{"id":8904,"date":"2013-09-23T00:05:56","date_gmt":"2013-09-22T23:05:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/?p=8904"},"modified":"2014-10-06T15:53:19","modified_gmt":"2014-10-06T14:53:19","slug":"uno-sguardo-lontano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/uno-sguardo-lontano\/","title":{"rendered":"Uno sguardo lontano"},"content":{"rendered":"<p>Estratto da<em> nostro luned\u00ec<\/em><em><br \/>\n<em>numero 2 &#8211; nuova serie<\/em><\/em><br \/>\n<strong>Paolo Volponi e Urbino<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/FOTOVOLPONI011.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8940\" title=\"FOTOVOLPONI011\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/FOTOVOLPONI011.jpg\" width=\"1544\" height=\"2428\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Colloquio con Paolo Volponi luglio 1974 &#8211; febbraio 1976<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nella pubblicazione del \u00ab<em>Premio Marzotto<\/em>\u00bb del 1963-1964 \u00e8 apparso un tuo scritto in cui, fra l\u2019altro, si legge: \u00abLa poesia era sempre uguale, diceva sempre la stessa cosa: la necessit\u00e0 di sfogare un\u2019ansia di conoscenza e di rapporto con tutto, con la vita da vivere in un mondo diverso per non cedere alla tentazione regressiva, all\u2019indulgenza urbinate\u00bb. Quindi ci riferiamo al periodo \u00aburbinate\u00bb.<\/strong><br \/>\n<strong>Ora, a me interessa sapere chi era il Paolo Volponi di Urbino, un Volponi per noi sconosciuto, in un certo senso, se non letto attraverso le poesie de <\/strong><em>Il ramarro<\/em><strong>, la tua prima raccolta apparsa nel \u201848.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Volponi di Urbino si ferma a quella raccolta, poich\u00e9 sono andato via nel \u201850. Avevo gi\u00e0 ventisei anni. E la matrice poetica, \u00aburbinate\u00bb, come tu dici, \u00e8 questa: Urbino, la campagna che c\u2019\u00e8 intorno, la scuola, i gruppi, le letture che si potevano fare in quel periodo. Direi una piccolissima citt\u00e0, senza rapporti n\u00e9 influenze, senza grandi scambi. Il Magistero sorgeva allora; allora cominciava in Urbino un certo allargamento delle sue relazioni e anche dei suoi contatti culturali. Fino a quel momento era un piccolo centro solitario, un borgo alla Leopardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>All\u2019atto dell\u2019uscita di <\/strong><em>Corporale<\/em><strong> certa critica ha messo le mani avanti, le ha mosse in un\u2019acqua un tantino torbida, rifacendosi alle poesie, dicendo che, forse,<br \/>\nil miglior Volponi \u00e8 quello lirico, dolce, il Volponi che guarda la vita attraverso filtri quasi ammorbidenti. <\/strong><br \/>\n<strong>Perch\u00e9, da un lato, si \u00e8 tentato di consegnare al tuo romanzo un ruolo gregario, dipendente dal \u00abfatto poetico\u00bb? Perch\u00e9 anteporre le poesie alla tua narrativa?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 certo la miglior critica e nemmeno quella pi\u00f9 diffusa. Se qualcuno insiste su quei motivi, per rintracciare un ceppo poetico, una ispirazione, anche una qualit\u00e0 della lingua, pu\u00f2 anche avere ragione, ma solo per un inizio. Secondo me il discorso \u00able poesie sono belle\u00bb \u00e8 un discorso provinciale, allusivo e riduttivo, sul quale non sono per niente d\u2019accordo. Che la mia poetica sia stata tutta espressa attraverso le poesie, che le poesie abbiano praticamente esaurito le mie possibilit\u00e0 e che i romanzi rimangano quasi come degli esercizi che prolunghino le poesie e, magari, anche artificiosamente, non sono d\u2019accordo. Direi che questa \u00e8 una visione molto ristretta del mio lavoro. \u00c8 una visione provinciale, ripeto, tipica di coloro i quali arrivano alle mie poesie e non vanno al di l\u00e0 per mancanza di sufficienti strumenti culturali; non si rendono conto dei problemi e dei temi che ho trattato nella narrativa, per esempio; \u00e8 gente, questa, che nonha nessuna coscienza del fatto storico e politico, \u00e8 gente che non ha nessuna coscienza di quella che \u00e8 l\u2019economia del paese, di quelli che sono i rapporti di produzione, di quel che ne deriva, quindi, in termini di societ\u00e0, in termini di trasformazione sociale e culturale. I miei libri sono del tutto autonomi rispetto alle mie poesie, anche se, evidentemente, sono miei e conservano, perci\u00f2, caratteristiche mie, originali, native, anche se sempre c\u2019\u00e8 una certa fedelt\u00e0 a un ben determinato ceppo linguistico, a una certa interpretazione poetica del paesaggio, cio\u00e8 sempre un\u2019anima contadina per cui \u00e8 una particolare visione dellestagioni, delle ore, del tempo come personaggio, eccetera. Per\u00f2, ripeto, le poesie, grazie se sono belle, ma, secondo me, sono meno belle dei romanzi. Perch\u00e9? Perch\u00e9 i miei romanzi toccano dei problemi larghi.<br \/>\nLe poesie sono un fatto ancora piuttosto intimistico, di maturazione personale, mentre i romanzi sono un risultato piuttosto certo, largo: hanno contribuito a sciogliere alcuni nodi di tutta la cultura del paese; almeno li hanno indicati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Probabilmente questa visione restrittiva, quasi acritica, \u00e8 da attribuirsi al fatto che i tuoi romanzi non sono facilmente penetrabili come, al contrario,<br \/>\n\u00e8 stato per le raccolte poetiche.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente perch\u00e9, Scarabicchi, l\u2019invidia \u00e8 tanta; i piccoli poeti sono troppi, qui nelle Marche cosi come in giro per l\u2019Italia e fanno sempre discorsi piccoli e provinciali. La novit\u00e0, i cambiamenti propongono sempre, anche per chi osserva e legge, altrettanta disponibilit\u00e0 a innovare, cambiare e lottare; mentre la gente si accontenta pi\u00f9 facilmente delle etichette, del modello ripetuto, del ron-ron; in fondo si sa che cosa ci si deve aspettare, come vanno svolte le cose. Ciascuno assume quasi una sua veste professionale, un suo distintivo, una sua cifra. Invece, secondo me, tutto questo non regge. Mi reputo uno scrittore abbastanza sperimentalista, anche se non ho dei propositi avanguardistici e non mi butto su un libro come su un esperimento da laboratorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una fondamentale carenza di strumenti critici, dunque. Una forma di inerzia e pigrizia mentale, un ristrettissimo campo di indagine all\u2019interno del quale certa critica si muove come in una morta gora. \u00c8 cosi?