Le opere di Danilo Santinelli

 La ricerca pittorica di Danilo Santinelli
Come le nubi non siamo né uno stato né un oggetto, ma una transizione. Questa fatica e gioia del transitare spero di raccontare.Questo fatto che da quando nasciamo iniziamo a scomparire mi emoziona tantissimo, siamo qui ora, siamo luce che illumina il buio, siamo energia di passaggio, siamo esplosioni negli occhi, nelle menti, nei cuori degli altri.

Danilo Santinelli è un libero professionista, operacome consulente per l’immagine e la comunicazione, cura progetti grafici per aziende ed etichette discografiche, realizza illustrazioni per il mercato editoriale.
Laureato in Storia dell’Arte presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, specializzazione in D.A.M.S. (Arti Visive) di Bologna. Docente di Illustrazione presso la Scuola Internazionale Comics sede di Jesi.Tiene un seminario sulla Percezione Visiva e la Retorica dell’Immagine presso la Scuola Internazionale Comics sede di Jesi.E’ stato docente presso la cattedra di Cinema Fotografia e Televisione della Facoltà di Economia di Macerata. La sua attività di libero professionista inizia nel 1998 come illustratore per il mercato editoriale: Il Manifesto, Diario della Settimana, Gruppo Hachette Rusconi, Bonanno Editore Edizioni Pequod, Tre Sei Scuola, Helbling Languages, Vanni Editore Gruppo Editoriale Marche, Cleup Editore, ecc.
Dal 2001 si occupa di progetti grafici per il mercato discografico con circa 250 titoli all’attivo, tra i nomi più illustri spiccano: Stefano Bollani, Enrico Rava, Roberto Gatto, Phil Woods, Enrico Pieranunzi, Renato Sellani, Lee Konitz, Chuck Israels, Franco D’andrea, Fabrizio Bosso ecc.
Sempre dal 2001 è attivo come consulente e grafico per la comunicazione aziendale: Rai Trade, Ministero degli Affari Esteri, Banca di Credito dei Farmacisti, Lega del Filo d’Oro, F.lli Guzzini, IMAIE, Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Bicentenario della Nascita di Giuseppe Mazzini Alto Patronato del Presidente della Repubblica, MBB Ascensori, Complesso Commerciale Arcobaleno ecc.

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LE PAROLE DELLA FILOSOFIA

Festival del pensiero 2013
“LE PAROLE DELLA FILOSOFIA”

Rassegna ideata e curata da Giancarlo Galeazzi
promossa dal Comune di Ancona
in collaborazione con la Società Filosofica Italiana di Ancona

XVII edizione dedicata a: Linguaggi e Comportamenti

INCONTRI CON I FILOSOFI
Teatro Sperimentale “Lirio Arena”
Via Redipuglia 57 , Ancona

LINGUAGGI > INCONTRARE L’ALTRO

Sincerità e menzogna
ANDREA TAGLIAPIETRA

Università Vita-Salute San Raffaele di Milano
Lunedì 29 aprile 2013 ore 21.00

Andrea Tagliapietra (Venezia, 1962) dopo gli studi di medicina e filosofia presso le Università di Padova e di Venezia, si è qui laureato in filosofia. Dal 2006 è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano, dove insegna Storia della filosofia moderna e contemporanea, Ermeneutica filosofica e Storia delle idee. E’ socio sin dalla fondazione della Società Italiana di Storia della Filosofia. È condirettore della rivista internazionale di filosofia “Giornale critico di storia delle idee”. Collabora con Il Gazzettino; ha tenuto una rubrica di filosofia sulle pagine del mensile Capital. Nel 2004, con La virtù crudele. Filosofia e storia della sincerità (Einaudi) ha vinto il “Premio Viareggio-Répaci” per la saggistica. Nel 2006 con il volume La forza del pudore. Per una filosofia dell’inconfessabile è stato finalista del “Premio delle Biblioteche di Roma”. Nel 2009 con Il dono del filosofo. Sul gesto originario della filosofia, ha ottenuto la menzione speciale della giuria della X edizione del Premio di filosofia “Viaggio a Siracusa”.

