MARCO PUCA – MIOTICA COMUNICATO STAMPA

Miotica_Cartolina

 

Lo spazio espositivo CANOVA22 a Roma, l’antica fornace di Antonio Canova, è lieta di ospitare, da domenica 25 settembre ore 18:00 fino al 30 settembre, la mostra personale dell’artista Marco Puca dal titolo “MIOTICA” a cura di Rezarta Zaloshnja.
L’opera “MIOTICA”, ultimo lavoro dell’artista Marco Puca, che vive e lavora ad Ancona, sarà esposta per la prima volta al pubblico negli spazi di CANOVA22, trasformando tali spazi in un vero osservatorio vivente.

Miotica_Cat_17

L’artista attraverso l’opera “MIOTICA” traccia una sua visione del mondo, in un tutt’“uno” di “essere” e “vivere” nella dimensione creativa.
Il pubblico entrando in contatto con l’opera “MIOTICA” incontra una serie di “acquarelli panoramici”, i quali sono marcati dall’assenza totale di identità geografica dell’opera; assenza di lucidità e nitore in chi la osserva; assenza di punti di riferimento nella visione indistinta tra immagini e oggetti. Simultaneamente si rende limpida, attraverso l’opera, l’idea che l’artista è intenzionato e traccia una sua visione del mondo.

Miotica_Cat_18

Visione che possiamo scorgere anche nelle parole di Marco Puca:
“Questi panoramici acquerelli hanno più a che fare con la fotometria che con la semplice e morbida rappresentazione morfologica marchigiana. C’è di più. Nella interazione della luce con la materia, costruisco un impianto di generale rarefazione. Un’idea miope di esistenzialismo. Nella profondità di un paesaggio morfologico, la luce stende un velo di coscienza, quella che appartiene a tutti noi. Gli elaborati godono di una dimensione panoramica, quindi espressiva.”.

Comunicato stampa di Rezarta Zaloshnja

 

Miotica_Cat_Cov

 

Luogo: CANOVA22 – Via Antonio Canova 22, Roma

Orario di apertura: tutti i giorni dalle 18:00 alle 22:00

Biglietto – Ingresso libero

Vernissage: 25 settembre (domenica) dalle 18.00 alle 22.00

0849081808467956

 

Biografia:

Marco_PucaMarco Puca è nato nel 1973 ad Ancona, dove vive e lavora. Diplomato all’Istituto d’Arte Edgardo Mannucci. Nel 1999 si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Urbino. I maestri che hanno accompagnato la sua formazione artistica sono: Elio Marchegiani, Carlo Cecchi, Omar Galliani, Luigi Carboni, Bruno Ceccobelli, Gian Ruggero Manzoni e Nicola Salvatore. Ha esposto a Roma, Milano, Mosca, Bologna, Genova, Pescara. Gallerie di riferimento: GinoMonti Arte Contemporanea; Galleria Farini Bologna; Galleria Puccini di Ancona. Artista di riferimento: OSVALDO LICINI

 

Testo critico a cura di Maria Rita Montagnani

“Niente ci è più estraneo della casa i cui fantasmi ci sono familiari. Nessuna cosa è più simile a noi di quella che ci appare più lontana”. Milo Rossi

“Miotica”, nell’opera di Marco Puca, è innanzitutto una visione. Una modalità di visione del mondo. L’idea di partenza di Puca per questo ciclo espressivo origina dal fenomeno medico – la MIOSI – consistente nella diminuzione del diametro delle pupille, che nella fisiologia si verifica come risposta (e difesa) quando l’occhio è colpito da un’intensa sorgente luminosa. Dunque è come se l’artista guardasse le cose e gli oggetti circostanti attraverso gli occhi socchiusi, quasi a filtrarne le percezioni e le fisionomie consuete ed abituali, a favore di una visuale più anomala, insolita e forse più pregnante. Ciò comporta nell’artista e nello spettatore un minimo “sforzo” che è più mentale che visivo e che consente l’accomodazione oculare, ma su ciò che non è visibile, che non c’è; e che dunque diviene rappresentazione di un paesaggio interiore o comunque interiorizzato dall’artista. Un paesaggio che, senza questa peculiare modalità dello sguardo, rimane relegato all’immaginario o nel terreno dell’onirico. Puca, attraverso questa visione “miotica”, raggiunge altresì un’acutezza ben più efficace della semplice messa a fuoco, perché ciò che per lui è importante è mostrare le cose come non sono realmente, rivelandone il loro aspetto fantasmatico ed essenzialmente enigmatico che non può essere colto da una visione normale e naturale del mondo. In questo ciclo di acquerelli, Marco sottolinea ancora di più, attraverso la fluidità che è tipica di questa tecnica, anche la fluidità del mondo, la rarefazione della luce sui paesaggi, l’evanescenza delle cose terrene. Così anche un paesaggio reale assume nelle opere di Puca un’aura di misteriose evocazioni, di sembianze consuete ormai trapassate in una dimensione irreale. Se l’Arte è visione del particolare che diviene universale, la pittura di Puca ci rimanda ad una prospettiva più sotterranea e recondita, nascosta nelle armonie/disarmonie della psiche che anela ad una semplice complessità: quella che permette di vedere oltre le cose, attraversandole, e non fermandosi alla loro mera apparenza. Nei paesaggi di Puca la luce è essenziale alla materia così come pure alla visione. D’altronde come ci avvisava Kafka, «con una luce fortissima si può dissolvere il mondo». E partendo da questo abissale pensiero, anche l’artista tenta di cancellarlo per ricrearne una o molteplici straordinarie epifanie.

 

CANOVA22
MIOTICA

artista
Marco Puca

a cura di
Rezarta Zaloshnja
e-mail: rezartazaloshnja@gmail.com

testo critico
Maria Rita Montagnani

direzione artistica
Fiorenza d’Alessandro

fotografie
Sergio Marcelli

comunicazione social
Domenico Giordano

concept e grafica
Francesca Di Giorgio

 

Associazione Culturale CANOVA22
via Antonio Canova 22
Italia / 00139 Roma
www.canova22.com

identità visiva e comunicazione
Lirici Greci
www.liricigreci.it

finito di stampare
nel mese di settembre 2016
Grafiche Esposto, Polverigi (An)

SI RINGRAZIANO

Alberto Antomarini
Greta Duca
Angelo Nunziato
Rocco Renne
Life Hotel, Porto Recanati

MARCO PUCA – MIOTICA

Miotica_Locandina

 

Marco Puca
MIOTICA

 
CANOVA22
dal 25 al 30 settembre 2016
Roma / Via Antonio Canova 22

a cura di  Rezarta Zaloshnja

A Dario e Medusa
To Dario and Medusa

 

0846 0818

 

Questi panoramici acquerelli hanno più a che fare con la fotometria che con la semplice e morbida rappresentazione morfologica marchigiana. C’è di più.
Nella interazione della luce con la materia, costruisco un impianto di generale rarefazione. Un’idea miope di esistenzialismo. Nella profondità di un paesaggio morfologico, la luce stende un velo di coscienza, quella che appartiene a tutti noi.
Gli elaborati godono di una dimensione panoramica, quindi espressiva.
Marco Puca

 

These water colour landscapes have more to do with photometry than with the simple and soft Marche morphological representation. There is more.
In the interaction of light and matter, I am building an implant of general rarefaction.
A shortsighted idea of existentialism. In the depth of a morphological landscape, the light spreads a veil of conscious, that which belongs to all of us. The elaborators enjoy a panoramic dimension, therefore expressive.
Marco Puca

 

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Destinazione Miotica

 «Niente ci è più estraneo della casa i cui fantasmi ci sono familiari.
Nessuna cosa è più simile a noi di quella che ci appare più lontana».
Milo Rossi

“Miotica” nell’opera di Marco Puca, è innanzitutto una visione. Una modalità di visione del mondo. L’idea di partenza di Puca per questo ciclo espressivo, origina dal fenomeno medico – la MIOSI – consistente nella diminuzione del diametro delle pupille, che nella fisiologia si verifica come risposta (e difesa) quando l’occhio è colpito da un’intensa sorgente luminosa. Dunque è come se l’artista guardasse le cose e gli oggetti circostanti attraverso gli occhi socchiusi, quasi a filtrarne le percezioni e le fisionomie consuete ed abituali, a favore di una visuale più anomala, insolita e forse più pregnante. Ciò comporta nell’artista e nello spettatore che guardi l’opera, un minimo “sforzo” che è più mentale che  non visivo   e    che    consenta    l’accomodazione oculare ma su ciò che non è visibile,      che non c’è.
E che dunque diviene rappresentazione di un paesaggio interiore o comunque interiorizzato dall’artista. Un paesaggio che senza questa peculiare modalità dello sguardo, rimane relegato all’immaginario o nel terreno dell’onirico. Puca, attraverso questa visione “miotica” raggiunge altresì un’acutezza ben più efficace della semplice messa a fuoco, perché ciò che per lui è importante, è mostrare le cose come non sono realmente, rivelandone il loro aspetto fantasmatico ed essenzialmente enigmatico che non può essere colto da una visione normale e naturale del mondo. In questo ciclo di acquerelli, Marco sottolinea ancora di più, attraverso la fluidità che è tipica di questa tecnica, anche la fluidità del mondo, la rarefazione della luce sui paesaggi, l’evanescenza delle cose terrene.
Così anche un paesaggio reale, assume nelle opere di Puca, un’aura di misteriose evocazioni, di sembianze consuete ormai trapassate in una dimensione irreale. Se l’Arte è visione del particolare che diviene universale, la pittura di Puca ci rimanda ad una prospettiva più sotterranea e recondita, nascosta nelle armonie/disarmonie della psiche che anela ad una semplice complessità: quella che permette di vedere oltre le cose, attraversandole, e non fermandosi alla loro mera apparenza. Nei paesaggi di Puca la luce è essenziale alla materia così come pure alla visione. D’altronde come ci avvisava Kafka, «con una luce fortissima si può dissolvere il mondo».
E partendo da questo abissale pensiero, anche l’artista tenta di cancellarlo per ricrearne una o molteplici, straodinarie epifanie.

Maria Rita Montagnani
Critico d’arte/curatore indipendente

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Destination Mioptic

 «Nothing is stranger to us than a house where the ghosts are familiar to us. Nothing is simpler to us than that which seems far away».
Milo Rossi

“Mioptic” in the Marco Puca work of art, is above all a vision. A way of seeing the world. Puca’s initial idea for this expressive cycle, originates from a medical phenomenon – MIOSIS – which consists of the reduction in the diameter of the pupils. Under normal circumstances, this occurs as a defensive response when the eye is hit by an intense light source. It is therefore almost as if the artist is looking at things and surrounding objects through half closed eyes, almost filtering perception and customary and routine physiognomy, in favour of a more abnormal vision, unusual and maybe more loaded. This means that the artist and the spectator who views his work has to make an “effort” which is more mental than visual and so permits the accommodation of the eye but of that which is not visible, which is not present.
It becomes a representation of an interior landscape or at least interiorized by the artist. A landscape without this peculiar way of observing, remains relegated to the imaginary or in the terrain of dreams. Through this “mioptic” vision, Puca reaches a much more effective acuteness than the simple representation, because that which is important for him, is demonstrating things as they are not really, revealing their phantom and essentially enigmatic quality that can’t be obtained from a normal and natural vision of the world. In this cycle of water colours, Marco further underlines, through the typical fluidity of this technique, the fluidity of the world, the rarefaction of light on the landscape, the evanescence of earthly things.
In this way even a real landscape assumes an aura of mysterious evocation, a customary appearance which has passed into an unreal dimension. If Art is the vision of the particular which becomes universal, Puca’s paintings sends us a more underground and obscure prospective, hidden in the harmony/disharmony of the psyche which gasps at a simple complexity: that which permits us to see beyond things, going through them, and not stopping at their mere appearance. In Puca’s landscapes light is essential to the material as is vision. After all, as Kafka states, “with a strong light we can dissolve the world”. And beginning with this abyssal thought, even the artist attempts to cancel it in order to recreate one or multiple extraordinary epiphanies.