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo. Dico solo questo: se uno vuol rifarsi ai miei libri pu\u00f2 prendere le critiche di Pasolini, di Piovene, di Asor Rosa, di Franco Fortini, di Moravia, di Barilli, di Calvino, di Ferretti, di Ferrata, eccetera. Se si ha volont\u00e0, si possono leggere anche saggi su di me scritti in francese, in tedesco e anche in altre lingue. Bisogna adottare gli strumenti piu larghi anche se piu difficili senza rifarsi a dei condizionamenti \u00ablocali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I richiami alle poesie fatti recensendo <\/strong><em>Corporale <\/em><strong>stanno a significare che anche in questo tuo ultimo romanzo (molto piu complesso, impegnativo, stilisticamente diverso da <\/strong><em>Memoriale <\/em><strong>e da <\/strong><em>La macchina mondiale<\/em><strong>) vi \u00e8 una originaria matrice, un\u2019ossatura lirica (soprattutto, a mio avviso, nella terza parte del libro) evidentissima. Ma c\u2019\u00e8 anche di piu: Gerolamo Aspri, il protagonista, \u00e8 incastonato e costruito nel corpo degli anni Sessanta, figlio del suo tempo; c\u2019\u00e8 storia, insomma, una storia violenta; c\u2019\u00e8 una lunga rabbia generazionale, ci sono conflitti. La liricit\u00e0 si amalgama, si combina e reagisce all\u2019epoca, all\u2019anti-liricit\u00e0, allo sfasciume verbale ed esistenziale. Eppoi c\u2019\u00e8 Overath, il compagno tedesco di Aspri, il controcanto, una sorta di \u00abcoscienza esterna\u00bb o \u00abvoce comandante\u00bb, in alcuni casi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Asor Rosa ha detto che \u00e8 un romanzo storico le date \u201863-\u201967 sono reali, non certo dei termini casuali. Senza dubbio Overath \u00e8 un personaggio importante. \u00c8 una figura che ha molta influenza sul protagonista che si rif\u00e0 spesso a lui per chiarire i propri problemi ideologici. Aspri non ha una vera cultura, anche in termini ideologici. Tutto quel che sa lo sa un po\u2019 cosi, d\u2019accatto, per sentito dire, per i suoi legami con questo amico tedesco, per la sua milizia piu o meno reale e convinta all\u2019interno del PCI, per le letture che non risultano nemmeno chiare, ma che appaiono disordinate cosi come possono essere state fatte in quegli anni senza avere una certa guida e una fermezza culturale gi\u00e0 stabilita. Overath \u00e8 il personaggio colto, colui che sa giudicare certe situazioni, anche se egli stesso \u00e8 ambiguo e sfuggente. Ad Aspri interessa, di Overath, anche questa sua ambiguit\u00e0, questa disponibilit\u00e0 a superare costantemente qualsiasi situazione, ma anche ad approfittarne. Aspri \u00e8 tendenzialmente poco pulito, poco onesto anche conse stesso. \u00c8 negativo fino in fondo, pieno di fervori piu o meno reali, senza tempra morale, confuso, con questo velleitarismo ideologico col quale misura tutto e tutti, ma che non risolve mai niente, in termini concreti, nemmeno dei suoi problemi e delle sue ansie. \u00c8 costantemente travalicato; recita continuamente e continuamente esce da se stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/coperineblog.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8915\" title=\"coperineblog\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/coperineblog.jpg\" width=\"954\" height=\"725\" srcset=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2013\/09\/coperineblog.jpg 954w, https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2013\/09\/coperineblog-300x228.jpg 300w, https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2013\/09\/coperineblog-768x584.jpg 768w, https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2013\/09\/coperineblog-395x300.jpg 395w\" sizes=\"auto, (max-width: 954px) 100vw, 954px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00c8, in un certo senso, un uomo in rivolta.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un uomo confuso con una rivolta confusa. \u00c8 un uomo agitato, immaturo, velleitario, come ti ho detto, che si mette di fronte a grossi problemi, ma che non ha una visione chiara di questi grossi problemi. Spinella, su \u00abRinascita\u00bb, recensendo <em>Corporale<\/em>, ha ben centrato Aspri, anche se poi, secondo me, non ha altrettanto centrato bene il romanzo: la sua qualit\u00e0 e i suoi rapporti con la letteratura contemporanea. Overath, per tornare ad Overath che a te interessa, e a ragione, \u00e8, lo ripeto, una presenza del libro molto importante, ma nemmeno lui \u00e8 da vedere tutto raziocinante e positivo come punto fermo dell\u2019ideologia, perch\u00e9 lui stesso scivola, si presta, \u00e8 debole: debole per ragioni diverse da quelle del protagonista il quale \u00e8 debole sempre dappertutto, mentre lui diventa debole per dolcezza, per accondiscendenza, per amicizia, per amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Corporale<\/em><strong>, mi sembra, \u00e8 un romanzo amoroso, in senso lato, un intreccio di rapporti sensuali, un avvicendamento di stati d\u2019animo che coinvolgono il lettore, lo portano dai margini al centro, nell\u2019occhio del ciclone, attraverso il filtro della sostanza, attraverso la materia continuamente rimossa, cosi come accade ad Aspri nei suoi rapporti con Overath, con gli altri, con la donna.