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FILOSOFIA IN TV

Gabriella Papini intervista il filosofo Giancarlo Galeazzi per E’TVMarche, canale 12 del digitale. Negli studi televisivi ad Ancona Baraccola un energico faccia a faccia tra un’accanita giornalista e un audace ma severo professore per raccontare di filosofia oggi.
A cosa serve? Aiuta a vivere meglio? Troppi filosofi nei talk show? Molti libri ma poco letti? L’impronta di Jacques Maritain, i compagni di viaggio, le pubblicazioni e gli eventi (come il Festival “Le parole della filosofia” che compie 10 anni), l’insegnamento e gli allievi, la Società Filosofica italiana di Ancona, la famiglia e gli affetti. Un ritratto a tutto tondo.

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MIC :museo dell’illustrazione comica!

Il Museo dell’Illustrazione Comica di Grottammare, allestito nella struttura di uno storico dancing (il Kursaal) degli anni Sessanta, oltre ad accogliere mostre temporanee, conserva ed espone una ricca collezione di circa 300 opere: disegni, manifesti cinematografici ed illustrazioni comico-satiriche, realizzate gratuitamente, ispirate ai personaggi dello spettacolo e firmate da alcuni tra i più importanti disegnatori ed artisti italiani.
Nel 1992 nasceva il primo abbozzo del progetto, dopo il grande successo della mostra “Ricordando Totò” all’interno della rassegna annuale del Festival Nazionale dell’Umorismo “Cabaret Amore Mio!”, che portò gli organizzatori ad aggiungere dall’anno successivo una sezione specifica per l’esposizione “Humor Art”.
Le opere inizialmente erano vendute all’asta e il ricavato dato in beneficenza; ma dal 1997 fu deciso di non venderle più e di iniziare la raccolta delle stesse, pur devolvendo ancora a scopo benefico (a sostegno dell’A.N.F.F.A.S.) il ricavato dei biglietti di ingresso.
La sezione ‘Humour Art’ ha costituito una delle sezioni più importanti e meglio conosciute del Festival, realizzata con la collaborazione e la direzione artistica del giornalista televisivo di RAI 1, Vincenzo Mollica. In essa i fumettisti e gli illustratori grafici più noti (tra cui Manara, Liberatore, Staino e molti altri) sono stati invitati a presentare disegni dedicati ad artisti che abbiano avuto un ruolo preminente nella cultura e nello spettacolo (tra questi: i grandi attori comici Totò, Troisi e Benigni, il vincitore del premio Nobel per la letteratura Dario Fo, il cantautore De Andrè, il regista vincitore della “Palma d’oro” Nanni Moretti, i due grandi del cinema italiano Sophia Loren e Fellini, il comico romano Alberto Sordi )
In questo modo si è costituita nel corso degli anni una corposa galleria, diventando un museo unico nel suo genere, dove le potenzialità espressive ed emozionali del linguaggio comico-artistico permettono di capire con immediatezza i personaggi televisivi. L’ultima significativa iniziativa intrapresa dal MIC in collaborazione con l’associazione culturale Rosa dei Venti ha avuto luogo dal 14 dicembre 2012 al 15 gennaio 2013: una grande mostra dal titolo “Fil Rouge” con l’obiettivo di tracciare la linea di congiunzione tra i grandi artisti del passato e le grandi firme contemporanee. In tutto 20 gli artisti esposti, il cui accostamento ha prodotto una narrazione per immagini a carattere storico, filosofico ed artistico dall’inizio del ‘900 ai primi anni del secolo corrente.
L’obiettivo della mostra è stato quello di tracciare una riflessione filosofica per una migliore comprensione della realtà che ci circonda non a parole, ma attraverso immagini più facilmente memorizzabili, perché più facili da richiamare e, dunque, da ricordare.
Il MIC si differenzia dagli altri musei, in quanto non è un semplice museo “statico”, ma “dinamico”: grazie a mostre originali che coinvolgono artisti famosi ed emergenti, dà la possibilità al visitatore di trovare in esposizione tutto ciò che riguarda il disegno satirico, la caricatura, il fumetto e l’illustrazione comica. Inoltre una piccola sezione del museo è fornita di poltroncine, dove si possono svolgere attività di studio, avendo a disposizione proiettori, supporti informatici e cartacei: tutti gli strumenti che occorrono al pubblico per una migliore conoscenza e valutazione di questi linguaggi visivi, espressivi ed emozionali.