Maria Rita Montagnani
Art Critic/independent curator

 

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Si sono interessati del lavoro
They became interested in his work

Giancarlo Bassotti, Bruno Cantarini, Dolores Carnemolla, Maurizio Cesarini, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Azzurra Immediata, Cristina Magnanelli, Gian Ruggero Manzoni, Paolo Marasca, Martina Mayolesi, Maria Rita Montagnani, Umberto Palestini, Massimo Raffaelli, Roberto Rizzente, Enzo Siciliano, Rezarta Zaloshnja.



Marco Puca

Marco_PucaMarco Puca è nato ad Ancona nel 1973, dove vive e lavora. Ha frequentato l’Istituto d’Arte E. Mannucci poi conseguito il diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Nel     1993         ha      esposto le   sue   opere al   Premio Marche. Nel 1994 ha vinto il primo premio nella sezione “Arte viva Senigallia” a cura di Omar Galliani. Dopo la mostra a Milano, Pescara, Pesaro, Ancona, Vladikafka (Russia), Senigallia, Cagli, Jesi. Ha collaborato con Enzo Siciliano, Vincenzo Raponi e Massimo Raffaelli per la “La città invisibile”. Ha collaborato con la rivista “nostro lunedì” curata da Francesco Scarabicchi e Francesca Di Giorgio.
Hanno scritto di lui: Enzo Siciliano, Umberto Palestini, Maurizio Cesarini, Martina Majolatesi, Maria Rita Montagnani, Gian Ruggero Manzoni, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Giancarlo Bassotti, Cristina Magnanelli, Bruno Cantarini, Roberto Rizzente.

Exhibitions // Personal

1996 “Con amore voglio fare a pugni”, Falegnameria Marchigiani, Falconara Marittima (AN).

2000 “Quartiereraffinato”, Galleria deposito, Senigallia (AN).

2004 “La città invisibile”, Marco Puca, Vincenzo Raponi, Enzo Siciliano, Falconara Marittima (AN).

2011 “3/3” Galleria Il contemporaneo, Jesi (AN).

2012 “DreamTime” Galleria d’Arte Puccini, Ancona.

2015 “ARCATE-SPLEEN-DENTI”, Tempio San Rocco, Mole Vanvitelliana, Ancona. A cura di Maria Rita Montagnani, in collaborazione con la galleria Gino Monti arte contemporanea.

2016 “Miotica”, galleria CANOVA22, Roma.


Exhibitions // Collective

1993 “Marcati stretti”, Galleria Progetto Arte, Falconara Marittima (AN). 1994 “Arte viva a Senigallia”, 1° premio, sezione disegno, curato da Omar Galliani, Senigallia (AN).

1998 ” La miniera” Collettiva organizzata dall’Accademia delle Arti di Urbino.

1999 ” Rizoma”, Ex Forno, Pescara (PE).

2000 “Rizoma”, Lanciano (CH).

2001 “Inquilini”, Galleria Ali d’Oro, Pesaro (PU).

2001 “Campionamenti visivi”, Galleria Ali d’Oro, Pesaro (PU).

2002 “Misure uniche”, Collezione privata Cav. Serafino Fiocchi, Cagli (PU).

2004 “La città invisibile”, presentazione Enzo Siciliano, disegnatore di luci Vincenzo Raponi, Falconara Marittima (AN).

2011 “Alanica”, Vladikavkaz, Ossezia settentrionale, Russia.

2012 “Artitude”, Milano.

2013 “Quinto Quarto”, Palazzo Gradari Pesaro (PU). Mole Vanvitelliana, Ancona. A cura di Roberto Rizzente e Andrea Giusti.

2014 Arte Fiera, Genova.

2014 “Casaforte”, sede amministrativa Di Ferdinando Costruzioni, Giulianova (PE).

 

Marco Puca

Marco_PucaMarco Puca was born in Ancona in 1973, where he lives and works now. He attended the E. Mannucci Art Institute and finished his diploma in painting at the Fine Art Academy of Urbino. In 1993 he exhibited his art at Premio Marche. In 1994 he won the first prize in the category “Live Art Senigallia” organized by Omar Galliani. Following this he exhibited in Milan, Pescara, Pesaro, Ancona, Vladikafka (Russia), Senigallia, Cagli and Jesi. He has collaborated with Enzo Siciliano, Vincenzo Raponi and Massimo Raffaelli for “the invisible city”.
He collaborated with the magazine “nostro lunedi” directed by Francesco Scarabicchi and Francesca Di Giorgio. He has been written about by: Enzo Siciliano, Umberto Palestini, Maurizio Cesarini, Martina Majolatesi, Maria Rita Montagnani, Gian Ruggero Manzoni, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Giancarlo Bassotti, Cristina Magnanelli, Bruno Cantarini, Roberto Rizzente.


Exhibitions // Personal

1996 “I want to fight with my fists like love” Marche Carpentry Falconara Marittima (AN).

2000 “Refined quarter”, Deposti gallery Senigallia (AN).

2004 “The invisible city”, Marco Puca, Vincenzo Raponi, Enzo Siciliano, Falconara Marittima (AN).

2011 “3/3” The contemporary gallery, Jesi (AN).

2012 “Dream Time” Puccini Art Gallery, Ancona.

2015 “ARCHES-SPLEEN-TEETH”, San Rocco Temple, Mole Vanvitelliana Ancona. Curated by Maria Rita Montagnani, in collaboration with Gino Monti Contemporary Art Gallery .

2016 “Mioptic”, CANOVA22 Gallery, Rome.


Exhibitions // Collective

1993 “Tightly Marked”, Art Progect Gallery, Falconara Marittima (AN). 1994 “Live Art in Senigallia” 1st prize in drawing category, curated by Omar Galliani, Senigallia (AN).

1998 “The Mine” Collection organized by the Fine Arts Academy of Urbino

1999 “Root Stock” Ex Forno, Pescara (PE).

2000 “Root Stock”, Lanciano (CH).

2001 “Tennants”, Gold Wing Gallery, Pesaro (PU).

2001 “Visual samples”, Gold Wing Gallery, Pesaro (PU).

2002 “Unique measurements”, private collection Cav. Serafino Fiocchi, Cagli (PU).

2004 “the invisible city”, presentation by Enzo Sicliano, light designer Vincenzo Raponi, Falconara Marittima (AN).

2011 “Alanica”, Vladikavkaz, Eastern Ossezia, Russia.

2012 “Artitiude”, Milano.

2013 “Fifth Fourth”, Palazzo Gradari Pesaro (PU). Mole Vanvitelliana, Ancona. Curated by Roberto Rizzente and Andrea Giusti.

2014 Art Fair, Genova.

2014 “Safehouse”, administrative office of Ferdinando Constructions, Giulianova (PE).

 

CANOVA22
MIOTICA

a cura di Rezarta Zaloshnja

Marco Puca

testo critico
Maria Rita Montagnani

direzione artistica
Fiorenza d’Alessandro

fotografie
Sergio Marcelli

comunicazione social
Domenico Giordano

concept e grafica
Francesca Di Giorgio

 

Associazione Culturale CANOVA22
via Antonio Canova 22
Italia / 00139 Roma
www.canova22.com

identità visiva e comunicazione
Lirici Greci
www.liricigreci.it

finito di stampare
nel mese di settembre 2016
Grafiche Esposto, Polverigi (An)

SI RINGRAZIANO

Alberto Antomarini
Greta Duca
Angelo Nunziato
Rocco Renne
Life Hotel, Porto Recanati

MARCO PUCA – MIOTICA COMUNICATO STAMPA

Miotica_Cartolina

 

Lo spazio espositivo CANOVA22 a Roma, l’antica fornace di Antonio Canova, è lieta di ospitare, da domenica 25 settembre ore 18:00 fino al 30 settembre, la mostra personale dell’artista Marco Puca dal titolo “MIOTICA” a cura di Rezarta Zaloshnja.
L’opera “MIOTICA”, ultimo lavoro dell’artista Marco Puca, che vive e lavora ad Ancona, sarà esposta per la prima volta al pubblico negli spazi di CANOVA22, trasformando tali spazi in un vero osservatorio vivente.

Miotica_Cat_17

L’artista attraverso l’opera “MIOTICA” traccia una sua visione del mondo, in un tutt’“uno” di “essere” e “vivere” nella dimensione creativa.
Il pubblico entrando in contatto con l’opera “MIOTICA” incontra una serie di “acquarelli panoramici”, i quali sono marcati dall’assenza totale di identità geografica dell’opera; assenza di lucidità e nitore in chi la osserva; assenza di punti di riferimento nella visione indistinta tra immagini e oggetti. Simultaneamente si rende limpida, attraverso l’opera, l’idea che l’artista è intenzionato e traccia una sua visione del mondo.

Miotica_Cat_18

Visione che possiamo scorgere anche nelle parole di Marco Puca:
“Questi panoramici acquerelli hanno più a che fare con la fotometria che con la semplice e morbida rappresentazione morfologica marchigiana. C’è di più. Nella interazione della luce con la materia, costruisco un impianto di generale rarefazione. Un’idea miope di esistenzialismo. Nella profondità di un paesaggio morfologico, la luce stende un velo di coscienza, quella che appartiene a tutti noi. Gli elaborati godono di una dimensione panoramica, quindi espressiva.”.

Comunicato stampa di Rezarta Zaloshnja

 

Miotica_Cat_Cov

 

Luogo: CANOVA22 – Via Antonio Canova 22, Roma

Orario di apertura: tutti i giorni dalle 18:00 alle 22:00

Biglietto – Ingresso libero

Vernissage: 25 settembre (domenica) dalle 18.00 alle 22.00

0849081808467956

 

Biografia:

Marco_PucaMarco Puca è nato nel 1973 ad Ancona, dove vive e lavora. Diplomato all’Istituto d’Arte Edgardo Mannucci. Nel 1999 si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Urbino. I maestri che hanno accompagnato la sua formazione artistica sono: Elio Marchegiani, Carlo Cecchi, Omar Galliani, Luigi Carboni, Bruno Ceccobelli, Gian Ruggero Manzoni e Nicola Salvatore. Ha esposto a Roma, Milano, Mosca, Bologna, Genova, Pescara. Gallerie di riferimento: GinoMonti Arte Contemporanea; Galleria Farini Bologna; Galleria Puccini di Ancona. Artista di riferimento: OSVALDO LICINI

 

Testo critico a cura di Maria Rita Montagnani

“Niente ci è più estraneo della casa i cui fantasmi ci sono familiari. Nessuna cosa è più simile a noi di quella che ci appare più lontana”. Milo Rossi

“Miotica”, nell’opera di Marco Puca, è innanzitutto una visione. Una modalità di visione del mondo. L’idea di partenza di Puca per questo ciclo espressivo origina dal fenomeno medico – la MIOSI – consistente nella diminuzione del diametro delle pupille, che nella fisiologia si verifica come risposta (e difesa) quando l’occhio è colpito da un’intensa sorgente luminosa. Dunque è come se l’artista guardasse le cose e gli oggetti circostanti attraverso gli occhi socchiusi, quasi a filtrarne le percezioni e le fisionomie consuete ed abituali, a favore di una visuale più anomala, insolita e forse più pregnante. Ciò comporta nell’artista e nello spettatore un minimo “sforzo” che è più mentale che visivo e che consente l’accomodazione oculare, ma su ciò che non è visibile, che non c’è; e che dunque diviene rappresentazione di un paesaggio interiore o comunque interiorizzato dall’artista. Un paesaggio che, senza questa peculiare modalità dello sguardo, rimane relegato all’immaginario o nel terreno dell’onirico. Puca, attraverso questa visione “miotica”, raggiunge altresì un’acutezza ben più efficace della semplice messa a fuoco, perché ciò che per lui è importante è mostrare le cose come non sono realmente, rivelandone il loro aspetto fantasmatico ed essenzialmente enigmatico che non può essere colto da una visione normale e naturale del mondo. In questo ciclo di acquerelli, Marco sottolinea ancora di più, attraverso la fluidità che è tipica di questa tecnica, anche la fluidità del mondo, la rarefazione della luce sui paesaggi, l’evanescenza delle cose terrene. Così anche un paesaggio reale assume nelle opere di Puca un’aura di misteriose evocazioni, di sembianze consuete ormai trapassate in una dimensione irreale. Se l’Arte è visione del particolare che diviene universale, la pittura di Puca ci rimanda ad una prospettiva più sotterranea e recondita, nascosta nelle armonie/disarmonie della psiche che anela ad una semplice complessità: quella che permette di vedere oltre le cose, attraversandole, e non fermandosi alla loro mera apparenza. Nei paesaggi di Puca la luce è essenziale alla materia così come pure alla visione. D’altronde come ci avvisava Kafka, «con una luce fortissima si può dissolvere il mondo». E partendo da questo abissale pensiero, anche l’artista tenta di cancellarlo per ricrearne una o molteplici straordinarie epifanie.