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un libro pieno di sensualit\u00e0. La lingua stessa \u00e8 sensuale, assorbente, tutta fluida<strong> <\/strong>e calda rispetto a ogni cosa. Come ha detto bene Piovene, questo personaggio \u00e8 l\u00ec<strong> <\/strong>che aspetta di congiungersi con tutti e tutto. C\u2019\u00e8 questa \u00abamorosit\u00e0\u00bb; ma secondo<strong> <\/strong>me, essa \u00e8 una delle caratteristiche di un personaggio di quel genere, che non ha<strong><\/strong> una struttura psicologica ordinata, nella quale anche il sesso ha una determinata parte e funzione. Questo ribollire, continuamente, tanto nel corpo come nelle idee, \u00e8 uno degli elementi di base di Aspri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Corporal<\/em><strong>e ha avuto una lunga gestazione. Non \u00e8 pensabile che tu vi abbia lavorato continuativamente. Come hai trattato questa materia? come l\u2019hai portata da un\u2019informit\u00e0 originaria alla forma finita?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci ho lavorato parecchi anni, certo, e non continuativamente. L\u2019ho cominciato nel \u201865, alla fine del \u201866 avevo gi\u00e0 seicento cartelle, molte delle quali venivano dalla dettatura. Queste cartelle le ho rilette e non andavano bene: erano inerti, la narrazione era piuttosto banale cosi come la descrizione degli avvenimenti. Bisognava riscriverle. Nel frattempo ho avuto un incarico all\u2019Olivetti che m\u2019ha dato impegni ancora pi\u00f9 pesanti e allora non ho potuto rimettermi immediatamente a rielaborare questo libro. Non l\u2019ho abbandonato, questo \u00e8 gi\u00e0 molto, per\u00f2 i primi due anni (\u201866-\u201967) l\u2019ho praticamente trascurato; poi nell\u2019estate del \u201867 l\u2019ho ricominciato a scrivere, cosi come nelle successive estati del \u201868 e \u201869. E l\u2019ho scritto nella forma e nell\u2019ordine in cui \u00e8 pubblicato, una, due, tre, quattro parti. Il lavoro piu grosso l\u2019ho fatto dopo queste ferie passate con il manoscritto, fra la fine del \u201871 e l\u2019inizio del \u201872, eppoi, di nuovo, per due mesi, nell\u2019estate del\u201873. Per\u00f2 non l\u2019ho mai abbandonato; mentre lavoravo e viaggiavo avevo sempre presenti i problemi del libro, prendevo appunti, mi veniva sempre in mente il punto in cui ero, una situazione, una contaminazione oppure la ripresa di qualche motivo gi\u00e0 scritto; e questo spiega anche come la narrazione (specie della prima e della terza parte) sia a strati; c\u2019\u00e8 una narrazione che si svolge in un tempo reale che descrive quel che c\u00e0pita in quel momento sulla quale, per\u00f2, si inseriscono una serie di associazioni, di ricordi, di ipotesi, per cui, costantemente, la pagina si alza e allarga, riprendendo tutti quei motivi; anche i tempi si sovrappongono con, in mezzo, stati d\u2019ansia, di speranza, di memoria che divaricano il discorso, magari lo ammatassano, lo aggrovigliano, per\u00f2, secondo me, lo rendono piu spesso, piu coerente fino a costruire l\u2019ansiosa corporalit\u00e0 di Aspri. <em>Corporale <\/em>l\u2019ho finito nell\u2019estate del \u201873. Nelle vacanze natalizie dello stesso anno ho corretto le bozze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Corporale <\/em><strong>ha riscosso un coro di consensi (come hai gi\u00e0 detto, da Pasolini a Moravia, da Fortini a Pampaloni, da Asor Rosa a Spinella, dalla Morante a Piovene) ed \u00e8 strutturalmente diverso dai due precedenti. Asor Rosa ha scritto che Aspri \u00e8 \u00abun intellettuale borghese\u00bb e che il libro \u00e9 \u00abun romanzo popolato di doppi e ciascuno di questi doppi ha una funzione rifrangente nei confronti del suo alter ego\u00bb; Pasolini ha detto addirittura che in <\/strong><em>Corporale <\/em><strong>vi \u00e8 la fusione di due romanzi, uno \u00abcomico realistico creaturale che scorre sotto quello che ho chiamato romanzo superiore\u00bb; Corrado Stajano ha definito, con intelligenza, Gerolamo Aspri come un \u00abbraccato\u00bb. Dalle reazioni della critica e del pubblico, insomma, si \u00e8 capito che da anni un romanzo non muoveva un vespaio di giudizi cos\u00ec accesi, non suscitava dibattiti, polemiche, scontri, eccetera. Si \u00e8 anche tentato di vedere in Aspri un Volponi in controluce, un Volponi sotto lente deformante. Con questo romanzo hai scomposto un certo tipo di uomo affinch\u00e9 lo si potesse conoscere sulla scorta di reperti sociologici, storici, politici e tipicamente esistenziali di cui siamo in possesso. E non a caso si \u00e8 parlato di Aspri-Ulisse (Pampaloni), non a caso si \u00e8 tentata l\u2019identificazione con il \u00abviaggiatore\u00bb omerico. Ma al di l\u00e0 delle metafore e delle considerazioni piu o meno pertinenti e soggettive, resta quest\u2019opera di resistenza che ci ha spinti nelle \u00abzone\u00bb di una certa societ\u00e0 italiana dalla quale siamo apparentemente usciti, come da certe nebbie, come da certe oscure selve di questa nostra \u00abcommedia umana\u00bb sempre replicata. Aspri ne ha fatto le spese un po\u2019 per tutti, tra delirio e inferno ideologico. Moravia, se non sbaglio, ha scritto che Aspri \u00e8 \u00abun pazzo\u00bb Ma \u00e8 davvero cos\u00ec devastato e devastante questo tuo protagonista?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aspri lo si pu\u00f2 analizzare come si vuole, caro Scarabicchi, si pu\u00f2 dire di lui tutto, ma non che sia semplicemente un pazzo. L\u2019ho gi\u00e0 detto altrove, \u00e8 un personaggio irregolare e proprio in virt\u00f9 di questa sua \u00abirregolarit\u00e0\u00bb si prende il lusso di criticare e discutere tutto: i rapporti di produzione, la cultura, l\u2019ideologia, il sesso. Il mio personaggio ha capito che il potere non ha mutato pelle e che dovunque (nell\u2019industria, nella politica, nella vita) i registridella storia sono gli stessi di sempre.<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Corporale<\/em><strong>, nel suo complesso, anticipa qualcosa di tuo che verr\u00e0 o, piuttosto,<\/strong> <strong>chiude un ciclo, una sorta di trilogia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sto scrivendo e ho aperte tante poesie; ho iniziato un nuovo romanzo che dovrebbe uscire nella primavera prossima. Se <em>Corporale<\/em>, in particolare, anticipa&#8230; no, non direi. Sono piu propenso a credere che chiuda, invece, il discorso dei primi due romanzi. Il romanzo che ho in mente adesso \u00e8 piu disteso, narrativamente in terza persona, con strutture piu chiare. Anche questo \u00e8 un libro con alcuni problemi di fondo che mi sembrano veri nel corpo della societ\u00e0 come della psicologia italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Passando ad altro. Il Volponi che sta \u00abfuori\u00bb, il Volponi che ha lasciato le Marche come vede la nostra cultura regionale, molto provinciale per certi aspetti, inghiottita da una gola di tradizioni di chiusura? Abbiamo degli scrittori che sono rimasti nel grigio delle loro ambizioni frustrate, nelle strette maglie di una cultura piccolo-borghese, bloccata, senza aperture.