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L’indierock dei Gambardellas nelle marche!

Domani sera all’On-stage di Castelfidardo (AN) si esibiranno i Gambardellas,  un progetto musicale che unisce garage rock, powerpop, rock ‘n roll, ombre, luci, ironia e verità!
Una vecchia battuta dice: “Qual’ è il miglior modo per un batterista di essere licenziato dalla propria band? Semplice, basta che dica “Ragazzi ho scritto una canzone..!!!”
Questa è stata la situazione in cui si è trovato talvolta a lavorare Mauro Gambardella, batterista ma anche compositore!
Mauro Gambardella (batterista attivo nella scena indierock italiana da diversi anni già al seguito tra gli altri di: Thee Jones Bones, George Merk, the R’s e Paletti) ha lavorato diversi mesi nel proprio scantinato co-producendo ed arrangiando con il produttore Fabio “FabztheDale” Dalè molte delle canzoni che gli erano state rigettante nel corso degli anni nel tentativo di sdoganare la sua posizione di semplice “timekeeper”.
Nel febbraio 2013 è uscito l’album d’esordio della band, sotto Big Wave Records, distribuzioni Audioglobe e The Orchard. Il disco si arricchisce inoltre della presenza in fase di mix di Fabio Trentini (produttore tra gli altri di Guano Apes).
La band è attualmente in fase promozionale e sta affrontando il proprio tour in Italia.

Mauro Gambardella, nato nel giugno 1983 a Bergamo, Mauro Gambardella si dedica sin dall’età di 8 anni allo studio della musica e del pianoforte. Subito negli anni si appassiona allo strumento della batteria e comincia la propria carriera live e in studio con diverse band dell’ambiente rock bergamasco e bresciano. In particolare con la band garage-rock TheeJonesBones registra il suo primo LP e gira l’Italia nel tour promozionale avendo l’occasione di dividere il palco con band del calibro di: the Mojomatics e Lord Bishop (USA). Il primo ingaggio professionale arriva nel 2008 con George Merk, cantautore svizzero e figlio d’arte di Rita Pavone e Teddy Reno. Con quest’ultimo Mauro registra l`EP (“The best is yet to come”) e l`album (“X”). Nel maggio 2011 Mauro Gambardella entra a far parte della band bresciana The R’s (sotto contratto in Italia con Foolica Records e negli Stati Uniti con NatGeoMusic). Nei sei mesi successivi affronta un tour italiano di più di trenta date e approda anche negli States per due tour promozionali e la partecipazione al CMJ festival di New York. Nel gennaio 2012 Mauro torna in studio con gli R’s per registrare “Empire Mikey”, il nuovo EP uscito il 6 aprile 2012. Mauro collabora anche con Paletti, uno dei cantautori più promettenti della scena indie italiana. Con Paletti registra l’EP “Dominus” a fine 2011. Mauro seguirà il cantautore anche dal vivo nelle prossime date del tour autunnale ed invernale 2012-2013. Mauro collabora anche con: Osvaldo Ardenghi (comico, cantautore – live), HPM (party band-live), Rusties (rock), Robi Zonca (blues). Mauro è endorser per AGNER SWISSDRUMSTICKS.

I Gambardellas sono:

Mauro Gambardella: Voce, Batteria
Glenda Frassi: Chitarra, cori
Andrea Gobbi: Basso, cori (from Orange, I soliti Idioti)
Alessio Lonati: Tastiere, Chitarra, (from Le case del futuro, The R’s)
Grethel Frassi: Cori

Ecco le prossime date del tour:

30 Aprile, festa del primo maggio , Rovato (BS) opening for Fast Animals Slow Kid
6 Giugno, legend club, Milano (MI)
12 giugno, Circolo magnolia, Segrate (MI) Sziget sound fest 2013
13 Giugno, Pomopero, Breganza (VI)
14 Giugno, Bos Festival, Leffe (BG)
21 Giugno, Fuori dalle cantine tour,  Cesena (FC)
22 Giugno, res Festival, Fino del Monte (BG)
29 Giugno, Reggaerock Festival, Bussero (MI), opening for cavour
5 Luglio, Somenfest 2013, Ome (BS)

www.gambardellas.eu

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Ecco… ti presento … il ‘mio’?