 

CANOVA22
MIOTICA

artista
Marco Puca

a cura di
Rezarta Zaloshnja
e-mail: rezartazaloshnja@gmail.com

testo critico
Maria Rita Montagnani

direzione artistica
Fiorenza d’Alessandro

fotografie
Sergio Marcelli

comunicazione social
Domenico Giordano

concept e grafica
Francesca Di Giorgio

 

Associazione Culturale CANOVA22
via Antonio Canova 22
Italia / 00139 Roma
www.canova22.com

identità visiva e comunicazione
Lirici Greci
www.liricigreci.it

finito di stampare
nel mese di settembre 2016
Grafiche Esposto, Polverigi (An)

SI RINGRAZIANO

Alberto Antomarini
Greta Duca
Angelo Nunziato
Rocco Renne
Life Hotel, Porto Recanati

MARCO PUCA – MIOTICA

Miotica_Cat_Cov

 

Marco Puca
MIOTICA

CANOVA22
dal 25 al 30 settembre 2016
Roma / Via Antonio Canova 22

a cura di  Rezarta Zaloshnja


A Dario e Medusa
To Dario and Medusa

 

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Questi panoramici acquerelli hanno più a che fare con la fotometria che con la semplice e morbida rappresentazione morfologica marchigiana. C’è di più.
Nella interazione della luce con la materia, costruisco un impianto di generale rarefazione. Un’idea miope di esistenzialismo. Nella profondità di un paesaggio morfologico, la luce stende un velo di coscienza, quella che appartiene a tutti noi.
Gli elaborati godono di una dimensione panoramica, quindi espressiva.
Marco Puca

 

These water colour landscapes have more to do with photometry than with the simple and soft Marche morphological representation. There is more.
In the interaction of light and matter, I am building an implant of general rarefaction.
A shortsighted idea of existentialism. In the depth of a morphological landscape, the light spreads a veil of conscious, that which belongs to all of us. The elaborators enjoy a panoramic dimension, therefore expressive.
Marco Puca

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“Per vederti ti devo ribaltare. Per non farti riconoscere ti devi avvicinare. Appare sfuocato il luogo neonato.
Con la fronte ti affronto, cercando di restituire forza alle timide linee di contorno. Lui si era già accorto… e venimmo subito a un compromesso focale.
Mi abbracciò le orecchie, ed ebbero inizio le danze.”


“In order to see you I have to overturn you.

In order to not be receognised you have to come closer.
The newborn place seems blurred. With my forehead I face you, trying t ogive back strength to the shy outlines. He had already noticed… and we immediately came to a focused compromise.
I hugged my ears, and the dances started.”

 

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Si sono interessati del lavoro
They became interested in his work

Giancarlo Bassotti, Bruno Cantarini, Dolores Carnemolla, Maurizio Cesarini, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Azzurra Immediata, Cristina Magnanelli, Gian Ruggero Manzoni, Paolo Marasca, Martina Mayolesi, Maria Rita Montagnani, Umberto Palestini, Massimo Raffaelli, Roberto Rizzente, Enzo Siciliano, Rezarta Zaloshnja.

 

Marco Puca

Marco_PucaMarco Puca è nato ad Ancona nel 1973, dove vive e lavora. Ha frequentato l’Istituto d’Arte E. Mannucci poi conseguito il diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Nel     1993         ha      esposto le   sue   opere al   Premio Marche. Nel 1994 ha vinto il primo premio nella sezione “Arte viva Senigallia” a cura di Omar Galliani. Dopo la mostra a Milano, Pescara, Pesaro, Ancona, Vladikafka (Russia), Senigallia, Cagli, Jesi. Ha collaborato con Enzo Siciliano, Vincenzo Raponi e Massimo Raffaelli per la “La città invisibile”. Ha collaborato con la rivista “nostro lunedì” curata da Francesco Scarabicchi e Francesca Di Giorgio.
Hanno scritto di lui: Enzo Siciliano, Umberto Palestini, Maurizio Cesarini, Martina Majolatesi, Maria Rita Montagnani, Gian Ruggero Manzoni, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Giancarlo Bassotti, Cristina Magnanelli, Bruno Cantarini, Roberto Rizzente.


Exhibitions // Personal

1996 “Con amore voglio fare a pugni”, Falegnameria Marchigiani, Falconara Marittima (AN).

2000 “Quartiereraffinato”, Galleria deposito, Senigallia (AN).

2004 “La città invisibile”, Marco Puca, Vincenzo Raponi, Enzo Siciliano, Falconara Marittima (AN).

2011 “3/3” Galleria Il contemporaneo, Jesi (AN).

2012 “DreamTime” Galleria d’Arte Puccini, Ancona.

2015 “ARCATE-SPLEEN-DENTI”, Tempio San Rocco, Mole Vanvitelliana, Ancona. A cura di Maria Rita Montagnani, in collaborazione con la galleria Gino Monti arte contemporanea.

2016 “Miotica”, galleria CANOVA22, Roma.


Exhibitions // Collective

1993 “Marcati stretti”, Galleria Progetto Arte, Falconara Marittima (AN). 1994 “Arte viva a Senigallia”, 1° premio, sezione disegno, curato da Omar Galliani, Senigallia (AN).

1998 ” La miniera” Collettiva organizzata dall’Accademia delle Arti di Urbino.

1999 ” Rizoma”, Ex Forno, Pescara (PE).

2000 “Rizoma”, Lanciano (CH).

2001 “Inquilini”, Galleria Ali d’Oro, Pesaro (PU).

2001 “Campionamenti visivi”, Galleria Ali d’Oro, Pesaro (PU).

2002 “Misure uniche”, Collezione privata Cav. Serafino Fiocchi, Cagli (PU).

2004 “La città invisibile”, presentazione Enzo Siciliano, disegnatore di luci Vincenzo Raponi, Falconara Marittima (AN).

2011 “Alanica”, Vladikavkaz, Ossezia settentrionale, Russia.

2012 “Artitude”, Milano.

2013 “Quinto Quarto”, Palazzo Gradari Pesaro (PU). Mole Vanvitelliana, Ancona. A cura di Roberto Rizzente e Andrea Giusti.

2014 Arte Fiera, Genova.

2014 “Casaforte”, sede amministrativa Di Ferdinando Costruzioni, Giulianova (PE).

 

Marco Puca

Marco_PucaMarco Puca was born in Ancona in 1973, where he lives and works now. He attended the E. Mannucci Art Institute and finished his diploma in painting at the Fine Art Academy of Urbino. In 1993 he exhibited his art at Premio Marche. In 1994 he won the first prize in the category “Live Art Senigallia” organized by Omar Galliani. Following this he exhibited in Milan, Pescara, Pesaro, Ancona, Vladikafka (Russia), Senigallia, Cagli and Jesi. He has collaborated with Enzo Siciliano, Vincenzo Raponi and Massimo Raffaelli for “the invisible city”.
He collaborated with the magazine “nostro lunedi” directed by Francesco Scarabicchi and Francesca Di Giorgio. He has been written about by: Enzo Siciliano, Umberto Palestini, Maurizio Cesarini, Martina Majolatesi, Maria Rita Montagnani, Gian Ruggero Manzoni, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Giancarlo Bassotti, Cristina Magnanelli, Bruno Cantarini, Roberto Rizzente.


Exhibitions // Personal

1996 “I want to fight with my fists like love” Marche Carpentry Falconara Marittima (AN).

2000 “Refined quarter”, Deposti gallery Senigallia (AN).

2004 “The invisible city”, Marco Puca, Vincenzo Raponi, Enzo Siciliano, Falconara Marittima (AN).

2011 “3/3” The contemporary gallery, Jesi (AN).

2012 “Dream Time” Puccini Art Gallery, Ancona.

2015 “ARCHES-SPLEEN-TEETH”, San Rocco Temple, Mole Vanvitelliana Ancona. Curated by Maria Rita Montagnani, in collaboration with Gino Monti Contemporary Art Gallery .

2016 “Mioptic”, CANOVA22 Gallery, Rome.


Exhibitions // Collective

1993 “Tightly Marked”, Art Progect Gallery, Falconara Marittima (AN). 1994 “Live Art in Senigallia” 1st prize in drawing category, curated by Omar Galliani, Senigallia (AN).

1998 “The Mine” Collection organized by the Fine Arts Academy of Urbino

1999 “Root Stock” Ex Forno, Pescara (PE).

2000 “Root Stock”, Lanciano (CH).

2001 “Tennants”, Gold Wing Gallery, Pesaro (PU).

2001 “Visual samples”, Gold Wing Gallery, Pesaro (PU).

2002 “Unique measurements”, private collection Cav. Serafino Fiocchi, Cagli (PU).

2004 “the invisible city”, presentation by Enzo Sicliano, light designer Vincenzo Raponi, Falconara Marittima (AN).

2011 “Alanica”, Vladikavkaz, Eastern Ossezia, Russia.

2012 “Artitiude”, Milano.

2013 “Fifth Fourth”, Palazzo Gradari Pesaro (PU). Mole Vanvitelliana, Ancona. Curated by Roberto Rizzente and Andrea Giusti.

2014 Art Fair, Genova.

2014 “Safehouse”, administrative office of Ferdinando Constructions, Giulianova (PE).

 

CANOVA22
MIOTICA

a cura di Rezarta Zaloshnja

Marco Puca

testo critico
Maria Rita Montagnani

direzione artistica
Fiorenza d’Alessandro

fotografie
Sergio Marcelli

comunicazione social
Domenico Giordano

concept e grafica
Francesca Di Giorgio

 

Associazione Culturale CANOVA22
via Antonio Canova 22
Italia / 00139 Roma
www.canova22.com

identità visiva e comunicazione
Lirici Greci
www.liricigreci.it

finito di stampare
nel mese di settembre 2016
Grafiche Esposto, Polverigi (An)

SI RINGRAZIANO

Alberto Antomarini
Greta Duca
Angelo Nunziato
Rocco Renne
Life Hotel, Porto Recanati

MARCO PUCA – MIOTICA COMUNICATO STAMPA

Miotica_Cartolina

 

Lo spazio espositivo CANOVA22 a Roma, l’antica fornace di Antonio Canova, è lieta di ospitare, da domenica 25 settembre ore 18:00 fino al 30 settembre, la mostra personale dell’artista Marco Puca dal titolo “MIOTICA” a cura di Rezarta Zaloshnja.
L’opera “MIOTICA”, ultimo lavoro dell’artista Marco Puca, che vive e lavora ad Ancona, sarà esposta per la prima volta al pubblico negli spazi di CANOVA22, trasformando tali spazi in un vero osservatorio vivente.