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non facciamo riferimenti. I marchigiani poi sono sospettosi, invidiosi. Io li amo per le loro qualit\u00e0 e per i loro molti difetti. Basta pensare a Luigi Bartolini, grande marchigiano, grande maestro e grande amico mio. Marchigiano vero, dico, con il quale c\u2019\u00e8 da fare i conti, al quale bisogna riferirsi e che costituisce, secondo me, un punto fermo della nostra cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Urbino-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8944\" title=\"Urbino (1)\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/Urbino-1.jpg\" width=\"652\" height=\"980\" srcset=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2013\/09\/Urbino-1.jpg 652w, https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/wp-content\/uploads\/wordpress\/2013\/09\/Urbino-1-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 652px) 100vw, 652px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per togliere dal chiuso, dai nascondigli ci\u00f2 che qui nasce, cresce e si sviluppa, per sciogliere i lacci che ci legano, cosa credi si possa fare? (L\u2019interrogativo si allarga, si capisce, anche alle altre province, alle altre regioni).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto non direi che si debba parlare di un problema per e degli scrittori marchigiani. Per uscire dal provincialismo cominciamo, per prima cosa, a non pensare che ci sia una categoria degli \u00abscrittori marchigiani\u00bb. La cultura marchigiana \u00e8 ricca, importante, seria perch\u00e9 ricco, importante, serio, onesto, lavoratore \u00e8 il popolo marchigiano. Sono tanti i marchigiani in giro per l\u2019Italia che servono al paese. Guardando a quelli anche le Marche che cosa devono capire? Devono capire che il problema, oggi, \u00e8 di essere, anche nel pi\u00f9 piccolo paese delle Marche, non provinciali assumendo una coscienza critica rispetto alla propria posizione generale di tutto il Paese. Se, insomma, in qualche modo, chi vive nelle Marche, non aspetta soltanto modelli inventati e costruiti altrove, ma si dibatte, appunto, con una propria forza, con delle proprie idee. Mi pare che i marchigiani in questo siano interessanti, veri, reali. Hanno dato figure di primo piano, da Leopardi a Licini, a Bartolini, personaggi stravaganti, coraggiosi, innovatori (di\u2019 che anche Moravia \u00e8 mezzo marchigiano), e molti altri che meriterebbero d\u2019essere ricordati, da Bigiaretti a Ciarrocchi, a Giuliani, a Fazzini, a Pomodoro. Il problema della cultura nelle Marche: non so cosa dire. L\u2019importante \u00e8 che la societ\u00e0 marchigiana non resti bloccata all\u2019interno della dimensione rurale e della Cassa di Risparmio, che \u00e8 una tipica istituzione marchigiana. Cio\u00e8, il problema \u00e8 di attuare un\u2019economia innovativa, di avere il coraggio di pianificare la regione, di mettere in moto tutte le forze, con nuove iniziative. Di dare un senso attivo alle universit\u00e0, di potenziare l\u2019economia, puntando su fattori ad alta tecnologia; eccetera. Ora \u00e8 chiaro che se i rapporti di produzione, che determinano per tanti motivi<em> <\/em>la cultura, restano ancora quelli che sono, al livello della piccola fornace o della piccola fabbrica di fisarmoniche e soprattutto ancora della piccola azienda rurale o del piccolo artigianato, a fianco rimane una cultura con una dimensione ridotta e che non \u00e8 certo in grado di affrontare i grossi temi posti dalla tecnologia, dalla rottura\u00b7e dal logoramento di ogni termine sociale, dalla esplosione demografica, dall\u2019inurbamento.<br \/>\nMa se ci si muove anche qui, come ti ho gi\u00e0 detto, sul piano della invenzione (non c\u2019\u00e8 bisogno della grande industria), sul piano dell\u2019iniziativa, secondo me \u00e8 possibile trovare tanti motivi per un potenziamento, senza restare fermi, chiusi. Non bisogna solo, smaniare nella paura d\u2019essere provinciali. Gi\u00e0 la paura \u00e8 il segno che, in qualche modo, uno lo \u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un punto di forza, come tu dici, potrebbe essere quello di affrontare la cultura in senso anticonformistico, cercando di rifiutare tutte le varie sollecitazioni locali che generano solo il recupero di reliquie minime (lo dimostra il fatto che l\u2019unico punto fermo resta, sempre, Leopardi).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esattamente. \u00c8 necessario affrontare la cultura, innovare; non ci si salva certo mutuando a Macerata o ad Ancona la vita di Roma o i modelli di Roma o di altrove.Per certi aspetti Roma \u00e8 molto pi\u00f9 provinciale che non Ancona o qualche gruppo marchigiano che, invece, \u00e8 attivo e ricco di fermenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 il fatto che tu sia qui a parlare con me di questi problemi denota chiaramente che un qualcosa di \u00abdiverso\u00bb e non provinciale esiste, non ti pare? Quello che conta, ad esempio, non \u00e8 tanto il mettere in piedi, perch\u00e9 si fa altrove, rivistine, giornaletti e altro del genere; una regione cosi non pu\u00f2 reggere questo perch\u00e9 non ha l\u2019economia sufficiente, perch\u00e9 non \u00e8 un polo di attrazione. \u00c8 molto pi\u00f9 valido agire come l\u2019editore d\u2019arte Brenno Bucciarelli. \u00c8 un editore che sa scegliere gli incisori, i poeti, gli scrittori, li mette insieme, stampa in modo perfetto e ne vengono fuori delle cose che possono circolare certamente anche a Parigi. Questo perch\u00e9 Bucciarelli punta su un certo tipo di qualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ecco il punto. Voi che