00e8 inserita una reliquia del Santo patrono; il reliquiario, realizzato nel primo Ottocento per sostituirne uno trafugato nel periodo napoleonico, dialoga naturalmente con altre opere di differenti epoche, tutte comunque riferite alla figura di San Ciriaco: una scultura in pietra del XIII secolo che lo raffigura in atto di benedire, monete medioevali di Ottone III, Enrico II, IV e V rinvenute nel sarcofago insieme ad un tessuto del X secolo proveniente dal medio oriente, un velluto veneziano del XV secolo con formelle ricamate con le scene pi\u00f9 significative della vita del protettore anconetano riproposte, poi, in chiave moderna dall\u2019artista locale Camillo Caglini (Ancona, 1912-1988) in un pannello in bronzo quale bozzetto preparatorio per il portale principale della Cattedrale mai realizzato. Questa commistione, che non segue un criterio n\u00e9 cronologico n\u00e9 tipologico, corrisponde palesemente a quella volont\u00e0 narrativa che sottende tutto il percorso museale. Alcune opere di eccezionale pregio come il sarcofago di Tito Flavio Gorgonio del IV secolo, l&#8217;Evangeliario di San Marcellino del VI secolo e la sua custodia in argento del 1756 ca., il drappo in sciamito di seta che avvolgeva il corpo di San Ciriaco del X secolo, il pluteo in pietra del XII secolo proveniente dalla Cattedrale, la ceramica invetriata policroma raffigurante il Compianto del XV secolo, il Tesoro e le tavole dipinte di scuola marchigiana del XV secolo recentemente attribuite ad Olivuccio di Ciccarello (Camerino ?\u20131439), giustificherebbero da sole una visita al Museo. Anzi sarebbero sufficienti i quattro arazzi fiamminghi tessuti, all&#8217;inizio del &#8216;600, su cartoni disegnati da P.P. Rubens e commissionati dalla Confraternita del SS. Sacramento che raffigurano le quattro festivit\u00e0 principali del cristianesimo: la Nativit\u00e0, l\u2019Istituzione dell\u2019Eucaristia, la Resurrezione e l\u2019Assunzione della Vergine, grandiosi per dimensioni, scenografici per l\u2019impostazione barocca della composizione ed unici per lo straordinario stato di conservazione dei colori dovuta ad un\u2019esposizione limitata nel tempo: ogni arazzo veniva infatti esposto sull\u2019altar maggiore della chiesa solo nel periodo della festivit\u00e0 che rappresenta. Il Museo, per\u00f2, non \u00e8 stato concepito come mero contenitore di rilevanze artistiche ma secondo un percorso fitto di testimonianze e rimandi della storia della comunit\u00e0 cattolica di Ancona, quindi ogni singolo pezzo \u00e8 un tassello insostituibile di questo percorso culturale. Diversi sono i livelli di lettura dei preziosi oggetti conservati nel Museo: quello estetico-artistico, quello ico\u00adnologico, tecnico, storico e liturgico-devozionale; es\u00adsi, per una completa comprensione del\u00ad\u00ad\u00adl&#8217;opera d&#8217;arte, sono inscindibili ed \u00e8 per questo che personale competente, a disposizione del visitatore, effettua visite guidate che consentono una migliore fruizione del ricco ed eterogeneo patrimonio custodito nel Museo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Diego Masala<br \/>\nDirettore del Museo Diocesano di Ancona<br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le opere d&#8217;arte, in particolare quelle commissionate e realizzate per motivi liturgici, affinch\u00e9 possano esprimere appieno i molteplici significati stratificati e complementari tra loro quali il valore artistico, storico, teologico e devozionale, dovrebbero essere collocate o utilizzate nella o per &hellip; <a 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