Miotica_Cat_17

L’artista attraverso l’opera “MIOTICA” traccia una sua visione del mondo, in un tutt’“uno” di “essere” e “vivere” nella dimensione creativa.
Il pubblico entrando in contatto con l’opera “MIOTICA” incontra una serie di “acquarelli panoramici”, i quali sono marcati dall’assenza totale di identità geografica dell’opera; assenza di lucidità e nitore in chi la osserva; assenza di punti di riferimento nella visione indistinta tra immagini e oggetti. Simultaneamente si rende limpida, attraverso l’opera, l’idea che l’artista è intenzionato e traccia una sua visione del mondo.

Miotica_Cat_18

Visione che possiamo scorgere anche nelle parole di Marco Puca:
“Questi panoramici acquerelli hanno più a che fare con la fotometria che con la semplice e morbida rappresentazione morfologica marchigiana. C’è di più. Nella interazione della luce con la materia, costruisco un impianto di generale rarefazione. Un’idea miope di esistenzialismo. Nella profondità di un paesaggio morfologico, la luce stende un velo di coscienza, quella che appartiene a tutti noi. Gli elaborati godono di una dimensione panoramica, quindi espressiva.”.

Comunicato stampa di Rezarta Zaloshnja

 

Miotica_Cat_Cov

 

Luogo: CANOVA22 – Via Antonio Canova 22, Roma

Orario di apertura: tutti i giorni dalle 18:00 alle 22:00

Biglietto – Ingresso libero

Vernissage: 25 settembre (domenica) dalle 18.00 alle 22.00

0849081808467956

 

Biografia:

Marco_PucaMarco Puca è nato nel 1973 ad Ancona, dove vive e lavora. Diplomato all’Istituto d’Arte Edgardo Mannucci. Nel 1999 si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Urbino. I maestri che hanno accompagnato la sua formazione artistica sono: Elio Marchegiani, Carlo Cecchi, Omar Galliani, Luigi Carboni, Bruno Ceccobelli, Gian Ruggero Manzoni e Nicola Salvatore. Ha esposto a Roma, Milano, Mosca, Bologna, Genova, Pescara. Gallerie di riferimento: GinoMonti Arte Contemporanea; Galleria Farini Bologna; Galleria Puccini di Ancona. Artista di riferimento: OSVALDO LICINI

 

Testo critico a cura di Maria Rita Montagnani

“Niente ci è più estraneo della casa i cui fantasmi ci sono familiari. Nessuna cosa è più simile a noi di quella che ci appare più lontana”. Milo Rossi

“Miotica”, nell’opera di Marco Puca, è innanzitutto una visione. Una modalità di visione del mondo. L’idea di partenza di Puca per questo ciclo espressivo origina dal fenomeno medico – la MIOSI – consistente nella diminuzione del diametro delle pupille, che nella fisiologia si verifica come risposta (e difesa) quando l’occhio è colpito da un’intensa sorgente luminosa. Dunque è come se l’artista guardasse le cose e gli oggetti circostanti attraverso gli occhi socchiusi, quasi a filtrarne le percezioni e le fisionomie consuete ed abituali, a favore di una visuale più anomala, insolita e forse più pregnante. Ciò comporta nell’artista e nello spettatore un minimo “sforzo” che è più mentale che visivo e che consente l’accomodazione oculare, ma su ciò che non è visibile, che non c’è; e che dunque diviene rappresentazione di un paesaggio interiore o comunque interiorizzato dall’artista. Un paesaggio che, senza questa peculiare modalità dello sguardo, rimane relegato all’immaginario o nel terreno dell’onirico. Puca, attraverso questa visione “miotica”, raggiunge altresì un’acutezza ben più efficace della semplice messa a fuoco, perché ciò che per lui è importante è mostrare le cose come non sono realmente, rivelandone il loro aspetto fantasmatico ed essenzialmente enigmatico che non può essere colto da una visione normale e naturale del mondo. In questo ciclo di acquerelli, Marco sottolinea ancora di più, attraverso la fluidità che è tipica di questa tecnica, anche la fluidità del mondo, la rarefazione della luce sui paesaggi, l’evanescenza delle cose terrene. Così anche un paesaggio reale assume nelle opere di Puca un’aura di misteriose evocazioni, di sembianze consuete ormai trapassate in una dimensione irreale. Se l’Arte è visione del particolare che diviene universale, la pittura di Puca ci rimanda ad una prospettiva più sotterranea e recondita, nascosta nelle armonie/disarmonie della psiche che anela ad una semplice complessità: quella che permette di vedere oltre le cose, attraversandole, e non fermandosi alla loro mera apparenza. Nei paesaggi di Puca la luce è essenziale alla materia così come pure alla visione. D’altronde come ci avvisava Kafka, «con una luce fortissima si può dissolvere il mondo». E partendo da questo abissale pensiero, anche l’artista tenta di cancellarlo per ricrearne una o molteplici straordinarie epifanie.

 

CANOVA22
MIOTICA

artista
Marco Puca

a cura di
Rezarta Zaloshnja
e-mail: rezartazaloshnja@gmail.com

testo critico
Maria Rita Montagnani

direzione artistica
Fiorenza d’Alessandro

fotografie
Sergio Marcelli

comunicazione social
Domenico Giordano

concept e grafica
Francesca Di Giorgio

 

Associazione Culturale CANOVA22
via Antonio Canova 22
Italia / 00139 Roma
www.canova22.com

identità visiva e comunicazione
Lirici Greci
www.liricigreci.it

finito di stampare
nel mese di settembre 2016
Grafiche Esposto, Polverigi (An)

SI RINGRAZIANO

Alberto Antomarini
Greta Duca
Angelo Nunziato
Rocco Renne
Life Hotel, Porto Recanati

MARCO PUCA – MIOTICA

Miotica_Locandina

Marco Puca
MIOTICA

 

CANOVA22
dal 25 al 30 settembre 2016
Roma / Via Antonio Canova 22

a cura di  Rezarta Zaloshnja

A Dario e Medusa
To Dario and Medusa

 

0850

  0818

 

Questi panoramici acquerelli hanno più a che fare con la fotometria che con la semplice e morbida rappresentazione morfologica marchigiana. C’è di più.
Nella interazione della luce con la materia, costruisco un impianto di generale rarefazione. Un’idea miope di esistenzialismo. Nella profondità di un paesaggio morfologico, la luce stende un velo di coscienza, quella che appartiene a tutti noi.
Gli elaborati godono di una dimensione panoramica, quindi espressiva.
Marco Puca

 

These water colour landscapes have more to do with photometry than with the simple and soft Marche morphological representation. There is more.
In the interaction of light and matter, I am building an implant of general rarefaction.
A shortsighted idea of existentialism. In the depth of a morphological landscape, the light spreads a veil of conscious, that which belongs to all of us. The elaborators enjoy a panoramic dimension, therefore expressive.
Marco Puca

 

Miotica_Cat_14

 

Mi-Otica. L’opera di Marco Puca

L’incontro con l’artista diviene uno scambio e dono della sua realtà. L’artista dona l’opera assieme alla sua percezione sensibile, la quale si animerà ulteriormente per via di chi la riceve. Quando incontrai per la prima volta Marco Puca e vidi le sue opere, capii che era marcato da grande spessore e profondità e che si esprimeva nell’immediatezza attraverso la sua opera. Sorgeva nella sua presenza un tutt’ “uno” di “essere” e “vivere” nella dimensione creativa. La scia che emanavano le sue opere si presentava nei miei occhi come l’ombra dell’uomo si presenta a sé stessa nella trasparenza, nelle varie sfumature di forma; sorgendo dal giusto compromesso con la luce, l’ombra ci appare più dilatata nello spazio e in altri casi più sfocata nei contorni leggibili. Attraverso una simbiosi tra artista e opera diviene inevitabile respirare immensamente il suo “essere” nel tempo e nell’arte.
Quando mi ha raccontato del suo ultimo lavoro, il quale ha le sue basi nella Miotica, mi sono accorta che istintivamente, senza riflessione conscia, percepivo la stessa parola “Mi-Otica” come biforcata imposizione leggibile che nel proprio equilibrio diveniva uno specchio, ovvero la chiara posizione presa dall’artista nel confermare la sua “Mi-Otica” e, dall’altro canto, quella dell’osservatore che replica la propria “Mi-Otica”.
Nella “Mia-ottica”, osservando queste opere liquide, mi sorge la convinzione “logica” che presumibilmente mi trovi nell’area geografica delle Marche con i suoi paesaggi incantati, una suggestione che conduce, credo, alle origini dell’artista, poiché Marco Puca è nato e vive ad Ancona. Ovviamente tale suggestione va a braccetto con l’idea presa in prestito da percorsi storici-geografici e con legami nativi che la storia e l’arte ci mostrano nella complessa vita di un artista. Però, in tal caso, nella magia del caos costruttivo che l’opera rivela, si elegge un pensiero laterale che evidenzia nella “mia” ottica l’assenza identitaria geografica dell’opera; assenza di lucidità e nitore di chi la osserva; assenza di punti di riferimento nella visione indistinta tra immagini e oggetti; occorrenza di limitatezza di campo per portare in superficie timide linee e ampie vedute.
Sembra che l’artista voglia sfidare chi entra in contatto con gli “acquerelli panoramici” e non rimanere passivo sia fisicamente, come necessità di movimento fisico per compiere una cosciente lettura, attraverso il movimento di “socchiudere gli occhi”, le palpebre, e per aumentare la profondità di campo dell’opera e per una più nitida lettura dei passaggi; sia intellettualmente, poiché gli “spettatori” possono trovarsi in un dilemma esistenziale, ovvero nella necessità di determinare e percepire oggetti lontani e vicini contrapposta ad una impossibilità di poter mettere a fuoco e vedere con nitidezza ciò che stanno osservando, essendo preclusa la possibilità di creare una visione lungimirante.
Una tale sfida conduce la “mia” ottica verso il vivere quotidiano. Quest’ultimo diviene espressione dei dilemmi con cui la società e l’arte si confrontano. Percepisco egualmente sia nelle opere di Marco Puca sia nel quotidiano vivere, l’assenza di una visione lungimirante, intendendo con tale sintagma una capacità di agire per tempo grazie a un puntuale e consapevole ante vedere; tale assenza può determinare una visione sfocata del reale e del futuro. Cause tra altre di tali traversie potrebbero essere rintracciate nella densità degli impulsi e nella grande quantità di informazioni che si devono gestire ed elaborare nel nostro essere immersi in notizie e immagini. Questa lettura si può tracciare nell’opera dell’artista anche soltanto osservando la mancanza di segni, dettagli o di colori vibranti e al contempo, nelle delicate e continue sfumature e sfocature dell’immagine.
È come se si avesse la percezione che l’immagine rappresenti la resistenza del pensiero, il quale ricerca costantemente di organizzare e riconoscere tali immagini sfocate, e che quindi può considerarsi come un’invocazione profonda che marca la
raffinatezza dei sensi.