siete \u00abfuori\u00bb, che una volta rappresentavate la \u00abperiferia\u00bb, come tu dici, avete indiscutibilmente, ciascuno a suo modo, anticipato, innovato, costruito e, soprattutto, inventato dei modi nuovi e diversi che sono poi diventati codici. Nello Ajello nel suo libro <\/strong><em>Lo scrittore e il potere <\/em><strong>edito da Laterza a un certo punto, nel capitolo \u00abElegia degli anni Cinquanta\u00bb, parla di Volponi come del \u00absacerdote dell\u2019alienazione\u00bb. Senza dubbio hai previsto qualche cosa che sarebbe giunto di l\u00ec a poco, nel quadro di quella narrativa industriale di cui si \u00e8 tanto discusso e scritto. Questo sta a significare che, dunque, gli apporti, icontributi della provincia spesso sono determinanti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le Marche sono una regione tributaria; sono un piccolo territorio senza grossi centri e grosse risorse; ma hanno, di contro, una grandissima umanit\u00e0, una forte e fertile fantasia, un fondo di follia interessante che la porta a essere una regione che inventa, secondo me, e che mette in giro particolari tipi d\u2019intellettuali e di uomini di azione. Io non sento importanti, pero, certi impegni di fedelt\u00e0 o quasi di identit\u00e0 con un muro o con una collina.<br \/>\nUno \u00e8 costruito anche con quel muro, con quella collina, ma poi dopo si muove,<br \/>\npu\u00f2 andare a Buenos Aires e avere ancora delle reazioni che gli sono dettate da quel certo tipo di costruzione, di matrice, ma nello stesso tempo ha la possibilit\u00e0 di muoversi, di ampliare il proprio spazio psicologico e storico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In relazione appunto a questo ampliamento del proprio spazio psicologico e storico che dovrebbe essere tipico di ogni scrittore e guardando ben dentro le pieghe della nostra letteratura dal \u201868 a oggi pare che la capacit\u00e0 di creare, intervenire, partecipare ideologicamente, storicamente, socialmente sia mancata. Le prove dimostrano un indebolimento, una volont\u00e0 di astensione; i romanzi ultimi denotano quasi una forma di diserzione civile, un arrampicarsi sugli specchi per non affogare. Parecchi scrittori si son lasciati prendere la mano dal successo, dai quattrini, dai giochi dell\u2019industria culturale, e via dicendo. Tutta la carica generata dalla Resistenza e dal \u00absubito dopo\u00bb \u00e8 andata perduta. Probabilmente tutto questo \u00e8 anche da attribuire a una situazione politica disgregata e disgregante, al poco potere circolato, alla ricerca di pi\u00f9 rapidi mezzi per accaparrarsi il posto giusto, a tutta una ridda di fattori che hanno reso dubbia, ambigua e fragile la posizione di certi scrittori integrati, fiacchi.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non vorrei essere cattivo, e devo anche fare una premessa: non ho letto tutto quello che dal \u201868 a oggi si \u00e8 scritto. Molti s\u00ec, altri li ho appena sfogliati. Ripeto, non vorrei essere cattivo, sto per conto mio, nella mia posizione, non pretendo di fare lo scrittore professionalmente, non faccio parte dei gruppi della cosiddetta societ\u00e0 letteraria, non credo nemmeno che questa societ\u00e0 esista o abbia motivo per esistere. Possono esistere delle iniziative, dei gruppi di cultura, ma allora ci vuole un\u2019ideologia comune, un impegno appositamente considerato, delle responsabilit\u00e0. Non questa faccenda di essere insieme quattro-cinquecento scrittori per poi dire: ecco la societ\u00e0 letteraria italiana! Una societ\u00e0 che \u00e8 poi tutta fatta di invidie, di trabocchetti, di mondanit\u00e0, di colpi bassi. Non \u00e8 che questa produca molto. Io ho avuto la fortuna di incontrare, all\u2019interno di questa presunta societ\u00e0, tanti personaggi che mi hanno aiutato molto, a cominciare da Bartolini, eppoi Pier Paolo Pasolini, Moravia, l\u2019Elsa Morante, Leonetti, Franco Fortini, Ferretti. Ho avuto degli scambi con loro, seriamente. Mi hanno dato la coscienza dei miei mezzi, mi hanno detto in che modo potevano essere portati avanti, migliorati, ampliati, corretti. Non sono quindi dietro a tutto quel che esce nella nostra letteratura, n\u00e9 credo che sia molto importante e che ogni anno ci siano venticinque capolavori come ci fanno credere le varie voci dell\u2019industria culturale. Mi pare, anzi, che il \u201868 non abbia prodotto niente; avrebbe dovuto, ma non ha prodotto niente. Credo che i fermenti pi\u00f9 interessanti sono venuti, casomai, tra il \u201856 e il \u201865 e che dopo, forse per la massiccia presenza dell\u2019industria culturale, questi fermenti siano andati spegnendosi e che sia ripresa, con molto vigore, la confezione di tanti romanzetti come profumi o come dolci, confezione bell\u2019e buona cui si sono prestati anche ottimi scrittori che, evidentemente, per necessit\u00e0, per guadagnare dei soldi, hanno sfornato un libro ogni due anni, costruendolo con un certo taglio, con una certa mano, di una certa misura, escludendosi da quel che la letteratura deve avere, cio\u00e8 lo spirito sperimentale, il coraggio dell\u2019impegno, non solo in termini politici, ma proprio in termini professionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In relazione a quanto si \u00e8 detto, allora, che cosa questi nostri ultimi dieci anni hanno perduto nei confronti di quel periodo cui ci siamo riferiti (1955-1965)?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019era forse maggiore convinzione nella forza originale e nel significato della letteratura anche se tale convinzione poteva essere frutto di ingenuit\u00e0, di ambizione artistica, di un certo sentimento ideal novecentesco.Ma c\u2019era anche la speranza, almeno in alcuni, che un libro potesse davvero servire a investire e anche a modificare la cosiddetta realt\u00e0. In molti almeno in quelli ai quali sono stato e mi sentivo pi\u00f9 vicino, c\u2019era una forte ansia di ricerca e di novit\u00e0, la stessa che ha consentito tutti i risultati pi\u00f9 interessanti di avanzata rispetto al Novecento, di scoperta di tante culture autonome e originali non ancora assorbite e anche l\u2019accostamento a principi storicistici, alla lezione di Gramsci, al confronto con i problemi del Paese. Non credo che oggi sia meglio di ieri, come non credo al contrario; sono convinto che anche la neoavanguardia sia stata un fatto sostanzialmente positivo soprattutto per arricchire la letteratura di tanti motivi e di tante tecniche aprendola a contaminarsi con tutti i fatti della cultura e della vita sociale del momento.