Ecco… ti presento … il ‘mio’?
La parola che manca alle coppie non sposate.
Dall’Italia all’Inghilterra, dalla Francia alla Spagna,
dalla Germania fino in Israele ci si chiede come poter chiamare
la persona con cui si dorme, si mangia, ecc ecc ?
La parole di una volta non corrispondono più alla vita social di oggi.
Come ci identifichiamo con il cuore?

Cinque desk per voi
a cura di Elisa Ferri e Giorgia Nicolini

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MEDUSA, tra luce ed emozione

Voglia di primavera e di mare, senza rinunciare alla cultura? Il tanto atteso ponte del 25 aprile, il periodo migliore per visitare una città d’arte, sarà l’occasione per spingersi nelle Marche ed ammirare il capolavoro di Gian Lorenzo Bernini, Busto di Medusa, esposto fino al 28 aprile alla Pinacoteca Civica di Ancona.

Giovedì 25 aprile alle ore 16.30 il professor Giovanni C.F. Villa accompagnerà i visitatori, tra storia, mitologia e suggestioni, guidandoli nel percorso multisensoriale, appositamente studiato per il museo e costruito intorno allo straordinario marmo del Bernini.
A seguire, il soprano Julia Berger, accompagnata dagli armonici purissimi delle campane di cristallo di rocca, donerà il suo canto con una performance site specific.

Infine verranno estratti a sorte 10 biglietti omaggio per la mostra Tiziano alle Scuderie del Quirinale. La mostra-dossier multisensoriale Medusa tra luce ed emozione, promossa dalle Scuderie del Quirinale e dai Musei Capitolini di Roma, è stata appositamente studiata per il museo da ComunicaMente srl con la curatela della direttrice della Pinacoteca Costanza Costanzi e il supporto di Giovanni C.F. Villa, ed è stata resa possibile grazie a uno scambio culturale tra la Pinacoteca di Ancona (che ha concesso in prestito alle Scuderie del Quirinale due importanti opere di Tiziano: la Pala Gozzi e la Crocifissione, conservata nella chiesa di San Domenico), e i Musei Capitolini di Roma, custodi del capolavoro del Bernini. Un percorso espositivo unico e originale – anche grazie al prezioso sostegno di TARGETTI ed HERA comm – che si sviluppa attorno alla tanto celebre quanto controversa opera, ripercorrendo, attraverso un ricco apparato illustrativo e didattico, la storia della passione tra Gian Lorenzo Bernini e la nobildonna Costanza Piccolomini Bonarelli, moglie dello scultore Matteo Bonarelli, collaboratore di Bernini in San Pietro, e
legata da parentela con la nobile famiglia anconetana.
La grande passione che legava i due amanti rischiò, infatti, di trasformarsi in tragedia quando Bernini scoprì che Costanza concedeva le sue attenzioni anche al fratello Luigi e solo l’intervento papale poté evitare il peggio.
Di questa vicenda si è recentemente intravista traccia in una coppia di opere realizzate dall’artista con le sembianze dell’amata: il Busto di Costanza Bonarelli, custodito al Museo del Bargello di Firenze, e il Busto di Medusa, che si pensa raffiguri Costanza/Medusa colta nell’attimo dell’inattesa metamorfosi, in una straordinaria resa emotiva del tragico avvenimento.
La carica emozionale dell’opera viene ulteriormente accentuata da un allestimento multisensoriale in cui le luci a led di ultima generazione si sposano con le melodie interpretate dal soprano Julia Berger e con un bouquet di profumi creato appositamente dal maestro profumiere i Galeazzi per ricreare l’atmosfera e le suggestioni connesse all’opera da un lato e alla storia passionale dall’altro.
Il progetto si realizza grazie al prezioso sostegno di Hera comm Marche, società commerciale per la vendita di servizi energetici del Gruppo Hera nelle Marche, che ha visto nella mostra Medusa tra luce ed emozione un’azione concreta di investimento sul territorio e di valorizzazione dei suoi beni culturali, nella convinzione che la cultura sia un fattore determinante dell’identità del territorio stesso e della sua popolazione. Importante e strategico anche il supporto di Targetti, in un percorso di cultura per la luce che va oltre la mostra Medusa, per proseguire con tutti gli aspetti del più ampio progetto territoriale Tiziano Grand Tour, al cui interno ricade anche la mostra Medusa.
Targetti è una storica azienda fiorentina che, da quasi 90 anni, è leader internazionale nel settore dell’illuminazione architettonica d’interni ed esterni e che da oltre 30 anni ha maturato una forte specializzazione nel settore dell’illuminazione dei beni culturali.
Medusa tra luce ed emozione è allestita nei nuovi spazi museali della Pinacoteca, frutto di uno straordinario intervento architettonico che sposa la nuova tecnologia con gli storici ambienti del Seicento: scale sospese nel vuoto, grandi vetrate e spazi aperti rendono questo luogo davvero unico.
L’esposizione rientra nell’ambito del progetto di ricaduta territoriale Tiziano Grand Tour, connesso alla retrospettiva Tiziano alle Scuderie del Quirinale, che intende dar vita ad un articolato insieme di esposizioni e di iniziative per la valorizzazione dei territori incentrate sulla figura e sulle opere di Tiziano.
La città di Ancona sarà poi nuovamente protagonista con una nuova illuminazione permanente a LED per la Crocifissione in San Domenico e per la Pala Gozzi in Pinacoteca, una volta che le opere saranno rientrate nelle rispettive sedi.
Per le scolaresche è previsto un programma didattico dedicato, a cura della cooperativa Artes, il catalogo è edito da Antiga Edizioni.

