di Rita Reggiani
citazione premio letterario: Patrizia Brunetti
2012 Senigallia;
1° luglio 2011, venerdì; era stata una bellissima giornata d’estate: sole, mare, bagni e l’allegria delle amiche del Passetto; ora l’aspettava una visita guidata al Museo Diocesano. L’occasione era la mostra “Segni dell’Eucarestia”, ma al di là di questa Agnese era interessata alle sculture, alle tavole lignee ed in particolare agli arazzi su disegni del Rubens in essa contenuti. Giunse alla Cattedrale di San Ciriaco, luogo deputato per l’incontro, in notevole anticipo; voleva evitare di farsi sorprendere per strada dal temporale che, dopo la caldissima giornata, si stava preannunciando da lontano con tuoni e fulmini. Salì la scalinata, si fermò accanto ai leoni stilofori e, girandosi indietro, rimase affascinata dallo spettacolo che le si presentò. Il cielo plumbeo, sulla costa verso Pesaro, era illuminato da un crescendo di fulmini, seguiti dai relativi tuoni; e, sotto, il color inchiostro del mare faceva contrasto con la spuma bianca delle onde, che rabbiosamente si frangevano lungo il litorale: l’aria era calda, immobile e carica di elettricità. Era sola e poteva godersi la vista del golfo e della città dall’alto: il paesaggio le ricordò un quadro di Turner che aveva recentemente visto ad una mostra; assorta nella contemplazione, non si accorse subito dell’arrivo di diverse auto della polizia municipale e dei carabinieri che, a lampeggianti accesi, scortavano un pulmino dai vetri oscurati. Incuriosita, si concentrò su ciò che stava accadendo; dal pulmino, non ancora fermo, scese per primo un body-guard che si guardò intorno, parlando al cellulare; successivamente cominciarono a scendere gli altri passeggeri: prima l’Arcivescovo di Ancona, poi diversi Prelati che salirono i gradini protetti dalle prime gocce di pioggia che cominciavano a cadere dagli ombrelli prontamente aperti dagli uomini della scorta. Passando vicino ad Agnese l’Arcivescovo ricambiò il cenno di saluto, mentre gli altri, compresi nel ruolo, la ignorarono: uno anzi, il più autorevole, con una grossa croce d’oro al collo, sembrò infastidito da quella sua presenza, estranea alla loro missione. Agnese si sentì piccola, insignificante al cospetto del Potere Ecclesiastico; si dispiacque per quello sguardo ricevuto, ma in definitiva quella era la Cattedrale della sua città e quindi, per nulla intimorita, mise in “silenzioso” il cellulare, ed entrò dopo di loro. La presenza della delegazione papale era dovuta alla preparazione della visita del Santo Padre in occasione del 25° Congresso Eucaristico. La chiesa era totalmente illuminata, così ebbe modo di vedere bene i dipinti alle pareti, da sempre condannati all’oscurità, apprezzare il gioco delle volte che la luce esaltava ed ammirare i capitelli; mentre si guardava attorno, il gruppetto si spostava più o meno rumorosamente per predisporre la funzione, fino a che la voce di una fedele, che assorta nella preghiera in una cappella laterale non si era accorta di chi fossero, non li richiamò al silenzio ed al rispetto del luogo; Agnese sorrise e pensò compiaciuta che la loro scostante superiorità era stata punita; guardò l’orologio, si erano fatte le 18, l’ora dell’appuntamento per la visita programmata. Uscita dalla Cattedrale, percorse il breve tratto fino al Museo sotto una pioggia torrenziale bagnandosi dalla testa ai piedi e, così bagnata, iniziò la visita; passando di sala in sala si trovò immersa nelle straordinarie testimonianze di fede che si perdevano nella notte dei tempi, fu attratta dai colori delle tele e degli arazzi, dalle preziose opere di oreficeria, dagli oggetti rari e dagli antichi donativi fino a quando si ricordò che doveva comunicare al marito l’ora del termine della visita. Il gruppo, intanto, era arrivata di fronte ad una tela raffigurante l’Ultima Cena mentre la guida stava spiegando la simbologia rappresentata: il cane bianco ai piedi di Gesù significava la fedeltà; invece il gatto nero che ghermiva il topo, ai piedi di Giuda, era la capacità di possessione di Satana. Pur ascoltando fece il numero del marito ma, con sua sorpresa, sul display comparve il numero 666, il numero simbolo di Satana; pensando di avere toccato un tasto sbagliato lo cancellò; con attenzione fece scorrere i numeri in rubrica fino a quello desiderato e richiamò: sbigottita vide riformarsi il 666; tentò di spegnere il cellulare, ma non era possibile; il telefono non rispondeva più ai comandi, a nessun comando. La visita continuava e Agnese seguiva il gruppo ma, turbata, non era più in grado di ascoltare; decise di estrarre la batteria, ma quando la rimise al suo posto ricominciò automaticamente l’ossessione del 6. Incredula di ciò che stava accadendo, senza una ragione apparente e in quella singolare circostanza, si domandò se fosse un caso o se doveva considerarlo un presentimento; non riuscendo a darsi una risposta rassicurante decise anche di togliere la sim card e riposizionarla per vedere se il fenomeno scomparisse: no, il 6 si ripeteva ed il cellulare continuava a non rispondere ancora ai comandi. Intanto la guida li stava accomiatando e si ritrovò fuori sul piazzale; aveva smesso di piovere, le nubi scure si stavano allontanando all’orizzonte, sui monti; era tornato il sole, una luce dorata illuminava la città e il porto. Mentre il paesaggio tornava ad essere dolce e rassicurante, dentro Agnese l’inquietudine cresceva; guardando il cellulare e pensando di quanti momenti della sua vita era stato unico discreto testimone e depositario, provò un senso di smarrimento e di repulsione nel constatare che aveva assunto quella malefica autonomia, quasi fosse un sinistro presagio; presa dall’angoscia fu tentata di buttarlo lì, nel cestino. Ripreso il controllo di sé, lo ripose nella tasca esterna della borsa per aumentare la distanza da quell’oggetto che la impauriva e decise di andare subito a comprarne un altro; a passo spedito, si avviò giù per la ripida scalinata verso il centro, i negozi a quell’ora erano ancora aperti. Erano passati mesi, il suo nuovo telefonino funzionava a meraviglia e ormai l’episodio era stato dimenticato quando una notizia, dapprima accennata poi in un crescendo di clamore, sempre più divulgata comparve su tutti i giornali e le tv nazionali ed internazionali; riguardava lo scandalo che colpiva lo Stato Pontificio coinvolgendo cardinali, banchieri dello IOR e altri noti personaggi e faccendieri in divulgazioni di segreti, conti correnti cifrati, fondi neri e riciclaggio.
Agnese, come un po’ tutti, seguiva con curiosità lo svolgimento dell’inchiesta tra ammissioni e smentite da parte degli interessati, le cui immagini comparivano in video e in foto con una certa frequenza; in particolare era rimasta colpita dal viso di uno di questi, come se lo conoscesse già; quello sguardo, l’espressione, l’atteggiamento e il movimento delle mani le ricordarono dove l’aveva già visto, anche se non indossava un manto giallo e non teneva furtivamente in mano una scarsella con 30 denari: era lui il Giuda del quadro!
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