<br \/>\nNel frattempo ha aumentato il suo potere l\u2019industria culturale imponendo una serie di prodotti e di consumi molte volte fastidiosi: il libro per l\u2019estate, i mezzi di discussione e di ricerca assunti come fini, graduatorie, meriti e premi sbagliati, ecc. Tutto il potere in generale nel Paese ha cominciato pi\u00f9 sfacciatamente a\u00a0godere e a succhiare i propri vantaggi, a muoversi con la frenesia, l\u2019arroganza, l\u2019incoscienza di chi non ha pi\u00f9\u00a0un rapporto attivo con la realt\u00e0. Un grande clima di decadenza morale e anche culturale che \u00e8 culminato\u00a0con la crisi che oggi sconvolge il nostro Paese; crisi che il potere considera soltanto economica o politica,\u00a0cio\u00e8 limitata a meccanismo e che invece \u00e8 storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E la crisi del vecchio stato italiano e anche del potere che lo ha determinato: essa \u00e8 dovuta proprio alle insufficienze culturali di entrambi ma anche alla grande spinta popolare di libert\u00e0. Si \u00e8 perduta quella tensione che la nostra societ\u00e0 aveva avuto dalla Resistenza, dal grande scrollone antifascista e dall\u2019avvento della Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono rifluite una serie di condizioni di conservazione; non \u00e8 circolato potere: l\u2019intellettuale, ancora una volta, \u00e8 rimasto staccato dalla realt\u00e0 del Paese, non \u00e8 entrato come programmatore, come politico, ma \u00e8 rimasto ancora in un gioco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">distinto, sopra, come se la cultura potesse vivere sopra il resto della societ\u00e0, con un legame fantomatico con la Tradizione da una parte e con l\u2019Avvenire dall\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un legame del genere \u00e8 accademico e finisce per essere del tutto improduttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cio\u00e8, all\u2019interno del sistema culturale manca la ricerca del \u00abnon dato\u00bb. Mi pare che la letteratura abbia coscienza di questi problemi e stia cercando di affrontarli o almeno di denunciarli. La letteratura non \u00e8 certo alla fine, se si mette a ricercare all\u2019interno di questa crisi, se non la sfugge attraverso l\u2019evasione e l\u2019indulgenza, la memoria o il puro laboratorio accademico. (luglio 1974)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>ll sipario ducale<\/em><strong>, il tuo ultimo romanzo, contiene un esplicito e diretto attacco a quella che \u00e8 l\u2019attuale struttura socio-politica dell\u2019Italia, un\u2019Italia che risulta, ormai, tragicamente frantumata, priva di una guida, incapace di risolvere i problemi capitali che la riguardano, incapace di sciogliere i nodi che la legano e la paralizzano. I fatti di Piazza Fontana, a Milano, nel \u201869, muovono la macchina del romanzo. Le bombe della Banca dell\u2019Agricoltura hanno apertamente dimostrato l\u2019inconsistenza di uno Stato (il nostro) che non \u00e8 pi\u00f9 capace di\u00a0<\/strong><strong>controllare niente e nessuno: hanno evidenziato la sua totale impossibilit\u00e0 ad agire, reagire e prevenire.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo me, con i fatti di Piazza Fontana e con lo svolgimento della loro vicenda si \u00e8 capito che il nostro Stato praticamente non esiste, \u00e8 debole, fiacco, non ha la capacit\u00e0 di risolvere i problemi sociali, a nessun livello n\u00e9, tanto meno, quelli riguardanti la struttura economica o della pubblica amministrazione o della giustizia; come non ha nessuna forza e nessuna idea per modificare la vecchia macchina burocratica che \u00e8 fonte di tante dispersioni e inefficienze. Il libro, <em>Il sipario ducale<\/em>, in fondo accenna a questo stato di carenza, per lo meno esprime il dolore che questo stato di debolezza suscita in quelli che hanno un minimo di carit\u00e0 di patria, di interesse collettivo, sociale. Il libro comincia, appunto, con l\u2019episodio delle bombe a Milano e si svolge visto dalla provincia, da Urbino, attraverso i rapporti tra la realt\u00e0 di Urbino e il resto della realt\u00e0 italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il testo, cosi come tu dici, non \u00e8 soltanto una \u00abstoria urbinate\u00bb che investe il professor Gaspare Subissoni, anarchico, antifascista, antiunitario e la sua compagna, la Viv\u00e9s Guardajal, la catalana.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esatto. Il libro \u00e8 un punto di osservazione che consente anche di valutare i problemi della societ\u00e0 italiana. Urbino \u00e8 colta in alcuni personaggi (a parte il clima della citt\u00e0 appena delineato) fuori tempo, fuori da questa situazione di mezzo acculturamento, di mezza partecipazione, di mezza democrazia nella quale la citt\u00e0, come tante altre citt\u00e0 del Paese, vive e si sviluppa. Sono personaggi al margine.Uno \u00e8 l\u2019ultimo di una schiatta (l\u2019Oddino) antirisorgimentale per ragioni di casta, di aristocrazia, di fideismo, eccetera. Un altro invece, \u00e8 un anarchico anch\u2019esso fuori dalla Storia che sembra aver esaurito la sua capacit\u00e0 di giudizio e di partecipazione con l\u2019intervento nella guerra di Spagna. Queste sono due posizioni lontane ein arretrato che consentono, per\u00f2, di intervenire sulle attuali vicende del Paese. In fondo proprio perch\u00e9 il Paese non ha costruito una cultura successiva a questi sfasamenti. \u00c8 come se non ci fosse stata la cultura di questi ultimi trent\u2019anni di democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La continuit\u00e0 che \u00abnon si avverte\u00bb allora, \u00e8 nell\u2019Italia o in Subissoni e Oddino?