25 – 28 aprile 2013
Ancona, Pinacoteca Civica “Francesco Podesti”
25 aprile: ingresso a offerta libera per tutta la giornata.
Ore 16.30 visita guidata del prof. Giovanni C.F. Villa.
A seguire: performance del soprano Julia Berger
ed estrazione di 10 biglietti omaggio
per la mostra Tiziano alle Scuderie del Quirinale.

Per informazioni sul progetto Tiziano Grand Tour:

www.tizianograndtour.it
www.facebook.com/tizianograndtour

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I pensieri regolari mi distruggono

Immagini di donne abbozzate ed esili su cui il tempo si ferma e rivela come l’anima sia fatta di pensieri, di domande come: “Perché in tutte le cose c’è un inizio e una fine?” I tratti delicati dei disegni della Bramati sembrano chiedere questo allo spettatore. Domande sulla morte, e sulla vita, su come le si affronta. Il tema della morte è alla base di molti topoi (immagini ricorrenti in più opere artistiche e letterarie). Ogni uomo – ed ogni artista – si misura inevitabilmente con questo concetto, il momento estremo di ogni esperienza umana. Diverse sono le prospettive e gli ambiti in rapporto ai quali tale concetto può assumere significato. In questi disegni  la morte non è però vissuta non come una prova estrema da affrontare con coraggio e con spirito di sacrificio, come un ‘pensiero regolare’, insomma, bensì come la fine di un ciclo e l’inizio di uno nuovo le cui condizioni sono tutte da scoprire, da sperimentare. Se la morte di un essere umano fosse qualcosa di assolutamente sconvolgente le sue conseguenze sarebbero irreparabili. Invece la vita continua. Ma “La vita continua” è un’espressione metafisica, che va al di là dell’apparenza. La vita “continua per tutto” – così andrebbe interpretata. La vita diventa cioè un concetto che include la morte e che caratterizza l’intero universo. La morte, dunque, è solo trasformazione necessaria per un universo che deve rinnovarsi e continuare a esistere attimo dopo attimo nell’immane processo di trasformazione di cui noi non vediamo né l’inizio né la fine.
La consapevolezza di questo dovrebbe portarci a relativizzare le questioni personali, i limiti soggettivi, la stessa paura della morte. Dovrebbe aiutarci a uscire dal “pensiero regolare” e suggerirci che l’unica cosa di cui aver paura è proprio l’incapacità a vivere con naturalezza i limiti della propria umanità
Togaci