Rezarta Zaloshnja
Curatrice e critico d’arte

 

Miotica_Cat_10

 

Mi-Optic. The work of Marco Puca

The meeting with the artist becomes an exchange and gift of his reality. The artist donates his work along with his sensitive perception, which further animates as a result of those who receive it. When I met Marco Puca for the first time and I saw his work, I understood that he was marked with great depth and that he expressed himself in the immediate through his work. In his presence an “all together” of “be” and “live” in the creative dimension arose. The scent which eminated from his work presented itself in my eyes as a shadow of the man who presents himself in transparency, in the various shades of form; rising from the just compromise with light, shadow seems more dilated in space and in other cases more blurred in the legible outlines. Through symbiosis between artist and work, it becomes inevitable to breath his “being” in time and in art.
When he told me about his latest work, which is based on Mioptic, I realized that instinctively, without conscious reflection, I perceived the same word “Mi-Optic” as bifurcated legible imposition that in its own balance became a mirror, or the clear position taken by the artist in confirming his “Mi-Optic” and, on the other hand, that of the observer who replicates his own “Mi-Optic”.
In “My-Optics”, observing these liquid works, I get the “logical” conviction which presumably I am looking at the Marche geographical area with its enchanted landscapes, a suggestion which leads, I believe, to the origins of the artist, as Marco Puca was born and lives in Ancona. Obviously this suggestion goes hand in hand with the idea borrowed from historical-geographical sources and with native ties that history and art show us in the complex life of an artist.
However, in this case, in the magic of constructive chaos which the painting reveals, we choose to think laterally which highlights in “my” optics the identifying geographical absence of the work; absence of light and luminousness of those who observe it; absence of reference points in the indistinct vision between image and object; occurrence of limitedness of field of vision in order to bring to the surface timid lines and ample views.
It seems that the artist wants to challenge those who enter in contact with the “panoramic water colours” and not remain passive both physically, as a necessity of physical movement of “half closing the eyes”, the eyelids, and to increase the depth of field in the work and for a more luminous reading of the landscape; and intellectually, as the “spectators” can find themselves in an existential dilemma, or rather needing to determine and perceive near and far away objects as opposed to the impossibility of focusing and seeing with luminousness that which they are observing,   not     being      able       to create a  real vision.
This challenge leads “my” optics towards day to day living. This becomes the expression of dilemmas in which society and art confront each other. In Marco Puca’s work I equally perceive both day to day life, the absence of a farsighted vision, intending with this phrase, a capacity to act in time thanks to a punctual and conscious preview; this absence can determine a blurred vision of real and future.
Causes of this could be traced to the density of the impulses and in the immense quantity of information that we must manage and elaborate as we are immersed in news and images. This reading can be traced to the work of the artist also by just observing the absence of signs, details or vibrant colours and at the same time, in the delicate and continuous shades and blurs of the image.
It is as if one had the perception that the image represents resistance of thought, which constantly seeks to organize and recognize these blurred images, and therefore can be considered a deep invocation which marks the refinement of the senses

Rezarta Zaloshnja
Curator and Art Critic

 

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Si sono interessati del lavoro
They became interested in his work

Giancarlo Bassotti, Bruno Cantarini, Dolores Carnemolla, Maurizio Cesarini, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Azzurra Immediata, Cristina Magnanelli, Gian Ruggero Manzoni, Paolo Marasca, Martina Mayolesi, Maria Rita Montagnani, Umberto Palestini, Massimo Raffaelli, Roberto Rizzente, Enzo Siciliano, Rezarta Zaloshnja.



Marco Puca

Marco_PucaMarco Puca è nato ad Ancona nel 1973, dove vive e lavora. Ha frequentato l’Istituto d’Arte E. Mannucci poi conseguito il diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Nel     1993         ha      esposto le   sue   opere al   Premio Marche. Nel 1994 ha vinto il primo premio nella sezione “Arte viva Senigallia” a cura di Omar Galliani. Dopo la mostra a Milano, Pescara, Pesaro, Ancona, Vladikafka (Russia), Senigallia, Cagli, Jesi. Ha collaborato con Enzo Siciliano, Vincenzo Raponi e Massimo Raffaelli per la “La città invisibile”. Ha collaborato con la rivista “nostro lunedì” curata da Francesco Scarabicchi e Francesca Di Giorgio.
Hanno scritto di lui: Enzo Siciliano, Umberto Palestini, Maurizio Cesarini, Martina Majolatesi, Maria Rita Montagnani, Gian Ruggero Manzoni, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Giancarlo Bassotti, Cristina Magnanelli, Bruno Cantarini, Roberto Rizzente.


Exhibitions // Personal

1996 “Con amore voglio fare a pugni”, Falegnameria Marchigiani, Falconara Marittima (AN).

2000 “Quartiereraffinato”, Galleria deposito, Senigallia (AN).

2004 “La città invisibile”, Marco Puca, Vincenzo Raponi, Enzo Siciliano, Falconara Marittima (AN).

2011 “3/3” Galleria Il contemporaneo, Jesi (AN).

2012 “DreamTime” Galleria d’Arte Puccini, Ancona.

2015 “ARCATE-SPLEEN-DENTI”, Tempio San Rocco, Mole Vanvitelliana, Ancona. A cura di Maria Rita Montagnani, in collaborazione con la galleria Gino Monti arte contemporanea.

2016 “Miotica”, galleria CANOVA22, Roma.


Exhibitions // Collective

1993 “Marcati stretti”, Galleria Progetto Arte, Falconara Marittima (AN). 1994 “Arte viva a Senigallia”, 1° premio, sezione disegno, curato da Omar Galliani, Senigallia (AN).

1998 ” La miniera” Collettiva organizzata dall’Accademia delle Arti di Urbino.

1999 ” Rizoma”, Ex Forno, Pescara (PE).

2000 “Rizoma”, Lanciano (CH).

2001 “Inquilini”, Galleria Ali d’Oro, Pesaro (PU).

2001 “Campionamenti visivi”, Galleria Ali d’Oro, Pesaro (PU).

2002 “Misure uniche”, Collezione privata Cav. Serafino Fiocchi, Cagli (PU).

2004 “La città invisibile”, presentazione Enzo Siciliano, disegnatore di luci Vincenzo Raponi, Falconara Marittima (AN).

2011 “Alanica”, Vladikavkaz, Ossezia settentrionale, Russia.

2012 “Artitude”, Milano.

2013 “Quinto Quarto”, Palazzo Gradari Pesaro (PU). Mole Vanvitelliana, Ancona. A cura di Roberto Rizzente e Andrea Giusti.

2014 Arte Fiera, Genova.

2014 “Casaforte”, sede amministrativa Di Ferdinando Costruzioni, Giulianova (PE).

 

Marco Puca

Marco_PucaMarco Puca was born in Ancona in 1973, where he lives and works now. He attended the E. Mannucci Art Institute and finished his diploma in painting at the Fine Art Academy of Urbino. In 1993 he exhibited his art at Premio Marche. In 1994 he won the first prize in the category “Live Art Senigallia” organized by Omar Galliani. Following this he exhibited in Milan, Pescara, Pesaro, Ancona, Vladikafka (Russia), Senigallia, Cagli and Jesi. He has collaborated with Enzo Siciliano, Vincenzo Raponi and Massimo Raffaelli for “the invisible city”.
He collaborated with the magazine “nostro lunedi” directed by Francesco Scarabicchi and Francesca Di Giorgio. He has been written about by: Enzo Siciliano, Umberto Palestini, Maurizio Cesarini, Martina Majolatesi, Maria Rita Montagnani, Gian Ruggero Manzoni, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Giancarlo Bassotti, Cristina Magnanelli, Bruno Cantarini, Roberto Rizzente.


Exhibitions // Personal

1996 “I want to fight with my fists like love” Marche Carpentry Falconara Marittima (AN).

2000 “Refined quarter”, Deposti gallery Senigallia (AN).

2004 “The invisible city”, Marco Puca, Vincenzo Raponi, Enzo Siciliano, Falconara Marittima (AN).

2011 “3/3” The contemporary gallery, Jesi (AN).

2012 “Dream Time” Puccini Art Gallery, Ancona.

2015 “ARCHES-SPLEEN-TEETH”, San Rocco Temple, Mole Vanvitelliana Ancona. Curated by Maria Rita Montagnani, in collaboration with Gino Monti Contemporary Art Gallery .

2016 “Mioptic”, CANOVA22 Gallery, Rome.


Exhibitions // Collective

1993 “Tightly Marked”, Art Progect Gallery, Falconara Marittima (AN). 1994 “Live Art in Senigallia” 1st prize in drawing category, curated by Omar Galliani, Senigallia (AN).

1998 “The Mine” Collection organized by the Fine Arts Academy of Urbino

1999 “Root Stock” Ex Forno, Pescara (PE).

2000 “Root Stock”, Lanciano (CH).

2001 “Tennants”, Gold Wing Gallery, Pesaro (PU).

2001 “Visual samples”, Gold Wing Gallery, Pesaro (PU).

2002 “Unique measurements”, private collection Cav. Serafino Fiocchi, Cagli (PU).

2004 “the invisible city”, presentation by Enzo Sicliano, light designer Vincenzo Raponi, Falconara Marittima (AN).

2011 “Alanica”, Vladikavkaz, Eastern Ossezia, Russia.

2012 “Artitiude”, Milano.

2013 “Fifth Fourth”, Palazzo Gradari Pesaro (PU). Mole Vanvitelliana, Ancona. Curated by Roberto Rizzente and Andrea Giusti.

2014 Art Fair, Genova.

2014 “Safehouse”, administrative office of Ferdinando Constructions, Giulianova (PE).

 

CANOVA22
MIOTICA

a cura di Rezarta Zaloshnja

Marco Puca

testo critico
Maria Rita Montagnani

direzione artistica
Fiorenza d’Alessandro

fotografie
Sergio Marcelli

comunicazione social
Domenico Giordano

concept e grafica
Francesca Di Giorgio

 

Associazione Culturale CANOVA22
via Antonio Canova 22
Italia / 00139 Roma
www.canova22.com

identità visiva e comunicazione
Lirici Greci
www.liricigreci.it

finito di stampare
nel mese di settembre 2016
Grafiche Esposto, Polverigi (An)

SI RINGRAZIANO

Alberto Antomarini
Greta Duca
Angelo Nunziato
Rocco Renne
Life Hotel, Porto Recanati

MARCO PUCA – MIOTICA

Miotica_Cat_Cov

 

Marco Puca
MIOTICA

 
CANOVA22
dal 25 al 30 settembre 2016
Roma / Via Antonio Canova 22

a cura di  Rezarta Zaloshnja

A Dario e Medusa
To Dario and Medusa

 

Miotica_Cartolina

 

Questi panoramici acquerelli hanno più a che fare con la fotometria che con la semplice e morbida rappresentazione morfologica marchigiana. C’è di più.
Nella interazione della luce con la materia, costruisco un impianto di generale rarefazione. Un’idea miope di esistenzialismo. Nella profondità di un paesaggio morfologico, la luce stende un velo di coscienza, quella che appartiene a tutti noi.
Gli elaborati godono di una dimensione panoramica, quindi espressiva.
Marco Puca

 

These water colour landscapes have more to do with photometry than with the simple and soft Marche morphological representation. There is more.
In the interaction of light and matter, I am building an implant of general rarefaction.
A shortsighted idea of existentialism. In the depth of a morphological landscape, the light spreads a veil of conscious, that which belongs to all of us. The elaborators enjoy a panoramic dimension, therefore expressive.
Marco Puca

 

Miotica_Cat_12

 