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 nella mancanza di una cultura autonoma cio\u00e8 l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia \u00e8 vista criticamente, come un fatto militare, autoritario, d\u2019espansione coloniale, eccetera, che non ha servito le aspirazioni popolari che sostenevano una parte del Risorgimento e che non ha certo prodotto l\u2019unit\u00e0 in senso culturale ripeto, anzi ha disperso, minacciato, rattristato, chiuso in schemi molto sommari tutte le culture. Ecco il problema, per esempio, del rapporto tra la cultura unitaria e le grandi posizioni della letteratura preesistenti, fino a quelle di Manzoni e di Leopardi. Come la cultura unitaria, accademica, burocratica, umanistica ha dato anche interpretazioni sbagliate di questi personaggi i quali, evidentemente, pensavano ad un\u2019Italia costruita diversamente, a un\u2019Italia d\u2019un sogno federale, di unit\u00e0 delle vecchie culture e non alla costituzione di un regno organizzato secondo un esempio gi\u00e0 vecchio che era quello di uno stato europeo di impianto napoleonico. A questo punto (ecco il problema) vanno ripresi i motivi veri, autentici della cultura italiana della pre-unit\u00e0, motivi che sono sempre rimasti latenti e che oggi vengono fuori anche attraverso queste istanze, attraverso la lotta popolare che c\u2019\u00e8 ed \u00e8 anch\u2019essa vera e autentica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma il problema \u00e8 anche un grosso interrogativo a cui tutta la cultura italiana deve rispondere, non ti pare?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato unitario si \u00e8 rotto, \u00e8 fallito: cosa viene fuori dopo? Questa \u00e8 la novit\u00e0, l\u2019interrogativo &#8211; come tu dici &#8211; al quale deve dare una risposta la cultura italiana. Quale ipotesi di stato, quale forza unitaria, quale nuova cultura possono essere costruiti nel nostro Paese? Naturalmente sulla base pi\u00f9 larga possibile, con le partecipazioni popolari che fino ad ora sono state escluse, secondo alcuni \u00abpunti\u00bb e interventi che gi\u00e0 ci sono stati (per esempio, la Resistenza, la Repubblica, le lotte che sono avvenute, a livello sindacale e giovanile, dopo il \u201865). Il libro dice esattamente anche queste cose, ma le vede attraverso dei personaggi che sono fuori scena, ormai; per\u00f2 da un personaggio fuori scena come Subissoni scaturisce la necessit\u00e0 di una ricerca attiva in termini critici, culturali, che dia la possibilit\u00e0 di costituire un tessuto unitario credibile, largo, che sia davvero la base della Repubblica. Per questo il libro critica certi aspetti conformistici e, nello stesso tempo, autoritari, cio\u00e8 critica l\u2019un\u00ect\u00e0 attraverso la sua espressione di oggi, la televisione, un certo tipo di benessere, questa mezza storia che corre, appiattisce e uniforma tutto, in sostanza. La spinta di Subissoni \u00e8 nuova, per ritrovare veramente una possibilit\u00e0 reale di attacco nei confronti di questa societ\u00e0 bisogna andare dietro, precorrere, cio\u00e8 riprendere i motivi che l\u2019hanno preceduta, abbandonare il suo spazio, mettersi all\u2019esterno, in posizione distinta e anche contraria. E quindi riprendere i discorsi di un anarchico che, fatto il salto, vanno a suscitare degli interessi nei settori marginali, ma pi\u00f9 autentici della nostra cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel <\/strong><em>Sipario ducale <\/em><strong>c\u2019\u00e8 un personaggio centrale molto importante e tutto da studiare: Viv\u00e9s, la parte attiva di Subissoni, pi\u00f9 ideologicamente ferma e decisa.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono d\u2019accordo quando dici \u00abpi\u00f9 ideologicamente ferma\u00bb. In fondo Subissoni \u00e8 debole ideologicamente, pi\u00f9 vulnerabile, chiuso in una certa stagione, l\u2019anarchia umanitaristica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Figlio anche di una cultura borghese e selettiva.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appunto. \u00c8 l\u2019intellettuale illuminista che non ha pi\u00f9 fiducia nei prodotti dell\u2019illuminismo, cio\u00e8 le riforme e la rivoluzione. \u00c8 fuori storia perch\u00e9 \u00e8 stata costruita una cosa diversa che lui non ha pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di controllare e criticare, mentre la donna, siccome ha continuato a studiare, non si \u00e8 chiusa soltanto nello sdegno, nell\u2019orgoglio, nella regressione, ma \u00e8 nella possibilit\u00e0 di fare ancora un\u2019analisi piuttosto precisa della realt\u00e0, soffre di quel che succede, capisce che non ha pi\u00f9, fino in fondo, il rapporto con la verit\u00e0 storica, con le masse popolari, con il sindacato, capisce che si sta creando un altro mostruoso inganno scenico a carico dei soliti colpevoli (cio\u00e8 gli irregolari, gli anarchici, eccetera), un altro misfatto che \u00e8 chiaramente organizzato o, comunque, strumentalizzato dal potere, capisce questo e muore. Dopo questa morte anche Subissoni intuisce qualcosa, cio\u00e8 che deve continuare ideologicamente l\u00e0 dove lei ha interrotto, riallacciare i rapporti e per questo va a Milano, sul finale del romanzo, con un\u2019altra giovane ragazza che quasi segna la continuazione di Viv\u00e9s o la possibilit\u00e0 della continuazione dell\u2019idea di Viv\u00e9s, va a Milano per capire, per vedere, per partecipare, per lottare. Esce dal sipario ducale. Cio\u00e8: l\u2019Italia si pu\u00f2 rompere ricreando delle vecchie signorie, ricreando dei posti attorno a un centro di potere, a delle vecchie storie, a delle nostalgie. Chiuderla, romperla in senso regressivo, nel mito di un mondo pi\u00f9 bello, rurale, eccetera. O la si pu\u00f2 rompere per rifarla veramente sulla base di una unit\u00e0 culturale e popolare che non ha niente a che spartire con l\u2019autorit\u00e0 e con la struttura economica attuali, con l\u2019organizzazione dello stato di oggi e via dicendo. Questa \u00e8 la lezione.