Simona Bramati: vive e lavora a Castelplanio (AN). E’ laureata in pittura all’Accademia di Belle Arti d’Urbino e diplomata all’Istituto Statale d’Arte di Jesi e al Corso di Perfezionamento (sez. disegno animato) presso la Scuola del Libro di Urbino, è un’artista marchigiana. La partecipazione alla 54^ Biennale di Venezia nel Padiglione Italia regione Marche segue le importanti partecipazioni a grandi mostre come “Il Male, esercizi di pittura crudele” (Torino, 2005), e “Arte Italiana 1968-2007, Pittura” (Palazzo Reale – Milano, 2007). La sua personale “Lachesi, la filatrice del destino” a Palazzo della Signoria di Jesi nel 2008 ha totalizzato oltre 6500 visitatori in tre settimane riscuotendo l’interesse della   stampa nazionale. Tra le sue personali “Il peso di un giorno oscuro” (Genova, 2010). Ha vinto il Premio Internazionale d’Arte “Satura Prize 2010”. A Venezia la sua ultima mostra personale “Indiscrezioni” (Giudecca 795 Art Gallery, 2011), curata da Beatrice Buscaroli, ha ottenuto un grande successo.

Dal 4 / 4/ 2013 al 27 / 04 / 2013
Inaugurazione: Giovedì  4 Aprile  Ore 19,30
KOMA’ ArtGallery Corso Umberto I° n°52 86023 Montagano (CB)

www.simonabramati.it
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Gli anni volano