Destinazione Miotica

 «Niente ci è più estraneo della casa i cui fantasmi ci sono familiari.
Nessuna cosa è più simile a noi di quella che ci appare più lontana».
Milo Rossi

“Miotica” nell’opera di Marco Puca, è innanzitutto una visione. Una modalità di visione del mondo. L’idea di partenza di Puca per questo ciclo espressivo, origina dal fenomeno medico – la MIOSI – consistente nella diminuzione del diametro delle pupille, che nella fisiologia si verifica come risposta (e difesa) quando l’occhio è colpito da un’intensa sorgente luminosa. Dunque è come se l’artista guardasse le cose e gli oggetti circostanti attraverso gli occhi socchiusi, quasi a filtrarne le percezioni e le fisionomie consuete ed abituali, a favore di una visuale più anomala, insolita e forse più pregnante. Ciò comporta nell’artista e nello spettatore che guardi l’opera, un minimo “sforzo” che è più mentale che  non visivo   e    che    consenta    l’accomodazione oculare ma su ciò che non è visibile,      che non c’è.
E che dunque diviene rappresentazione di un paesaggio interiore o comunque interiorizzato dall’artista. Un paesaggio che senza questa peculiare modalità dello sguardo, rimane relegato all’immaginario o nel terreno dell’onirico. Puca, attraverso questa visione “miotica” raggiunge altresì un’acutezza ben più efficace della semplice messa a fuoco, perché ciò che per lui è importante, è mostrare le cose come non sono realmente, rivelandone il loro aspetto fantasmatico ed essenzialmente enigmatico che non può essere colto da una visione normale e naturale del mondo. In questo ciclo di acquerelli, Marco sottolinea ancora di più, attraverso la fluidità che è tipica di questa tecnica, anche la fluidità del mondo, la rarefazione della luce sui paesaggi, l’evanescenza delle cose terrene.
Così anche un paesaggio reale, assume nelle opere di Puca, un’aura di misteriose evocazioni, di sembianze consuete ormai trapassate in una dimensione irreale. Se l’Arte è visione del particolare che diviene universale, la pittura di Puca ci rimanda ad una prospettiva più sotterranea e recondita, nascosta nelle armonie/disarmonie della psiche che anela ad una semplice complessità: quella che permette di vedere oltre le cose, attraversandole, e non fermandosi alla loro mera apparenza. Nei paesaggi di Puca la luce è essenziale alla materia così come pure alla visione. D’altronde come ci avvisava Kafka, «con una luce fortissima si può dissolvere il mondo».
E partendo da questo abissale pensiero, anche l’artista tenta di cancellarlo per ricrearne una o molteplici, straodinarie epifanie.

Maria Rita Montagnani
Critico d’arte/curatore indipendente

 

Destination Mioptic

 «Nothing is stranger to us than a house where the ghosts are familiar to us. Nothing is simpler to us than that which seems far away».
Milo Rossi

“Mioptic” in the Marco Puca work of art, is above all a vision. A way of seeing the world. Puca’s initial idea for this expressive cycle, originates from a medical phenomenon – MIOSIS – which consists of the reduction in the diameter of the pupils. Under normal circumstances, this occurs as a defensive response when the eye is hit by an intense light source. It is therefore almost as if the artist is looking at things and surrounding objects through half closed eyes, almost filtering perception and customary and routine physiognomy, in favour of a more abnormal vision, unusual and maybe more loaded. This means that the artist and the spectator who views his work has to make an “effort” which is more mental than visual and so permits the accommodation of the eye but of that which is not visible, which is not present.
It becomes a representation of an interior landscape or at least interiorized by the artist. A landscape without this peculiar way of observing, remains relegated to the imaginary or in the terrain of dreams. Through this “mioptic” vision, Puca reaches a much more effective acuteness than the simple representation, because that which is important for him, is demonstrating things as they are not really, revealing their phantom and essentially enigmatic quality that can’t be obtained from a normal and natural vision of the world. In this cycle of water colours, Marco further underlines, through the typical fluidity of this technique, the fluidity of the world, the rarefaction of light on the landscape, the evanescence of earthly things.
In this way even a real landscape assumes an aura of mysterious evocation, a customary appearance which has passed into an unreal dimension. If Art is the vision of the particular which becomes universal, Puca’s paintings sends us a more underground and obscure prospective, hidden in the harmony/disharmony of the psyche which gasps at a simple complexity: that which permits us to see beyond things, going through them, and not stopping at their mere appearance. In Puca’s landscapes light is essential to the material as is vision. After all, as Kafka states, “with a strong light we can dissolve the world”. And beginning with this abyssal thought, even the artist attempts to cancel it in order to recreate one or multiple extraordinary epiphanies.

Maria Rita Montagnani
Art Critic/independent curator

 

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Si sono interessati del lavoro
They became interested in his work

Giancarlo Bassotti, Bruno Cantarini, Dolores Carnemolla, Maurizio Cesarini, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Azzurra Immediata, Cristina Magnanelli, Gian Ruggero Manzoni, Paolo Marasca, Martina Mayolesi, Maria Rita Montagnani, Umberto Palestini, Massimo Raffaelli, Roberto Rizzente, Enzo Siciliano, Rezarta Zaloshnja.



Marco Puca

Marco Puca è nato ad Ancona nel 1973, dove vive e lavora.
Ha frequentato l’Istituto d’Arte E. Mannucci poi conseguito il diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Nel 1993 ha esposto le sue opere al Premio Marche.
Nel 1994 ha vinto il primo premio nella sezione “Arte viva Senigallia” a cura di Omar Galliani. Dopo la mostra a Milano, Pescara, Pesaro, Ancona, Vladikafka (Russia), Senigallia, Cagli, Jesi.
Ha collaborato con Enzo Siciliano, Vincenzo Raponi e Massimo Raffaelli per la “La città invisibile”.
Ha collaborato con la rivista “nostro lunedì” curata da Francesco Scarabicchi e Francesca Di Giorgio.
Hanno scritto di lui: Enzo Siciliano, Umberto Palestini, Maurizio Cesarini, Martina Majolatesi, Maria Rita Montagnani, Gian Ruggero Manzoni, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Giancarlo Bassotti, Cristina Magnanelli, Bruno Cantarini, Roberto Rizzente.


Exhibitions // Personal

1996 “Con amore voglio fare a pugni”, Falegnameria Marchigiani, Falconara Marittima (AN).

2000 “Quartiereraffinato”, Galleria deposito, Senigallia (AN).

2004 “La città invisibile”, Marco Puca, Vincenzo Raponi, Enzo Siciliano, Falconara Marittima (AN).

2011 “3/3” Galleria Il contemporaneo, Jesi (AN).

2012 “DreamTime” Galleria d’Arte Puccini, Ancona.

2015 “ARCATE-SPLEEN-DENTI”, Tempio San Rocco, Mole Vanvitelliana, Ancona. A cura di Maria Rita Montagnani, in collaborazione con la galleria Gino Monti arte contemporanea.

2016 “Miotica”, galleria CANOVA22, Roma.


Exhibitions // Collective

1993 “Marcati stretti”, Galleria Progetto Arte, Falconara Marittima (AN). 1994 “Arte viva a Senigallia”, 1° premio, sezione disegno, curato da Omar Galliani, Senigallia (AN).

1998 ” La miniera” Collettiva organizzata dall’Accademia delle Arti di Urbino.

1999 ” Rizoma”, Ex Forno, Pescara (PE).

2000 “Rizoma”, Lanciano (CH).

2001 “Inquilini”, Galleria Ali d’Oro, Pesaro (PU).

2001 “Campionamenti visivi”, Galleria Ali d’Oro, Pesaro (PU).

2002 “Misure uniche”, Collezione privata Cav. Serafino Fiocchi, Cagli (PU).

2004 “La città invisibile”, presentazione Enzo Siciliano, disegnatore di luci Vincenzo Raponi, Falconara Marittima (AN).

2011 “Alanica”, Vladikavkaz, Ossezia settentrionale, Russia.

2012 “Artitude”, Milano.

2013 “Quinto Quarto”, Palazzo Gradari Pesaro (PU). Mole Vanvitelliana, Ancona. A cura di Roberto Rizzente e Andrea Giusti.

2014 Arte Fiera, Genova.

2014 “Casaforte”, sede amministrativa Di Ferdinando Costruzioni, Giulianova (PE).

 

Marco Puca

Marco Puca was born in Ancona in 1973, where he lives and works now.
He attended the E. Mannucci Art Institute and finished his diploma in painting at the Fine Art Academy of Urbino.
In 1993 he exhibited his art at Premio Marche.
In 1994 he won the first prize in the category “Live Art Senigallia” organized by Omar Galliani. Following this he exhibited in Milan, Pescara, Pesaro, Ancona, Vladikafka (Russia), Senigallia, Cagli and Jesi.
He has collaborated with Enzo Siciliano, Vincenzo Raponi and Massimo Raffaelli for “the invisible city”.
He collaborated with the magazine “nostro lunedi” directed by Francesco Scarabicchi and Francesca Di Giorgio.
He has been written about by: Enzo Siciliano, Umberto Palestini, Maurizio Cesarini, Martina Majolatesi, Maria Rita Montagnani, Gian Ruggero Manzoni, Carlo De Mitri, Armando Ginesi, Giancarlo Bassotti, Cristina Magnanelli, Bruno Cantarini, Roberto Rizzente.


Exhibitions // Personal

1996 “I want to fight with my fists like love” Marche Carpentry Falconara Marittima (AN).

2000 “Refined quarter”, Deposti gallery Senigallia (AN).

2004 “The invisible city”, Marco Puca, Vincenzo Raponi, Enzo Siciliano, Falconara Marittima (AN).

2011 “3/3” The contemporary gallery, Jesi (AN).

2012 “Dream Time” Puccini Art Gallery, Ancona.

2015 “ARCHES-SPLEEN-TEETH”, San Rocco Temple, Mole Vanvitelliana Ancona. Curated by Maria Rita Montagnani, in collaboration with Gino Monti Contemporary Art Gallery .

2016 “Mioptic”, CANOVA22 Gallery, Rome.


Exhibitions // Collective

1993 “Tightly Marked”, Art Progect Gallery, Falconara Marittima (AN). 1994 “Live Art in Senigallia” 1st prize in drawing category, curated by Omar Galliani, Senigallia (AN).

1998 “The Mine” Collection organized by the Fine Arts Academy of Urbino

1999 “Root Stock” Ex Forno, Pescara (PE).

2000 “Root Stock”, Lanciano (CH).

2001 “Tennants”, Gold Wing Gallery, Pesaro (PU).

2001 “Visual samples”, Gold Wing Gallery, Pesaro (PU).

2002 “Unique measurements”, private collection Cav. Serafino Fiocchi, Cagli (PU).

2004 “the invisible city”, presentation by Enzo Sicliano, light designer Vincenzo Raponi, Falconara Marittima (AN).

2011 “Alanica”, Vladikavkaz, Eastern Ossezia, Russia.

2012 “Artitiude”, Milano.

2013 “Fifth Fourth”, Palazzo Gradari Pesaro (PU). Mole Vanvitelliana, Ancona. Curated by Roberto Rizzente and Andrea Giusti.

2014 Art Fair, Genova.

2014 “Safehouse”, administrative office of Ferdinando Constructions, Giulianova (PE).