<br \/>\nSubissoni lasciando Urbino rompe questo sipario ducale verso il quale regrediva nel sogno confuso di ricostituire il vecchio ducato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come in un certo senso regrediva Aspri in <\/strong><em>Corporale<\/em><strong>?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non direi. Aspri \u00e8 sempre in un\u2019altra posizione di lotta, \u00e8 sempre vibrante. Caso mai abbandona, percorre un altro sogno. Aspri in fondo vuol dire una cosa che soltanto oggi la psichiatria democratica o antipsichiatria scopre, e cio\u00e8: per essere liberi bisogna avere un uso diverso del proprio corpo, anche fisico, un dominio dei propri istinti che noi abbiamo perduto affidandolo alla norma della societ\u00e0. Bisogna caricare la libert\u00e0 di desideri e di possibilit\u00e0 di rinnovare tanti rapporti, compresi quelli dell\u2019amore. Usare il corpo contro la regressione che \u00e8 stabilita da un certo tipo di societ\u00e0; regressione e blocco anche nei rapporti civili. In fondo, Aspri capisce anche se confusamente e si animalizza e lotta, alla fine, come pu\u00f2 lottare un animale, cio\u00e8 al di l\u00e0 della logica e anche dell\u2019ideologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In ci\u00f2 che dici \u00e8 il senso del titolo che volevi dare al romanzo che poi hai chiamato <\/strong><em>Corporale<\/em><strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo. <em>Liberare l\u2019animale <\/em>vuole dire questo. \u00c8 poi il discorso portato avanti, in termini di cultura, da tanti giovani psichiatri, da tanti psicanalisti, da sociologi.<br \/>\nLa grande liberazione non avviene soltanto attraverso l\u2019acquisizione dei poteri da parte degli oppressi, ma avviene se l\u2019acquisizione dei poteri da parte degli oppressi \u00e8 accompagnata da una operazione totale di rinnovamento, senza che l\u2019uomo debba, per questo, rinunciare ai suoi desideri, alla sua fantasia, alla possibilit\u00e0 di essere costantemente libero e di creare ogni giorno, secondo quello che \u00e8 l\u2019unico motivo per cui \u00e8 su questa terra come Grande Sapiente Animale, come Grande Costruttore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tornando al romanzo. Per quello che riguarda la tecnica di scrittura, la lingua che hai adottato per questo libro, c\u2019\u00e8 da dire che essa \u00e8 ben differente da quella di <\/strong><em>Corporale <\/em><strong>(calda, assorbente, in continua rimozione). Nel <\/strong><em>Sipario ducale <\/em><strong>si percepisce l\u2019intenzione di creare un linguaggio molto pi\u00f9 accessibile e piano, linguaggio facilitato, secondo me, anche dall\u2019adozione di una sorta di tecnica teatrale che rende pi\u00f9 aperta e libera la lettura, una tecnica che procede per immagini, che favorisce una visualizzazione oggettiva del testo. Anche l\u2019uso della terza persona concorre a facilitare comprensione e lettura. Anche nella seconda e nella quarta parte di <\/strong><em>Corporale<\/em><strong> avevi usato la terza persona.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza dubbio. \u00c8 giusto quello che dici. Narrando in terza persona acquisisco un controllo della materia, anche perch\u00e9 mi propongo un pubblico dall\u2019altra parte nell\u2019oggettivit\u00e0. Tecnica teatrale, scenica, rappresentativa: \u00e8 vero, ma non solo questo, anche adesione morale a quello che faccio. In fondo, non c\u2019\u00e8 poi molta differenza tra il mio linguaggio parlato e quello scritto. Mia \u00e8 anche quella visionariet\u00e0, rilevata da molti critici, probabilmente perch\u00e9 quella visionariet\u00e0 \u00e8 uno degli strumenti della mia stessa personalit\u00e0, ma anche della mia cultura. E poi c\u2019\u00e8 da dire che io partecipo, vivo e agisco pi\u00f9 in modo orale che scritto. Aderisco alla realt\u00e0 in maniera diretta, verbale, oratoria. Prendi <em>La macchina mondiale<\/em>: \u00e8 un romanzo tutto dettato, qua e l\u00e0 riscritto dopo la dettatura. Per forza, allora, che lo stile che si riscontra nei miei libri \u00e8 uno stile libero, umorale, a volte passionario, mimetico, cos\u00ec come sono io.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sarebbe sbagliato affermare che il tuo linguaggio \u00e8 quello di Gerolamo Aspri<\/strong>?<strong><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 che sarebbe sbagliato, ma non \u00e8 esatto al cento per cento. Aggiungi che il linguaggio che possiedo e di cui mi servo per scrivere non l\u2019ho mai passato in laboratorio, cio\u00e8 non \u00e8 mai stato analizzato da me criticamente, attraverso esami, studi, sperimentazioni o controlli. \u00c8 tutto dato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(febbraio 1976)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intervista a cura di <strong>Francesco Scarabicchi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>info@nostrolunedi.it<\/strong><br \/>\n<strong> <a href=\"http:\/\/www.nostrolunedi.it\/\"> www.nostroluned\u00cf.it<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>info<\/strong><br \/>\ninfo@liricigreci.it<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.liricigreci.it\/\"> www.liricigreci.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Estratto da nostro luned\u00ec numero 2 &#8211; nuova serie Paolo Volponi e Urbino Colloquio con Paolo Volponi luglio 1974 &#8211; febbraio 1976 Nella pubblicazione del \u00abPremio Marzotto\u00bb del 1963-1964 \u00e8 apparso un tuo scritto in cui, fra l\u2019altro, si legge: &hellip; <a href=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/uno-sguardo-lontano\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,11],"tags":[],"class_list":["post-8904","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eventi-e-news","category-home"],"aioseo_notices":[],"aioseo_head":"\n\t\t<!-- All in One SEO 5.0.4 - aioseo.com -->\n\t<meta name=\"robots\" content=\"max-image-preview:large\" \/>\n\t<meta name=\"author\" content=\"lirici greci\"\/>\n\t<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.liricigreci.it\/blog\/uno-sguardo-lontano\/\" \/>\n\t\t<meta name=\"generator\" content=\"All in One SEO (AIOSEO) 5.0.4\" \/>\n\t\t<meta property=\"og:locale\" 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