Giorgio Luzzi con Bruno Mangiaterra

Gli anni volano, si sale d’età, si selezionano letture e soprattutto riletture. Dante e Leopardi resistono, per quanto mi riguarda, come nessun altro. Le predilezioni possono essere paragonate ai modi di vestire stagionali, a un vestirsi a cipolla per togliersi strati e rimetterne altri, finché via via ci si rende conto che tutto sommato uno strato, due al massimo, è più che sufficiente per coprire il diritto della pelle. Per Leopardi ci fu nella mia vita il ritorno di una impennata di interesse legata a un episodio ben preciso. Parlo, se ben ricordo, della fine degli anni Ottanta: una giovane, già un po’ nota e sovraesposta, poeta italiana, chiamata a dirigere una nascente rivista di settore, vi scaricò la sua non negoziabile avversione per il poeta recanatese facendo appello a antagonisti talora plausibili (Manzoni) talora francamente inverosimili (Prati). Caduto il tentativo di golpe critico della animosa, mi rimase lo stimolo razionale di ripercorrere quell’esperienza di lettura, magari accantonando provvisoriamente qualcosa delle canzoni più propriamente borghigiane, circa le quali, a dire il vero, qualche fugace punto di contatto con le tesi della direttora sarebbe anche potuto essere non del tutto escluso; e in effetti ancora oggi ritengo che il Leopardi più grande non stia lì; semmai il limite più vistoso di quella polemica era nell’avere formulato un giudizio di valore circa l’opera del poeta marchigiano non discostandosi di un passo dalla più abusata e pigra impostazione scolastica, ignorando di fatto gli spazi eroici, le grandi retoriche statuarie, l’erudizione distillata a suono, l’enciclopedismo straniato in metafore, i furti infallibili del predatore eccelso e altro ancora. Per non dirne che una delle ragioni, infatti, credo che a nessun altro sia riuscito a livelli così indeperibili il prodigio secondo cui il grado più alto di novità e naturalezza venga conseguito grazie a un imponente lavoro di contaminazioni, compromissioni, attraversamenti.
Dire quale sia il fascino maggiore che mi viene incontro ogni volta che lo rileggo, significa dunque smembrare le tante faglie prismatiche indivisibili che compongono i testi, come se le serie di endiadi (naturalezza/erudizione, trasparenza/artificio, titanismo/regressione, mente/udito, ecc.) fossero una specie di radiografia dell’interno che prelude a quella che sarà la comparsa in piena luce del testo e come se, appunto, ogni aspetto di questa strategia apparente degli opposti non fosse indifferente a un progetto di interdipendenze globali. Si fa strada, forse lontana e divenuta opaca, ancora una vocazione alla nozione di struttura, una decisione di cestinare la vecchia e sterile idea di poesia pura come regno delle emozioni. Criterio del resto destinato, da parte di uno come me, a casi e a esemplari rarissimi: giacché rischiamo di essere preda di una nostalgia, facciamolo almeno in modo Tale che non ci si dica che frequentiamo testi di poco conto. Voglio dire che in Leopardi le inconfutabili provocazioni logico-politiche non sono isolabili dalla strategia dei tragitti intertestuali, e che entrambe le cose costruiscono un modello di antropologia dall’udito emozionale talmente alto e raffinato che non ne conosco l’uguale. Sto per lasciarmi sfuggire qualcosa che è persino troppo noto e conclamato per non suonare banale, e cioè che il massimo di originalità e di trasparenza (di semplicità) al tempo stesso deriva dal massimo di investimento di saperi settoriali; soltanto chi ha assimilato tutto, sembra dire Leopardi, può presentarsi come colui che parli al modo di chi scopra e giudichi il mondo per la prima volta. Ecco anche perché è assolutamente raccomandato di non trascurare le prose: è noto che esse si sostengono a vicenda con le poesie in una direzione di circolarità autoesegetica, di progettazione olistica. Prendiamo un tema oggi di grande e scabrosa attualità come quello della legittimità per il soggetto di disporre della propria vita e della propria morte. Prendiamo la censura morale, il linciaggio filisteo, il ricatto sociale, che premono su chiunque, almeno in Italia, intenda in maniera pulita affrontare il discorso attorno alla scelta di una morte dignitosa: parlo della livida e cocciuta opposizione al testamento biologico. Prendiamo ancora quel clima quasi di congiura, di tabù tenebroso, di morboso riserbo, che cala alla notizia di un suicidio. Ebbene, Leopardi aveva già scritto, attorno agli anni venti dell’Ottocento e quindi in pratica ormai due secoli fa, giudizi ultimativi attorno a questo punto. Ho riletto di recente i due grandi canti del suicidio: come ognuno sa, si tratta del Bruto Minore e dell’Ultimo canto di Saffo. Certo si può sospettare che a quel tempo si trattasse di una specie di moda culturale, ma c’è forse qualcosa di più attuale in materia? Pensare che una educazione logica e etica possa plasmare il soggetto al punto da consentirgli di piegare la negatività della materia, recuperando dignità, esemplarità, onore, ebbene pensare tutto ciò all’interno di architetture linguistiche e fonico-ritmiche di altissima qualità: proviamo a riflettere sulla nemmeno del tutto implicita polemica anticattolica che il ventitreenne patrizio è in grado di nutrire, sotto la quale stanno per intero l’onore della ragione e l’aspirazione a un ordine non dissennato della storia, ma soprattutto il respiro di una umanità illuminata da un barlume di riscatto, il coordinamento tra ethos e bios, la considerazione per la storia come un grande bacino di memorie e di esperienze costantemente disatteso e inquinato. Ebbene, mi si dica se questo famoso e abusato pessimismo leopardiano non ha qualcosa di euforizzante e di grandiosamente prospettico. Lo scrive lui stesso, nel primo dei due canti che ho citato: “Spiace agli Dei chi violento irrompe / nel Tartaro. Non fora / tanto valor ne’ molli eterni petti”. Dunque gli umani eroici sono per ciò stesso superiori alla divinità. Proviamo a tradurre e poi passiamoci la traduzione sotto il tavolo, fingendo di parlare d’altro. Gli umani non potendo disporre della propria nascita, almeno sia loro consentito disporre della propria morte, visto anche che il disporre della propria vita sembra non essere alla portata di tutti.

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