 

CANOVA22
MIOTICA

a cura di Rezarta Zaloshnja

Marco Puca

testo critico
Maria Rita Montagnani

direzione artistica
Fiorenza d’Alessandro

fotografie
Sergio Marcelli

comunicazione social
Domenico Giordano

concept e grafica
Francesca Di Giorgio

 

Associazione Culturale CANOVA22
via Antonio Canova 22
Italia / 00139 Roma
www.canova22.com

identità visiva e comunicazione
Lirici Greci
www.liricigreci.it

finito di stampare
nel mese di settembre 2016
Grafiche Esposto, Polverigi (An)

SI RINGRAZIANO

Alberto Antomarini
Greta Duca
Angelo Nunziato
Rocco Renne
Life Hotel, Porto Recanati

IN CORPORE HOMINIS

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L’ILLUSTRAZIONE MEDICO-ANATOMICA TRAIT D’UNION TRA ARTE E SCIENZA

Mirco Tangherlini: tecnica e tecnologia come trampolini di lancio per la creatività dell’illustratore

A cura di Luca Sguanci pittore

L’illustrazione anatomica, come a ragione notano i curatori dell’evento In Corpore Hominis, ha avuto un ruolo decisivo nell’acquisizione e nella divulgazione delle conoscenze scientifiche . All’interno di un simile contesto divulgativo o di studio, l’immagine creata dall’illustratore necessariamente deve fare i conti con i limiti tecnici dell’esecuzione artistica e con le possibilità tecnologiche legate al mondo del visuale. Tecnica e tecnologia divengono pertanto i binari in cui la creatività dell’illustratore corre per proporre soluzioni rappresentative nuove che giocano, se così si può dire, con il “senso di verità” della scienza e del pubblico.

 

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Mirco Tangherlini, premiato per la migliore applicazione multimediale dell’anno (Digital Art Nigth -1998), di cui in mostra possiamo ammirare un centinaio di tavole tra edite ed inedite, riesce sicuramente nel proprio lavoro a farsi “esteticamente” contaminare dall’ampia gamma di rappresentazioni offerte dal panorama tecnologico: l’apparato scheletrico che fa da sfondo a parti organiche poste in rilievo ed in primo piano, sublima l’immagine radiografica tingendosi di velature di azzurro, nondimeno le sue prospettive anatomiche aumentano la nitidezza dei modelli 3D dei nuovi sistemi diagnostici e l’osservazione sui vasi riflettono le possibilità offerte dai microscopi elettronici.

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Queste strategie visive mutuate dalle macchine moderne e ricombinate creativamente non mancano di contenuto storico: la plasticità dei corpi immersi in profondità virtuali rievocano i modelli de La Specola e, al contempo, fanno l’occhiolino alle tavole anatomiche del ‘700. La computer grafica ha dunque aperto le porte a mille strategie comunicative ed artistiche, ha per così dire mostrato nuovi orizzonti dell’illustrazione medico-scientifica e reso possibile inoltrarsi in campi di sperimentazione del visuale impensabili solo decine di anni fa, ma ha un limite nel suo dipendere da un programma che può consentire solo azioni pre-definite. Un limite che Tangherlini, abile costruttore di suggestive immagini, controbilancia con una professionalità che non fa del computer l’unico mezzo di comunicazione visiva.

tavola 5

 

Mirco Tangherlini, illustratore

mirco1Nato ad Ancona nel 1957, illustratore, disegnatore e pubblicitario italiano, è membro AEIMS. Titolare di Tangherlini Comunicazione Innovativa è attivo sulla scena artistica italiana ed internazionale dai primi anni ‘80, ha firmato le illustrazioni delle più importanti riviste italiane come “Panorama”, “Il Venerdì di Re- pubblica”, “Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “La Gazzetta dello Sport”, “Wired Italia”, “Tv Sorrisi e Canzoni” e internazionale come “Paris Match” e “Nature”. Pioniere in Italia nell’utilizzo già negli anni ‘80 della tecnologia Apple. Ha tenuto mostre personali ad Ancona e Gabicce Monte. Ha vinto il Premio internazionale Digital Art Night per il progetto multimediale “Cybersculpture”. Tra le sue pubblicazioni sono da ricordare il saggio di infografica: Informazione visiva. Quando le parole non bastano (Mediateca delle Marche 2007) e “L’Atlante della salute del Corriere della Sera” Mi spieghi, dottore (Rizzoli 2015), che raccoglie le tavole scientifiche illustrate per il “Corriere Salute”.


Francesca Di Giorgio, curatore

10329313_10202722753963886_6649365625744148953_nArt director e visual designer, socio professionista AIAP e BEDA.Collabora dal 1994 con gli Enti Pubblici nell’ambito della pubblicautilità, organizzando convegni e mostre, curando pubblicazionisul tema “Grafica Utile”. Sviluppa la ricerca per allestimenti di mostreistituzionali e per aziende nell’ambito di visual-poetry, allestimentivisivi che valorizzano brand e prodotti esaltandone le filosofie aziendali. Partecipa con progetti di comunicazione sul visual designe esposizioni itineranti in Italia e all’estero. ADI DESIGN INDEX 2003

 

La mostra “In Corpore Hominis” è realizzata in collaborazione con il

Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana  –  Ancona – Banchina Giovanni da Chio 28
www.museoomero.it
telefono 071 281 1935
info@museoomero.it
#museoomero

ancona – mole vanvitelliana – sala leopardi
inaugurazione sabato 28 maggio } h. 17.00
aperta fino al 26 giugno 2016 – INGRESSO LIBERO

Info mostra
Tangherlini Comunicazione
telefono 071 280 2604 / 347 339 7052
incorpore@tangherlini.it
www.tangherlini.it/incorpore.html

Curatore
Francesca Di Giorgio
telefono 338 580 9611
f.digiorgio@liricigreci.it
www.liricigreci.it


Orario mostra fino al 15 giugno 2016
dal martedì al sabato 16.00 – 19.00
domenica e festivi 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00

Orario mostra dal 15 giugno 2016
dal martedi al venerdi 18.00 – 22.00
sabato e domenica 10.00 – 13.00 / 18.00 – 22.00
lunedi chiuso

Partners

Università Politecnica delle Marche
Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari
Sezione di Patologia Sperimentale e del Lavoro

Ambalt
Associazione Marchigiana Bambini
Affetti da Leucemia e Tumore

AEIMS
Association Européenne des Illustrateurs Médicaux et Scientifiques

AIRIcerca

Tangherlini comunicazione

 Giornale Salute

Senza Età
Salute & famiglia

AZOBE’ onlus

EDRA
www.edraspa.it

AMA
Associazioni Marchigiane Alzheimer – Comitato Regionale

Patrocini

Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
della Provincia di Ancona

Regione Marche

A SCUOLA DI FILOSOFIA

logo 20 anni


SECONDO INCONTRO DELLA RASSEGNA “A SCUOLA DI FILOSOFIA”
con Giancarlo Galeazzi

giovedì 23 giugno h.17,30
facoltà di economia “giorgio fuà” – aula A
ancona – piazzale raffaele martelli 8
INGRESSO LIBERO fino ad esaurimento posti

 

Tema del giorno: Solidarietà

La solidarietà del genere umano non è solo un segno bello e nobile, ma una necessità pressante, un ‘essere o non essere’, una questione di vita o di morte.”  Immanuel Kant

Principio di solidarietà: un valore fondamentale per la democrazia”  Arianna Apostoli

Solidarietà: una utopia necessariaStefano Rodotà

 

Giancarlo Galeazzi, nato ad Ancona nel 1942, fot prof. galeazzi
è docente di filosofia al Polo teologico marchigiano dell’Università Lateranense. È presidente onorario della SFI di Ancona, e direttore del Festival del Pensiero plurale. Gli è stata conferita la benemerenza civica dal Comune di Ancona e la cittadinanza onoraria dal Comune di Osimo.
Ha pubblicato i volumi: J. Maritain un filosofo     per il nostro tempo (Massimo 1999) e Personalismo (Bibliografica 1998); ha curato i volumi: Gadamer a confronto (Angeli 2002), Scienza e filosofia oggi (Massimo 1980), Filosofia e scienza nella società tecnologica (Angeli 2004), L’estetica oggi in Italia (Libr. Ed. Vaticana 1997), Le Marche del pensiero (Quaderni Cons. Reg. Marche 2015).


Ideazione e direzione
Giancarlo Galeazzi
presidente onorario SFI Ancona

Comitato scientifico
Giancarlo Galeazzi, Simona Lisi, Francesca Di Giorgio

Organizzazione e promozione
Associazione Ventottozerosei

Tutti gli incontri sono ad Ingresso Libero, fino ad esaurimento posti

Filosofia in movimento è su prenotazione
parolefilosofia@gmail.com


Info

Comune di Ancona
Assessorato alla Cultura
071 222 5025
ufficio.cultura@comune.ancona.it

Ufficio Stampa Comune di Ancona
Federica Zandri
071 222 2321
federica.zandri@comune.ancona.it

Concept creativo e comunicazione
Lirici Greci Comunicazione
071 207 5109 / 338 580 9611
info@liricigreci.it
www.liricigreci.it

IN CORPORE HOMINIS

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RICORDI, PAROLE, IMMAGINI E PAROLE DELLE IMMAGINI

Una riflessione sull’illustrazione anatomica
a cura di Luca Sguanci pittore


Ho sempre amato il disegno dei maestri classici, le grafiti, le biacche e gli inchiostri che, sapientemente maneggiati, creano il rilievo sulla superficie piatta della carta e restavo stupefatto , da bambino, di fronte all’idea di “vera realtà” che quei volumi chiaroscurati suscitavano nella mia mente. Pensavo di vedere le stesse cose viste cinquecento anni prima e credevo che quelle forme conservassero nei secoli un significato inalterato. Mio padre, scultore fiorentino, negli anni della mia infanzia, mi insegnava a vedere nei classici la forza del segno che costruisce un pensiero di movimento, di tensione ed al contempo metteva in luce l’utilità didattica del disegnare l’antico ed io mi perdevo invece nella precisione del dettaglio e nell’acume di un’osservazione capace di catturare tanta vita anche nello studio di un corpo dissezionato. A quale magia mi pareva di assistere vedendo l’universo che si nascondeva sotto la superficie vibrante della pelle! Con occhi curiosi miravo il mondo da un’altra prospettiva e nasceva in me il desiderio di provare a disegnare, e quindi descrivere ciò che vedevo: nasceva l’emulazione del disegno classico che con tanta fascinazione mi aveva catturato. Ma il disegno, al pari di altre arti, richiede tecnica e tenacia: ti sollecita a fare esperienze continue per immagazzinare conoscenze pratiche e strategiche al fine d’imporre al foglio la tua idea del mondo visibile e ti offre una storia perché , attraverso lo studio, possa avvalerti dei risultati già consolidati. Una storia che comincia proprio con il Rinascimento quando il disegno afferma, attraverso l’artista, la sua forza come strumento di comunicazione indipendente e non più unicamente asservito al finito della pittura. Quando la grafite non viene circoscritta solo alla “bozza” successivamente rielaborata nell’imprimitura con le cromie dell’olio o della tempera, ma di per sé vive in un’opera conclusa, allora il disegno entra nel vasto campo delle arti che “figurano”. E’ impossibile, a parer mio, non cogliere il nuovo status concesso a questa nuova dimensione artistica sfogliando i Codici di Leonardo da Vinci o ammirando gli studi del nordico Durer, come impossibile è evitare di farsi rapire dall’alchimia più avvincente di un periodo storico, il Rinascimento appunto, capace di attraversare i secoli e di trasformare il senso e la sostanza del segno grafico.

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Su una cosa però era in errore la mia giovane mente: la “verità” non era invero sempre e totalmente contenuta negli schizzi e negli studi classici; la realtà che procede attraverso un raziocinio che racchiude l’umano pensiero senza da esso farsi racchiudere, sfugge all’uomo a cui spetta l’arduo compito di costruire su di essa modelli possibili, modelli teorici che attendono la validazione dell’esperienza. L’artista stesso cerca di avvicinarsi all’oggetto di studio per approssimazione e sfruttando modelli di costruzione. Non a caso al principiante, all’allievo di bottega, se vogliamo restare con la mente in un altro quadro storico, si insegna a considerare la spazialità del foglio, a delimitare in questa cornice cartacea i confini estremi del suo disegno, ad utilizzare linee di tensioni, assi di simmetria, le linee del peso di un corpo e quelle vettoriali del movimento. Successivamente l’apprendista può racchiudere in geometrie semplici le parti dell’oggetto per meglio proporzionarle reciprocamente e può poi complicarle con l’introduzione di nuovi piani che rendano evidenti i primi sommari volumi da chiaroscurare. Solo dopo essere giunto a questo punto egli procederà ad inseguire, ammorbidendo il proprio elaborato, la naturalezza delle forme. In sostanza il disegno, quello classico, la base del fare artistico che viene appresa dagli studenti, contiene nella sua genesi ciò che l’artista rinascimentale gli attribuiva come funzione: strutturandosi come un feedback costante con l’oggetto osservato, il disegno diveniva esso stesso esperienza validante e dunque vera.

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Ma vera da quale punto di vista? Sicuramente dal punto di vista sensoriale- percettivo visto che l’immagine veniva costruita seguendo percorsi di verosimiglianza al già visto ed al visibile. Nondimeno credo sia la coerenza di un unico pensiero che lega le rappresentazioni anche di autori diversi a fare la reale differenza nella unidirezionalità di un messaggio di verità: una coerenza che chiama in causa astrazioni non esplicite in natura anche se contenute nelle forme naturali. A ben vedere, nel ‘500, la struttura e la funzione delle parti anatomiche del corpo rimandavano ad un ordine logico e razionale del mondo naturale: al suo cuore fatto di regole matematiche e fisiche animate da un soffio di spiritualità. Nella rappresentazione, figlia dello stesso approccio culturale al mondo esterno, la matematica diveniva prospettiva e la fisica diagramma. Indi ciò che consentiva al disegno ed al fenomeno di stare sullo stesso piano di realtà e verità era l’autorevolezza delle regole matematiche (che tra l’altro hanno aperto la strada ad una rivalsa della pittura sull’architettura e la scultura). Proviamo ad esplicitare questa riflessione chiamando in causa Leonardo da Vinci: il tronco di uomo di profilo con studio di proporzioni del 1490 ora custodito a Venezia presso la Gallerie dell’Accademia (n. 236 r e v) e lo studio di proporzioni del volto del 1489 archiviato presso la Biblioteca Reale di Torino (n. 15574 dc), sembrano essere la convalida esperienziale che forme regolari e pure sono contenute nella costruzione del volto. Gli stessi disegni messi in sequenza mostrano come il maestro fiorentino abbia ruotato nello spazio uno stesso oggetto , modificando soprattutto l’assetto delle linee diagonali nella visione frontale del volto in base ad un ipotetico punto di vista monoculare dell’osservatore. Ma quella griglia di forme geometriche sovrapposte alla fisionomia di un uomo erano lì o nella mente di chi disegna?L’arte come la scienza interpreta e l’idea di verità è un’esigenza di comunicazione per affermare un pensiero. Fa parte, cioè, di una “retorica della verità” che ha accompagnato, consciamente o inconsciamente nei secoli, ogni presa di posizione intellettuale. D’altronde già nel Rinascimento questa dimensione linguistica della figurazione, nel contesto dell’ “ut pictura poesis”, era accettata e la narrazione, come la retorica, partecipavano alla costruzione formale di un’opera pittorica come di una illustrazione anatomica.

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Facendo un passo in dietro, tornando con la mente agli studi di Leonardo, posso affermare, forse in modo un po’ azzardato, che la potenza innovatrice del linguaggio grafico leonardesco in parte sta nelle potenzialità suggerite dalle macchine da disegno rinascimentali per la figurazione di oggetti in prospettiva ed in parte nella versatilità e genialità di un autore che da quel dato ha sviluppato tutta una gamma di novità rappresentative. Martin Kemp nel testo Immagine e Verità ( ed. il Saggiatore- Milano 1999), a cui il mio pensiero va mentre scrivo queste righe, sostiene: “non c’è quasi tecnica di rappresentazione successivamente impiegata che l’artista toscano non abbia previsto: rappresentazioni di forme dissezionate (con o senza una indicazione della parte anatomizzata), l’uso di organi trasparenti per mostrare le strutture sottostanti, diagrammi lineari per rappresentare le relazioni spaziali dei muscoli all’interno di un membro, sistemi isolati dal resto come alberi a tre dimensioni, cavità illustrate attraverso iniezioni di cera, componenti mostrati mediante diagrammi in spaccato, vedute cinematografiche di una forma da una serie di punti di vista successivi, e un insieme di tecniche diagrammatiche per illustrare i principi meccanici in azione”.

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Riassumendo: un ostentato desiderio di verità razionale, la fiducia nella forza comunicativa della rappresentazione che, in quanto immagine, diviene fenomeno tra i fenomeni naturali, il presunto rigore matematico del mondo naturale, la natura in sé stessa descrittiva dell’anatomia, sono le concause intellettuali che hanno strutturato un preciso linguaggio grafico. Quello che viene perpetrato è un convincimento dell’osservatore dalla cui mente deve essere fugato il dubbio di trovarsi davanti ad una semplice illusione. “Questa narrazione – sembra sussurrargli l’illustratore artista – ti parla di cose vere che io ho visto come tu, ora, puoi vedere. Osserva assieme a me come si muove un arto, guarda con quante parole fatte di linee e segni descrivo le differenze tra diversi tessuti muscolari….. li vedi con me, in quel corpo aperto sul tavolo, i misteri del corpo umano?” Le potenzialità di questo avvincente dialogo tra autore di una illustrazione anatomica e fruitore, erano tuttavia circoscritte nei limiti fisici della tecnica impiegata. Leonardo da Vinci conosceva bene quelli delle sue tavole tanto che nel capitolo 3 del libro De pictura sottolinea: “Il principio della scienza della pittura è il punto, il secondo è la linea, il terzo è la superfizie, il quarto è il corpo che si veste di tale superfizie”. Il moto del punto, che è visibile ed immateriale, genera la linea e questa a sua volta spostandosi genera il piano che con il suo movimento pone in essere il volume. Il punto, estremo limite della sua arte, è il confine con il nulla e pertanto diventa nei suoi scritti il cardine della materialità dell’immagine e della spiritualità che muove immaginazione e memoria.

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Anche “Vasalio – scrive Martin Kemp – era del tutto consapevole che le sue immagini costituivano traduzioni dell’oggetto visto attraverso le particolari convenzioni della xilografia e si preoccupava che l’abilità grafica dei suoi artisti avesse modo di esprimersi il più pienamente possibile entro i limiti del medium. Noi tendiamo forse a perdere di vista quanto seri fossero questi limiti”. In effetti l’uso esclusivo della linea per costruire le volumetrie, per segnare il contorno dell’immagine e segnalare le particolarità superficiali dell’oggetto di studio inducevano ad una certa confusione percettiva. Anche ora, con la computer grafica, il problema del limite tecnico esiste : un autore contemporaneo in effetti può fare solo quelle azioni che il programma gli consente di svolgere. Può evidentemente giocare con modalità di acquisizioni di immagini impensabili 500 anni fa, ma deve fare i conti con un altro linguaggio, quello dell’informatica. Il computer che opera su sistemi binari di numeri consente un numero altissimo di possibilità operative, il pixel ha sostituito il punto grafico, l’immagine può essere semplicemente rubata al mondo e modificata o combinata con elaborati personali eseguiti con tecniche differenti, può applicare delle contaminazioni visive mutuate da altre macchine ( raggi x- microscopio elettronico – TAC – ecografia – i modelli 3D dei nuovi sistemi diagnostici etc) e la creatività dell’autore si allena, grazie al suo utilizzo, ad incrociare ed utilizzare sempre nuove modalità visuali. Non a caso nel curriculum del valente Tangherlini è ben evidenziato il premio Digital Art Night – migliore applicazione multimediale dell’anno 1998.L’arte dell’illustrazione anatomica contemporanea, come nel Rinascimento, resta tecnica ed invenzione creativa di un linguaggio e risente delle scoperte tecnologiche proprio come nel ‘500 la figurazione ha risentito delle macchine per la rappresentazione in prospettiva e nel ‘600 dell’invenzione della camera oscura. Di qui nella divulgazione scientifica, oggi, la necessità di una equipe multidisciplinare che renda di minimo impatto l’uso della “retorica della verità”.

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Mirco Tangherlini, illustratore

mirco1Nato ad Ancona nel 1957, illustratore, disegnatore e pubblicitario italiano, è membro AEIMS. Titolare di Tangherlini Comunicazione Innovativa è attivo sulla scena artistica italiana ed internazionale dai primi anni ‘80, ha firmato le illustrazioni delle più importanti riviste italiane come “Panorama”, “Il Venerdì di Re- pubblica”, “Corriere della Sera”, “La Repubblica”, “La Gazzetta dello Sport”, “Wired Italia”, “Tv Sorrisi e Canzoni” e internazionale come “Paris Match” e “Nature”. Pioniere in Italia nell’utilizzo già negli anni ‘80 della tecnologia Apple. Ha tenuto mostre personali ad Ancona e Gabicce Monte. Ha vinto il Premio internazionale Digital Art Night per il progetto multimediale “Cybersculpture”. Tra le sue pubblicazioni sono da ricordare il saggio di infografica: Informazione visiva. Quando le parole non bastano (Mediateca delle Marche 2007) e “L’Atlante della salute del Corriere della Sera” Mi spieghi, dottore (Rizzoli 2015), che raccoglie le tavole scientifiche illustrate per il “Corriere Salute”.

Francesca Di Giorgio, curatore

10329313_10202722753963886_6649365625744148953_nArt director e visual designer, socio professionista AIAP e BEDA.Collabora dal 1994 con gli Enti Pubblici nell’ambito della pubblicautilità, organizzando convegni e mostre, curando pubblicazionisul tema “Grafica Utile”. Sviluppa la ricerca per allestimenti di mostreistituzionali e per aziende nell’ambito di visual-poetry, allestimentivisivi che valorizzano brand e prodotti esaltandone le filosofie aziendali. Partecipa con progetti di comunicazione sul visual designe esposizioni itineranti in Italia e all’estero. ADI DESIGN INDEX 2003

 

La mostra “In Corpore Hominis” è realizzata in collaborazione con il

Museo Tattile Statale Omero
Mole Vanvitelliana  –  Ancona – Banchina Giovanni da Chio 28
www.museoomero.it
telefono 071 281 1935
info@museoomero.it
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ancona – mole vanvitelliana – sala leopardi
inaugurazione sabato 28 maggio } h. 17.00
aperta fino al 26 giugno 2016 – INGRESSO LIBERO

Info mostra
Tangherlini Comunicazione
telefono 071 280 2604 / 347 339 7052
incorpore@tangherlini.it
www.tangherlini.it/incorpore.html

Curatore
Francesca Di Giorgio
telefono 338 580 9611
f.digiorgio@liricigreci.it
www.liricigreci.it


Orario mostra fino al 15 giugno 2016
dal martedì al sabato 16.00 – 19.00
domenica e festivi 10.00 – 13.00 / 16.00 – 19.00

Orario mostra dal 15 giugno 2016
dal martedi al venerdi 18.00 – 22.00
sabato e domenica 10.00 – 13.00 / 18.00 – 22.00
lunedi chiuso

Partners

Università Politecnica delle Marche
Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari
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